ispirò Steve Jobs

Brionvega, quando gli elettrodomestici smisero di essere brutti: l'eredità di Ennio Brion e dei suoi dispositivi

Da televisore Doney al Radiofonografo RR126, dalla Radio Cubo all'Algol: come una piccola azienda italiana e i più grandi designer del Novecento hanno trasformato radio e tv in oggetti d'arte

L'idea che un dispositivo tecnologico possa essere anche un bell'oggetto è diventata mainstream solo negli anni Duemila, con la Apple di Steve Jobs, ma nasce molto prima, nel nostro Paese e non in California. Mentre Adriano Olivetti applicava la stessa filosofia alle macchine da scrivere, Ennio Brion la portava dentro le case degli italiani attraverso radio e televisori. Oggetti che fino ad allora nessuno aveva immaginato potessero essere desiderabili ed esteticamente innovativi. Non è un caso che proprio il patron della Mela morsicata avesse indicato esplicitamente Brionvega come uno dei riferimenti fondamentali per la filosofia Apple: la pulizia formale, l'immediatezza d'uso, l'idea che un oggetto tecnologico dovesse dare piacere anche solo a guardarlo, tutto questo Brion lo aveva già praticato quarant'anni prima, con una radio e un televisore, in una Milano che stava appena imparando a correre.

Brion, nato a Bassano del Grappa il 2 gennaio 1940 e scomparso il 25 marzo 2026, è stato uno dei pochi imprenditori capaci di cambiare il modo in cui guardiamo gli oggetti che abitano le nostre case. Radio, televisori, giradischi: nelle sue mani hanno smesso di essere strumenti anonimi e sono diventati qualcosa di più alto. Per capire quanto fosse radicale questo cambiamento, bisogna partire da ciò che c'era prima, quando l'elettronica di consumo obbediva alla logica di funzionare, durare, avere un prezzo accessibile. Radio e televisori erano oggetti chiusi, spesso scuri così da non attirare lo sguardo. L'estetica era ancella della tecnologia, con modelli che si ispiravano soprattutto alle scuole industriali tedesche e americane.

Le origini -

 La storia di Brionvega inizia con una scommessa industriale: nel 1945, Giuseppe Brion, padre di Ennio, dopo esperienze in Phonola e Radiomarelli, fonda a Milano la società B.P.M. insieme all'ingegner Pajetta, avviando la produzione di componenti elettrici ed elettronici. Sono gli anni della ricostruzione, del boom economico alle porte, di una città che vuole tornare a correre. L'azienda evolve negli anni Cinquanta in Vega B.P. Radio, puntando su prodotti che combinano innovazione tecnologica e design. È un percorso graduale, fatto di acquisizioni e cambi di nome, finché non emerge l'identità definitiva: Brionvega. Un marchio che porta il cognome del fondatore e il nome di una stella.

Alla morte del padre, nel 1968, è Ennio a prendere le redini dell'azienda. Ha ventotto anni. La guiderà fino al 1992, trasformando quello che era un produttore di componenti elettronici in uno dei marchi di design più riconoscibili al mondo. La sua visione non si fermava al prodotto: curò l'immagine aziendale con il grafico Massimo Vignelli e affidò a Marco Zanuso il progetto della fabbrica di Asolo, concepita come esempio di architettura industriale integrata nel paesaggio circostante.
 

Gli anni Sessanta -

  Il contesto in cui Brionvega decolla è quello degli anni Sessanta, quando il design italiano guadagna prestigio internazionale, contrastando il predominio del design scandinavo. L'Italia sceglie un'altra strada: materiali nuovi, forme audaci, colori che non si erano mai visti su un elettrodomestico. Le materie plastiche vengono valorizzate per le loro qualità come resistenza e varietà cromatica. Brion non si accontenta di produrre dispositivi efficienti, ma che bisogna avere un nuovo punto di vista. Così chiama progettisti come Marco Zanuso, Richard Sapper e i fratelli Castiglioni per ripensare tutto da capo.
 

Le icone di Brionvega -

  Questa visione prende corpo in una serie di prodotti che il tempo ha trasformato in icone.

Radio Cubo TS502 (1964) - Zanuso e Sapper progettano qualcosa che non assomiglia a nessuna radio vista prima. La struttura si apre in due volumi distinti, casse e comandi si fondono e dialogano. Non è un oggetto che si nasconde: i colori, la geometria, la compattezza la rendono immediatamente riconoscibile. Da sempre amata da creativi del calibro di David Bowie, è oggi esposta al MoMA di New York e in tutti i maggiori musei di design del mondo.

Il televisore Doney (1962) - Il primo televisore portatile a transistor prodotto in Europa. Un'innovazione tecnica, ma pure un cambiamento culturale: la televisione si libera dalla sua posizione fissa, diventa mobile. Il Doney vince il Compasso d'Oro nel 1963, è l'unico televisore esposto alla mostra del Good Design di Parigi nel 1964 e riceve il Gran Premio Internazionale alla XIII Triennale di Milano nel 1965.

Il televisore Algol (1964) - La forma inclinata, quasi in tensione, rompe con l'idea del televisore come blocco rigido e immobile. L'Algol vince la medaglia d'oro alla II Biennale di Lubiana nel 1965 ed è esposto al MoMA, a San Paolo e al Museo di Amburgo. Non è più qualcosa da fissare da lontano, ma un oggetto che occupa attivamente lo spazio intorno a sé.

Il Radiofonografo RR126 (1965) -

  I fratelli Castiglioni portano la musica su ruote con un design modulare e innovativo. Non più un apparecchio fermo contro il muro, ma un oggetto che si muove, che segue le persone, che ridisegna l'uso dello spazio domestico. Ben prima che walkman, iPod e le piattaforme di streaming musicali portassero l'ascolto della musica on the road.

Gli anni Settanta -

    l decennio successivo porta conferme e nuove sperimentazioni. Nel 1970, Brionvega ottiene il Compasso d'Oro alla produzione, un riconoscimento all'intera azienda, non a un singolo prodotto. Entra in scena Mario Bellini, il designer che firma una nuova generazione di oggetti dalle forme scultoree: il totem RR130, impianto stereo dalle linee modulari con un semplice volume cubico bianco che si apre per rivelare la radio, il giradischi e il modulo stereo. E ancora il televisore Volans, dal profilo triangolare e dalla silhouette quasi futuristica. Nel 1977 arriva la TS505, seconda evoluzione della Radio Cubo: una gamma più ampia di colori, una nuova antenna telescopica con snodo alla base e due prese jack laterali per l'alimentazione esterna e le cuffie. 

Gli anni Ottanta e Novanta -

 Con la nascita del gruppo Memphis, il design italiano si trasforma con oggetti dai colori vivaci e forme audaci. Brionvega non resta a guardare: Ettore Sottsass firma il televisore Memphis I nel 1980, rivestito in laminato plastico e prodotto in edizione limitata, icona di creatività e originalità. Negli anni Novanta, la collaborazione con Bellini porta a modelli come il Glass Cube (1992), rivestito su cinque lati con pannelli di vetro: spento si integra nell'ambiente, acceso rivela un'illuminazione spettacolare. E poi il Quadro 25", che anticipa i futuri schermi piatti con altoparlanti nascosti sullo stesso piano del video e un'estetica di visione pura, priva di elementi superflui.

Il brand oggi -

 Il marchio esiste ancora, e quegli stessi oggetti vengono ancora prodotti. Non in serie, non per la grande distribuzione ma per chi li conosce, li vuole in casa sapendo bene cosa sono. La Radio Cubo, il Radiofonografo, il Totem vengono riproposti come "art products", appunto come oggetti che parlano a un pubblico di appassionati di design e di vintage, ma anche a chi semplicemente ricorda quel televisore storto sul mobile del nonno e vuole ritrovare quella sensazione. Sono finiti al MoMA, ma prima erano nel salotto della famiglia italiana tipo. Chiunque abbia una certa età ricorda gli apparecchi della Brionvega come presenze familiari, prima che come icone del design. Il museo è arrivato dopo e qualche modo, non ha fatto altro che confermare quello che molti avevano già capito senza saperlo dire: la bellezza può stare anche in una radiolina in cui ascoltare le notizie o la propria canzone preferita.

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