La storia

Libera, la donna di 55 affetta da sclerosi multipla è morta tramite suicidio assistito usando i suoi occhi

Era paralizzata dal collo in giù, ha potuto autosomministrarsi il farmaco grazie a un dispositivo oculare progettato per lei

© Istockphoto

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È morta Libera, nome di fantasia di una donna di 55 anni affetta da sclerosi multipla e paralizzata dal collo in giù. Dopo un lungo percorso durato circa due anni, ha potuto ricorrere al suicidio assistito utilizzando un macchinario che le ha consentito di attivare l’infusione del farmaco letale con il solo movimento degli occhi. La sua vicenda era diventata nota per le difficoltà legate alla sua condizione: pur avendo ottenuto l’idoneità alla pratica già nel 2024, non era in grado di procedere autonomamente. Per questo è stato necessario progettare una soluzione tecnica che le permettesse di compiere da sola l’atto finale. Il dispositivo, testato nei giorni scorsi, ha reso possibile l’autosomministrazione nella sua abitazione.

Un percorso lungo e complesso -

 Il caso di "Libera" si è sviluppato tra passaggi giudiziari e verifiche tecniche. Dopo il riconoscimento dei requisiti per accedere al suicidio assistito, il nodo principale era rappresentato dalla sua totale immobilità. Senza un supporto adeguato, l’unica alternativa sarebbe stata l’intervento di una terza persona, configurando una pratica diversa. Nei mesi successivi si è aperto un confronto tra legali e azienda sanitaria, che inizialmente non aveva dato seguito alla richiesta. La questione è arrivata fino alla Corte costituzionale, che ha confermato la necessità di verificare soluzioni che garantissero l’autonomia della paziente. Solo in una fase successiva è stato individuato il percorso per realizzare un macchinario adatto: il tribunale ha affidato l’incarico di costruirlo a un ente di ricerca pubblico. Dopo una proroga dei tempi, il dispositivo è stato completato e consegnato, permettendo anche una prova preliminare con soluzione fisiologica.

"Spero che la mia battaglia non sia stata vana" -

 "Libera" è la quattordicesima persona in Italia ad aver avuto accesso al suicidio medicalmente assistito e la seconda in Toscana seguita dall’Associazione Luca Coscioni. Prima di morire ha voluto lasciare un messaggio, sottolineando la fatica del percorso affrontato. "Spero, con tutta me stessa, che nessuno debba più aspettare due anni per esercitare un diritto", ha scritto, evidenziando il peso dell’attesa. Ha poi aggiunto: "La mia battaglia è stata dura, ma desidero credere che non sia stata vana". Nel suo ultimo saluto ha parlato anche di dignità, definendo la sua storia come qualcosa che va oltre il caso personale: "È una richiesta che spero un giorno non debba più essere conquistata, ma semplicemente rispettata".

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