"Ho deciso di dimettermi perché, sin dall'inizio, ho improntato la mia azione di governo con provvedimenti incisivi contro la mafia. Non vorrei che una leggerezza indebolisse questa battaglia mia e del governo. Non mi sono reso conto di chi avessi davanti fin quando il padre non è stato arrestato. Torno a svolgere il mio lavoro di deputato convinto che tutte le nebbie si diraderanno. Perché la mia biografia parla da sola nel contrasto a ogni forma di mafia".
In un'intervista al "Corriere della Sera" il parlamentare di Fratelli d'Italia, Andrea Delmastro Delle Vedove, dopo le sue dimissioni da sottosegretario alla Giustizia, ripercorre poi la vicenda della società aperta con la 18enne Miriam Caroccia. "In quel locale - spiega - si mangiava bene. Lui (Mauro Caroccia, il padre di Miriam) sembrava il classico oste romano di una volta, di quelli che non ci sono più. Si lamentava del locale grande, delle spese alte. Voleva avviarne uno piccolo per la figlia. È nata l'idea di fare con lei questa attività, nella quale, ahimè, ho coinvolto amici biellesi. Abbiamo pagato quote societarie. E un finanziamento soci per far partire la società, mai riscosso".
"Mi sono fidato. Appena ho saputo che il padre era stato arrestato, ho ceduto le mie quote e ne sono uscito immediatamente. Non ho guadagnato un euro. Ci ho solo rimesso soldi", ha detto ancora Delmastro. Quanto alle mancate cautele: "Sì, ma è cosa diversa da avanzare sospetti contro un uomo sotto tutela di livello alto, per aver contrastato fortemente la mafia. La mia storia parla per me, uno scivolone frutto di sprovvedutezza non può far dimenticare tutto", ha concluso.