Il turista? Spesso si comporta davvero male. Ne sono esempio gli sfregi subiti dai monumenti più antichi e preziosi, come le fontane di Roma trasformate in piscine nelle giornate estive o i graffiti lasciati sul Colosseo, oppure i selfie scattati in pose inappropriate accanto a statue e quadri di valore inestimabile. Il fenomeno ha anche un nome: “sindrome del turista”: si tratta cioè della tendenza a comportarsi in modo più irrispettoso o sopra le righe quando si è lontani da casa, anche con atti che non si farebbero mai nella vita quotidiana. Un’indagine ha analizzato il fenomeno, interrogando un campione di viaggiatori: il 56% di loro ha ammesso di comportarsi in viaggio come mai farebbe normalmente a casa propria. E, tra i più giovani, la percentuale supera il 70% circa.
LA SINDROME DEL TURISTA – Alcuni di questi comportamenti sono così estremi o fantasiosi da finire sui giornali: c’è stato chi si è fatto un selfie senza vestiti addosso sulla Grande Piramide di Giza, in Egitto, chi ha rovesciato una parete di capolavori alla ricerca del selfie perfetto all’interno di una pinacoteca, chi è stato sorpreso a lanciare monetine nel motore di un aereo perché “porta fortuna”: i casi di comportamenti estremi da parte di viaggiatori in visita, solo nell’ultimo anno, hanno raggiunto quota 120.000, sei volte (+512,2%) in più rispetto ai 19.600 dell’anno precedente. È questo uno dei risultati di un’indagine sui comportamenti dei viaggiatori statunitensi realizzata dalla piattaforma globale di deposito bagagli Radical Storage, prendendo in considerazione le azioni e le abitudini di 1200 americani durante i loro viaggi. Ebbene, oltre il 56% degli interpellati ha ammesso di comportarsi in viaggio come normalmente non farebbe mai nella vita quotidiana, con picchi di oltre il 70% tra i giovani della Gen Z. La vacanza viene infatti percepita come uno spazio di libertà, in cui è più facile uscire dalla routine e lasciarsi andare. Molti viaggiatori, una volta lontani da casa, si sentono meno vincolati alle regole sociali che normalmente guidano i loro comportamenti, cedendo a comportamenti che di solito nessuno si permetterebbe, ma che vengono percepiti come tollerabili, se non addirittura "leciti" durante un viaggio di piacere.
VIOLARE LA LEGGE – Tra le trasgressioni tipiche della “sindrome del turista” ci sono le pose irrispettose accanto a statue o monumenti storici, l’occupazione di spazi comuni o sdraio negli stabilimenti balneari, oppure la raccolta di piante, sabbia o altri elementi naturali in luoghi dove non sarebbe consentito. Un conto, però, è adottare comportamenti maleducati o socialmente discutibili, un altro è violare la legge: ebbene, oltre quattro turisti americani su dieci ammettono di aver infranto la legalità almeno una volta durante una vacanza, mentre quasi la metà confessa di aver fatto qualcosa all’estero che non farebbe mai nel proprio Paese. Non manca la consapevolezza di compiere azioni riprovevoli: circa la metà degli intervistati racconta di essersi sentita imbarazzata, a posteriori, per il proprio comportamento durante un viaggio. Che succede poi, quando si viene "pizzicati" sul fatto e si rischia una sanzione o peggio? Quasi il 50% ammette di giocarsi la carta "del turista”, cioè fingendo di non conoscere le regole locali per evitare problemi.
HOTEL, ALCOL E PICCOLI SEGRETI – Che succede, poi, quando ci si reca in albergo o in un residence per pernottare? In questo caso la “sindrome del turista” si manifesta attraverso la tendenza a sottrarre oggetti di ogni genere, presi come souvenir o semplicemente per fare una sbruffonata. Ben l'85% degli intervistati ammette di aver preso qualcosa da un hotel, anche se nella maggior parte dei casi si tratta semplicemente di articoli da bagno o piccole amenities messe a disposizione degli ospiti. A volte però ci si appropria di qualcosa che proprio non si dovrebbe prendere, come gli alimenti della colazione a buffet, prelevati per consumarli in un momento differente della giornata, oltre ad accappatoi, pantofole, asciugamani, stoviglie e perfino grucce appendiabiti. Oltre la metà dei viaggiatori dichiara inoltre di consumare in vacanza più alcolici rispetto alle proprie abitudini quotidiane, mentre più del 40% confessa di aver tradito il proprio partner durante una vacanza. Che succede poi, quando si viene "pizzicati" sul fatto e si rischia una sanzione o un rimprovero? Quasi il 50% ammette che giocarsi la “carta del turista”, fingendo di non conoscere le regole locali per evitare problemi.
PERCHÉ IN VACANZA CI SI COMPORTA MALE – In vacanza, dunque si finisce per comportarsi in modi che mai si tollererebbero a casa propria. Perché? La motivazione più citata è che la vacanza è un momento per “rilassarsi e divertirsi” (40,6%), oppure perché in vacanza si è portati “a uscire dalla zona di comfort e creare dei ricordi” (40,3%) e “perché ci si può comportare diversamente quando nessuno ti conosce” (29,4%). Su un punto sembra che molti siamo d’accordo: i social media inducono comportamenti peggiori durante le vacanze (49,1%).
Azioni di questo genere spesso vengono percepite come innocue dai turisti, ma si tratta di atti che possono creare tensioni anche forti con le comunità locali dei residenti o causare danni al patrimonio culturale e ambientale. Paradossalmente, gli stessi viaggiatori sembrano esserne consapevoli: nonostante ammetta i propri comportamenti scorretti, la maggioranza delle persone (61,4%) pensa che dovrebbero esserci punizioni più severe per chi si comporta male in vacanza.