quanti elettori alle urne

Affluenza e referendum, com'è andata questa volta rispetto a tutte le precedenti

Dal 1974 a oggi si sono svolti 24 referendum, oltre la metà di questi ha portato alle urne almeno il 50% degli aventi diritto 

© Ansa

© Ansa

L'appena conclusosi referendum sulla giustizia ha fatto registrare un'affluenza record di presenze ai seggi. In due giorni si è infatti recato alle urne il 58,93% degli aventi diritto. Ma ci sono stati anni in cui i cittadini hanno scelto di non esprimere il proprio parere e, di conseguenza, non esercitando il proprio diritto di voto. Consultando i dati sull'affluenza nelle tornate referendarie elaborate del ministero dell'Interno emerge come, in linea di massima, i referendum costituzionali riescano a portare ai seggi più persone rispetto a quelli abrogativi che, in 10 casi su 19, hanno fatto registrare presenze inferiori al 50%. Bene, invece, per l'unico referendum consultivo della storia per il quale, nel 1989, ha votato l'80,7% degli aventi diritto. 

Referendum abrogativi e dati

Cos'è il referendum abrogativo -

 Il referendum abrogativo è un istituto giuridico che ha lo scopo di cancellare, parzialmente o totalmente, una legge ordinaria o un atto avente forza di legge e, affinché sia valido, è necessario il raggiungimento di un quorum ovvero è necessario che si rechi alle urne la maggioranza degli aventi diritto. Questa tipologia di referendum può essere proposta da 500.000 elettori o da cinque consigli regionali.

1974: presenze da record al referendum sul divorzio -

 Nel 1974 gli italiani sono stati chiamati a esprimere il proprio parere sul mantenimento o sull'abolizione della legge Fortuna-Baslini, dal nome dei due deputati autori del testo di legge Loris Fortuna e Antonio Baslini, che si occupava di disciplinare i casi di scioglimento del matrimonio. In quell'anno si recarono alle urne l'87,7% degli aventi diritto.

1978: lotta al finanziamento pubblico dei partiti e ordine pubblico -

 Nel 1978 si è recato alle urne l'81,2% degli aventi diritto. Il partito radicale promosse due consultazioni popolari abrogative incentrate sulla lotta al finanziamento pubblico ai partiti e alla cosiddetta "legge reale" sull'ordine pubblico. Le votazioni avvenirono in un momento storico caratterizzato da alta tensione politica e videro la prevalenza del "no" e, quindi, il mantenimento delle leggi vigenti. 

1981: aborto, ergastolo, porto d'armi e antiterrorismo -

 Il 17 e il 18 maggio del 1981 gli italiani furono chiamati a esprimere il proprio parere su cinque referendum abrogativi riguardanti l'interruzione volontaria di gravidanza, l'abrogazione della legge Cossiga sull'emergenza terrorismo, l'abolizione della pena dell'ergastolo e l'abrogazione delle norme sulla concessione del porto d'arma da fuoco. Si recarono alle urne il 79,4% degli aventi diritto. 

1985: taglio della "scala mobile" -

 Il 9 e 10 giugno del 1985 ci fu un referendum riguardante il taglio dei punti della scala mobile, un meccanismo economico di adeguamento automatico dei salari all'inflazione. Proposto dal Partito Comunista italiano, il quesito chiedeva di annullare la legge 219/1984 che ne riduceva l'efficacia. Votò il 77,9% degli elettori. 

1987: dopo la tragedia di Chernobyl si vota sull'energia nucleare -

 L'8 e il 9 novembre 1987, sulla scia del disastro di Chernobyl, gli italiano furono chiamati a votare per esprimere il proprio parere sull'abbandono dell'energia nucleare abrogando le norme che consentivano la costruzione e il finanziamento di centrali nucleari, la localizzazione delle stesse e la partecipazione dell'Enel all'estero. Si recò alle urne il 65,3% degli aventi diritto. 

1990: caccia e uso di pesticidi -

 Il 3 e il 4 giugno 1990 gli italiani votarono su tre referendum di natura ecologista. Questi ultimi riguardavano la caccia e l'uso di pesticidi e miravano a limitare l'attività venatoria e l'uso di sostanze chimiche in agricoltura. Il quorum non venne raggiunto, votò il 43,1% degli aventi diritto e il risultato fu nullo. 

1991: referendum sulla preferenza unica -

 Il 9 e il 10 giugno 1991 ci fu il referendum sulla preferenza unica promosso da Mario Segni. Agli italiani venne chiesto se abrogare le norme che permettevano di esprimere più voti di preferenza per i candidati alla Camera dei Deputati, riducendoli a uno solo. Vinse il "Sì" e si recò alle urne il 68,5% degli elettori. 

1993: finanziamento pubblico ai partiti e depenalizzazione droghe leggere -

 Il 18 e il 19 aprile 1993 ci fu una tornata storica di otto quesiti abrogativi. Si votò per l'abolizione della proporzionale per il Senato, per l'eliminazione delle norme che finanziavano i partiti, per la soppressione di alcuni ministeri, per la modifica della normativa sulle sanzioni per l'uso personale di stupefacenti e sull'abrogazione delle nome sulle nomine bancarie e sulla modifica delle competenze delle USL. Si recarono ai seggi il 76,6% degli aventi diritto. 

1995: dodici quesiti sulla disciplina della tv pubblica e privata e sulle regole sindacali -

 L'11 giugno 1995 i cittadini furono chiamati alle urne per esprimere il proprio parere su 12 quesiti riguardanti il sistema radiotelevisivo, le rappresentanze sindacali, la contrattazione nel pubblico impiego e il soggiorno cautelare. Votò il 57,5% degli aventi diritto. 

1997: sette quesiti e nessun quorum raggiunto -

 Il 15 giugno 1997 gli elettori votarono sull'abrogazione di sette quesiti riguardanti le privatizzazioni, l'obiezione di coscienza, la caccia, i magistrati, i giornalisti, gli incarichi e le risorse agricole. Si recò alle urne il 30,2% degli aventi diritto e nessuno dei quesiti raggiunse il quorum. 

1999: legge elettorale -

 Il referendum del 18 aprile 1999 riguardava l'eliminazione della quota proporzionale - il 25% dei seggi - nella legge elettorale per la Camera dei deputati, nota come "Mattarellum". L'obiettivo era passare a un sistema totalmente maggioritario ma la consultazione non raggiunse il quorum necessario del 50% più uno fermandosi al 49,6%. 

2000: sistema elettorale e altri quesiti istituzionali -

 Il 21 maggio 2000 si sono svolti sette referendum su tematiche che riguardavano riforme elettorali, la separazione delle carriere in magistratura, il finanziamento ai partiti e alcune norme sul lavoro. Tutte le proposte vennero bocciato poiché non fu raggiunto il quorum, si recò alle urne solo il 32,2% degli aventi diritto. 

2003: licenziamenti ed elettrodotti -

 Il 15 e il 16 giugno 2003 i cittadini esposero il proprio parere sull'estensione dell'articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori e sull'abrogazione di norme riguardanti la costruzione forzata di elettrodotti. Il quorum necessario non venne raggiunto, votò il 25,7% degli elettori. 

2009: premio di maggioranza e candidature multiple -

 Il 21 e il 22 giugno 2009 si votò per tre referendum riguardanti la legge elettorale allora in vigore, il cosiddetto Porcellum. I quesiti miravano a cancellare il premio di maggioranza alle coalizioni, le candidature multiple e il collegamento tra liste. Si recò alle urne il 23,7% degli elettori e il quorum non venne raggiunto. 

2011: acqua, energia nucleare e legittimo impedimento per le alte cariche dello Stato -

 Il 12 e il 13 giugno 2011 gli italiani furono chiamati alle urne per quattro referendum che registrarono una partecipazione del 54,8%. I quesiti riguardavano la gestione privata dell'acqua, la produzione di energia nucleare e il legittimo impedimento per le alte cariche dello Stato. 

2016: concessioni per l'estrazione di idrocarburi in mare -

 Il 17 aprile 2016 i cittadini esposero la propria opinione sulla disposizione con cui la durata delle concessioni per l'estrazione di idrocarburi in mare era stata estesa sino all'esaurimento della vita utile dei rispettivi giacimenti. La partecipazione fu bassa, si recò alle urne il 31,2% degli aventi diritto. 

2022: cinque quesiti sulla giustizia -

 Il 12 giugno 2022 gli aventi diritto si sono recati alle urne per abrogare alcune norme sul funzionamento del sistema giudiziario italiano riguardanti il Csm, la custodia cautelare, la separazione delle carriere, la valutazione dei magistrati e la legge Severino. Votò il 20,5% degli aventi diritto.

2025: quesiti su lavoro e cittadinanza -

 L'8 e il 9 giugno si è tenuto un referendum riguardante cinque quesiti su lavoro e cittadinanza. I cittadini furono chiamati a esprimersi sullo stop ai licenziamenti illegittimi, sull'aumento delle tutele per i lavoratori delle piccole imprese, sulla riduzione del lavoro precario, sull'aumento della sicurezza sul lavoro e sull'integrazione con la cittadinanza italiana. Non venne raggiunto il quorum, si recò alle urne solo il 29,8% degli aventi diritto. 

Referendum costituzionali e dati

Cos'è il referendum costituzionale -

 Il referendum costituzionale ha lo scopo di confermare o respingere leggi di revisione costituzionale o leggi costituzionali approvate dal Parlamento con maggioranza inferiore ai due terzi. Non è necessario il raggiungimento di un quorum, il risultato è valido indipendentemente dal numero di votanti. È il caso del recente referendum sulla separazione delle carriere dei magistrati. 

2001: riforma del Titolo V -

 Il 7 ottobre 2001 si tenne il primo referendum costituzionale della storia italiana. Il quesito aveva a oggetto la riforma del Titolo V della seconda parte della Costituzione che disciplina l'ordinamento delle regioni, delle province, delle città e dei comuni. Si recò alle urne il 34,1% degli aventi diritto. 

2006: modifica della seconda parte della Costituzione -

 Il 25 e il 26 giugno ci fu il secondo referendum costituzionale della storia d'Italia. I cittadini si espressero sulla modifica della seconda parte della Costituzione riguardante il Parlamento, il Presidente della Repubblica, il governo, la magistratura, i comuni, le province, le città, le regioni e lo Stato, le garanzie costituzionali e il ruolo del Parlamento. Votò il 52,5% degli aventi diritto. 

2016: riforma costituzionale Renzi-Boschi -

 Il 4 dicembre 2016 si tenne il referendum avente a oggetto la riforma costituzionale Renzi-Boschi diretta a modificare la seconda parte della Costituzione sotto vari profili. Alta affluenza alle urne con il 65,5% dei votanti. 

2020: taglio del numero dei parlamentari -

 Il 20 e il 21 settembre del 2020 gli italiani votarono se approvare o respingere la legge di revisione costituzionale dal titolo "Modifiche agli articoli 56,57 e 59 della Costituzione in materia di riduzione del numero dei parlamentari". Votarono il 51,1% degli aventi diritto. 

2026: separazione delle carriere dei magistrati -

 Il 22 e il 23 marzo 2026 si è tenuto il referendum avente a oggetto la separazione delle carriere dei magistrati. Le consultazioni hanno fatto registrare un record della presenza giovanile alle urne e, nel complesso, hanno espresso il proprio parere il 58,93% degli aventi diritto. 

Consultivo

Cos'è il referendum consultivo -

Il referendum consultivo ha l'obiettivo di sondare l'opinione dei cittadini su questioni che si ritiene abbiano particolare rilevanza politica. In questo caso il raggiungimento del quorum varia a seconda della norma che lo istituisce.

1989: rafforzamento dell'integrazione europea -

 Il 18 giugno 1989 in Italia si è svolto il primo, e al momento unico, referendum consultivo. Il quesito aveva l'obiettivo di sondare la volontà popolare in merito al conferimento o meno di un ipotetico mandato costituente al Parlamento europeo, i cui rappresentanti italiani sarebbero stati eletti contestualmente. Ai seggi ci fu un vero e proprio record di presenze con la presenza dell'80,7% degli aventi diritto.

Affluenza sotto il 50% dopo il 2000; 2022 anno nero -

Nel ventennio che va dal 1970 al 1990 i referendum sono sempre riusciti a portare alle urne un gran numero di persone con un'affluenza che si attestava tra il 90% e l'80%. Dopo il 1990 si è verificato un calo progressivo delle presenze che è peggiorato a partire dal 2000. Dal nuovo millennio in poi, infatti, sono state registrate le affluenze più basse alle urne e l'anno peggiore è stato il 2022 quando i cittadini sono stati chiamati a esprimersi sull'abrogazione di alcune norme sul funzionamento del sistema giudiziario italiano. In quell'anno solo il 20,5% degli aventi diritto si era recato a votare.

Ti potrebbe interessare