La fotografia scattata dall'interno delle urne del referendum sulla giustizia immortala un'Italia divisa quasi perfettamente a metà, se non in termini regionali almeno in termini numerici percentuali. All'interno di questo spettro, che ha fratturato l'Italia tra un 53,3% e un 46,7%, ci sono le più disparate sfumature di preferenza. Anche quelle più estreme, quei Comuni - piccoli - dove il Sì o il No si sono imposti con numeri da plebiscito.
I Comuni dominati dal No -
A senso unico è stata la votazione a Lodine, in provincia di Nuoro, dove il rifiuto della riforma costituzionale proposta dal governo ha raggiunto addirittura il 91,3%. Numeri possibili, assioma vero per tutti gli esempi "estremi", proprio a causa del numero ridotto o ridottissimo di votanti: in questo caso 183. A completare il podio delle sezioni più contrarie al referendum Stroppo, in provincia di Cuneo, con l'82,1% su 56 votanti e Cassaro, in provincia di Siracusa, con l'81,05% con 309 persone che hanno depositato la loro scheda nelle urne. Quasi a parimerito Massello, nel Torinese, dove 42 persone ha indicato il No con un tasso dell'81%. A Domanico, in provincia di Cosenza, il No ha vinto con l'80,8%.
Gli acuti del Sì, il più alto in Calabria -
Pur nella sconfitta, il Sì ha avuto vette notevoli in molti Comuni del nord. Paradossalmente, però, il Comune che ha premiato di più la proposta governativa è stato San Procopio, in provincia di Reggio Calabria, dove il Sì ha vinto con il 90,7% delle preferenze. In una regione che ha penalizzato, e non poco, la maggioranza di governo. Poco più sotto Val Rezzo, nel Comasco, e Cervatto, in provincia di Vercelli, rispettivamente con il 90,6% e il 90%. Chiudono la top 5 per il Sì un altro Comune nel Reggiano, Platì dove il voto di 1.215 persone è risultato in un 89,6% in favore della proposta, e Aquila D'Arroscia (Imperia) con l'87,7%.