Sta facendo discutere il caso di una lavoratrice di una nota catena della grande distribuzione, licenziata nelle scorse settimane per aver prelevato dagli scaffali un flacone di detersivo da 2,90 euro in sostituzione di uno che le si era appena rovesciato. Il caso in Toscana. La donna ha scelto di rinunciare a una probabile lunga battaglia legale e al possibile reintegro, accettando un accordo di conciliazione raggiunto tra le parti durante la prima udienza della causa di lavoro. L’importo del risarcimento resta riservato, ma i dettagli della vicenda sono emersi in questi giorni grazie anche all'interessamento dei sindacati.
Toscana, storica dipendente licenziata per un flacone di detersivo -
La dipendente, in servizio presso il gruppo da circa 30 anni, aveva appena terminato il turno di lavoro. Come una normale cliente, aveva riempito il carrello con la sua spesa personale, includendo il flacone "incriminato", e aveva regolarmente pagato alla cassa. Il problema è sorto a ridosso dell'uscita: una delle buste si è rotta e il detersivo è finito a terra, rovesciandosi. La donna, secondo quanto lei stessa ha raccontato, si è subito premurata di avvisare i colleghi e il direttore del punto vendita, ricevendo - a suo dire - il consenso a sostituire il flacone danneggiato.
Sembrava una questione risolta con il buon senso, ma pochi giorni dopo le è stato notificato un procedimento disciplinare per presunta "sottrazione di beni aziendali". In breve tempo è arrivata anche la lettera di licenziamento.
L'epilogo e l'accordo di conciliazione -
Nonostante i tre decenni di onorato servizio, l'azienda ha scelto la linea dura. La lavoratrice, probabilmente provata dalla vicenda e per motivi personali, ha preferito non percorrere la strada del ricorso per il reintegro, optando per un accordo di conciliazione che mette fine alla vertenza specifica ma lascia certamente spazio alla riflessione.