A due anni di distanza dal debutto solista di "Color Of The Trap", torna il cantante inglese Miles Kane. L'ex frontman dei Rascals ha pubblicato da qualche giorno il nuovo album "Don't Forget Who You Are" e sarà in Italia, in concerto con gli Arctic Monkeys, il 10 e l'11 luglio. "Ho voluto realizzare un album molto fresco e orecchiabile - dice a Tgcom24 -. Non vedo l'ora di proporlo in concerto: stare sul palco è la mia droga".
Sul palco il pubblico italiano lo potrà vedere prima a Roma e poi a Ferrara, come supporto alla band di Alex Turner, e poi il 2 novembre, ai Magazzini Generali di Milano, come headliner. Kane avrà così modo di presentare il suo nuovo album, al quale ha collaborato anche Paul Weller, autore di due brani, “Fire In My Heart” e “Gonna Get It”. Un album veloce e frizzante, 100% british nell'anima, con un più di una spruzzata di atmosfere vintage che si rifanno al glam anni 70. “Ho iniziato a lavorare all'album intorno a settembre, dopo essere stato in tour per quasi due anni – spiega lui -. La mia intenzione era di realizzare molto velocemente un disco che suonasse fresco e immediato, l'ideale da ascoltare mentre sei con gli amici a bere qualcosa. Sono stato influenzato dalle canzoni della Motown e dagli anni 60. Alla fine ciò che ne è uscito è un rock accattivante, sono molto soddisfatto”.
Tra le prime cose fatte iniziando a lavorare per l'album c'è stata la collaborazione con Paul Weller. Come è andata?
Ci siamo incontrati in occasione di un evento radiofonico. Siamo entrati subito in sintonia e ci siamo ripromessi di fare qualcosa insieme. Così ci siamo ritrovati in studio per alcune jam session. È stato splendido perché per me Paul è stata una grossa fonte di incoraggiamento, è una persona fantastica. Nutro un grande rispetto per lui, ha fatto moltissimi album di grande livello, ha una lunga carriera alle spalle ma è ancora splendidamente sul pezzo.
Weller è una specie di icona per il pop inglese. Come è stato il rapporto tra voi due, come due partner alla pari o più come maestro e allievo?
L'ho sempre sentito come un partner alla pari, non mi sono mai sentito schiacciato dalla sua personalità o prevaricato nel lavoro. Tra noi c'è stata una connessione perfetta, grande feeling a livello musicale. Lui ha avvertito la mia ambizione, la voglia di migliorarmi e realizzare canzoni sempre più belle.
Tu hai cantato con i Rascals, poi hai formato i The Last Shadow Puppets con Alex Turner degli Arctic Monkeys e ora la collaborazione con Paul Weller. Quanto è importante per te il lavorare con altri artisti?
Si, per me è fondamentale confrontarmi con altri. Trovo depressivo lavorare da solo, mi annoio da morire e oltretutto credo si rischi di trovarsi avvitati nei propri pensieri, con il rischio di realizzare della musica piatta. È un po' come leggere, avere sempre lo stesso libro a disposizione o continuare a cambiare.
Tra crisi, nuove tecnologie e un mondo che cambia, com'è per un giovane artista provare ad affermarsi nella discografia di oggi?
Probabilmente se avessi iniziato la mia carriera negli anni 90 sarei molto più ricco. Oggi non si vendono molti dischi. Ma il mio vero obiettivo è quello di poter suonare il più possibile dal vivo, esibirmi davanti a un pubblico e, da questo punto di vista, non è cambiato molto rispetto al passato. In termini rock'n'roll non c'è nessun problema.
Quanto è importante per te il momento live?
È fondamentale, soprattutto quando mi trovo a suonare canzoni nuove. Stare sul palco è la mia droga. È la situazione in cui mi sento più a mio agio. Io vivo per salire sul palco, esibirmi, suonare la chitarra davanti a un pubblico e sentirne la reazione. Per questo sono in tour continuamente.
Hai fatto dei tour da headliner e altri come spalla di altri artisti come gli Arctic Monkeys. A seconda delle situazioni affronti un concerto in maniera diversa?
Come gruppo spalla hai meno tempo e devi colpire di più il pubblico, così come accade anche durante i festival. Per me è ancora più eccitante, perché so la gente non è lì per me, magari nemmeno mi hanno mai sentito nominare. Quindi voglio impressionarli il più possibile.
L'album e uno dei pezzi si intitolano “Don't Forget Who You Are”. Ma chi è Miles Kane oggi?
Sono quello che vedi, non ho maschere, non mi sono costruito un personaggio. Sono semplicemente un musicista che affronta il suo ruolo in maniera onesta, sperando di realizzare un sacco di dischi.