
L'Ue e i nuovi equilibri globali | Guarda la seconda puntata di "Together #Europa2026"
Ospiti dell'appuntamento, andato in onda il 21 marzo, Pina Picierno, vicepresidente del Parlamento europeo; Paolo Borchia, capodelegazione Lega al Parlamento europeo, e Davide Tabarelli, presidente di Nomisma Energia

Nel nuovo ordine mondiale che sta emergendo, l'Europa dove sta? Questo il quesito dal quale è partita la nuova puntata di "Together #Europa2026", il progetto multimediale di Tgcom24. Durante l'appuntamento, andato in onda sabato 21 marzo, si è approfondito anche il tema del gas. Sono intervenuti Pina Picierno, vicepresidente del Parlamento europeo; Paolo Borchia, capodelegazione Lega al Parlamento europeo, e Davide Tabarelli, presidente di Nomisma Energia.
L'Europa dove sta? -
Alla domanda fulcro della puntata hanno risposto Picierno e Borchia. Per la vicepresidente del Parlamento europeo, "dove è sempre stata: in difesa delle democrazie liberali perché la bandiera dell'Europa questo rappresenta e ha sempre rappresentato nel mondo, democrazie e libertà. E quindi l'Europa continuerà a esserne simbolo e a spendersi in difesa, appunto, della democrazia liberale in un mondo nel quale quest'ultima viene pesantemente sfidata da autocrati, dittatori, leader che pensano di sostituire la forza del diritto con la legge del più forte. Questo sta accadendo in maniera sempre più frequente. Dunque, l'Europa è la voce di chi deve ricordare che un mondo senza diritto internazionale, multipolarismo e rispetto delle regole, nel quale governa soltanto chi è più forte, è un mondo destinato a incontrare un sacco di guai. Adesso, però, noi abbiamo l'esigenza di tradurre e trasformare questa consapevolezza in qualcosa di cogente, concreto. La forza dell'Europa ora è una forza reputazionale, perché non siamo una vera unione politica, abbiamo bisogno di arrivare a costruire una piena sovranità europea. Perché un continente che non è capace di una piena e compiuta sovranità, quindi non è capace di difendersi da solo, di avere un esercito comune, di essere qualcosa di diverso da un semplice mercato unico, è un continente fragile, debole. Dunque, abbiamo bisogno di trasformare questa forza reputazionale in una forza politica".
"Io scinderei il lato ideale, reputazionale, focalizzandomi più su aspetti pragmatici e di quotidianità - afferma Borchia -. Innanzitutto, siamo di fronte a un mutamento dell'ordine mondiale, verosimilmente la Cina diventerà il player più importante, avendo la Russia come 'junior partner'. Va fatta anche una fotografia di quella che è l'Europa oggi: un continente in difficoltà dal punto di vista demografico, che sta invecchiando progressivamente sempre più, perdendo fiducia, dipendente per quanto riguarda la difesa, le materie prime, le tecnologie, in grossa difficoltà energetica di fronte al primo shock a livello geopolitico. Quello che sta mancando è un'analisi autocritica di ciò che si è sbagliato negli ultimi anni, di tutti gli eccessi, a iniziare da quelli ambientali. Perché si è fatta una scelta, si era di fronte a un bivio tra competitività e sostenibilità, si poteva trovare una soluzione di compromesso, che consentisse al nostro continente di svilupparsi, però cercando contestualmente di non chiedere troppo ai nostri imprenditori. Credo che un passo in avanti importante vada fatto, ne abbiamo le potenzialità, però dobbiamo anche renderci conto che le ricette che sono state attuate fino ad oggi non hanno funzionato".
Come si accennava, durante la puntata, si è approfondito anche il tema del gas: dalle conseguenze del conflitto in Medio Oriente sui rincari al funzionamento del Ttf (Title Transfer Facility). Sull'argomento è intervenuto Tabarelli: "Nel 2021, in Europa e in Italia, prendevamo il 40% della nostra domanda di gas dalla Russia. Abbiamo tagliato e ci siamo affidati al mercato del gas naturale liquefatto; il gas, come dice la parola, è gas e per renderlo trasportabile via nave nei mari bisogna renderlo liquido, si porta a -170 gradi. Gli impianti che sono stati bombardati sono tra i più sofisticati del mondo e fanno circa cento miliardi di metri cubi all'anno di gas naturale liquefatto, che è un quinto del totale del gas naturale liquefatto al mondo. Adesso, venendo a mancare questa fonte di approvvigionamento, inevitabilmente i prezzi sono andati su. Ci sono le esportazioni degli Stati Uniti, c'è qualcosa che arriva dall'Africa occidentale, però è poca roba. Siamo in una potenziale situazione di scarsità, anche perché abbiamo le scorte un po' basse. Inoltre, noi abbiamo il problema che facciamo tanta elettricità col gas. Pertanto, questo mercato è molto finanziarizzato".