La sua scomparsa aveva sconvolto l'intera scena rock e metal: ancora oggi si parla del talento di Chester Bennington, storica voce dei Linkin Park. Il cantante, originario di Phoenix, era figlio di un poliziotto e di un'infermiera che si separarono nel 1987. La musica lo appassiona sin da piccolo, a due anni impara dal fratello maggiore a cantare un brano dei Foreigner, "Hot Blooded".
L'infanzia difficile -
Dopo il divorzio dei genitori, Chester si dedica alla scrittura di poesie e canzoni per esorcizzare il dolore, ma ben presto inizia a consumare alcol e droghe pesanti, LSD, oppio, metanfetamina ed eroina. A scuola è vittima di bullismo e dai 7 ai 13 anni subisce abusi sessuali da parte di un adolescente, che si scoprì poi essere a sua volta una vittima. Proprio per questo Chester decide di non denunciarlo. Un racconto che il cantante rivela solo in età adulta. Nel 1995 si diploma alla Washington High School e inizia a lavorare come barista alla caffetteria Bean Tree.
Prima con i Grey Daze -
Nel 1993, Chester inizia la sua carriera musicale come cantante degli Sean Dowell and His Friends?, per poi entrare a far parte dei Grey Daze. Con loro ottiene una discreta fama in Arizona pubblicando due album, "Wake Me" (1994) e "...No Sun Today" (1996). Nel 1998 lascia il gruppo unirsi agli Xero, i futuri Linkin Park.
Gli anni nei Linkin Park -
Il 24 ottobre 2000, esce "Hybrid Theory", album d'esordio dei Linkin Park con Chester come frontman. Il disco, con 27 milioni di copie vendute in tutto il mondo, diventa il progetto di maggior successo nel genere nu metal. Con i Linkin Park pubblica sei album, di cui l'ultimo "One More Light", poco prima della morte, nel 2017. Tra i brani che interpreta in maniera più profonda c'è "Breaking The Habit", un testo in cui Chester affronta il tema della dipendenza, riprendendo i suoi trascorsi. Di altrettanto spessore sono "Crawling" e "One More Light", due brani che affrontano il tema della depressione, la convivenza con i traumi e il lutto.
Il rapporto con altri frontman -
Sulla scena musicale rock e metal, Chester aveva consolidato molte grandi amicizie, una fra queste quella con Chris Cornell, frontman dei Soundgarden. I due si erano conosciuti durante un tour condiviso negli anni Duemila. Cornell morì anch'esso suicida nel 2017. Nel 2012 Bennington partecipa al documentario "Artifact", diretto da Jared Leto, attore e frontman dei Thirty Seconds To Mars. Il docufilm ripercorre la battaglia legale fra questi ultimi e la EMI Records. Bennington nel suo intervento commenta il rapporto, spesso difficile, tra artista e casa discografica.
La scomparsa -
Il 20 luglio 2017, il cantante dei Linkin Park viene trovato morto nella sua residenza a Palos Verdes Estates in California. Secondo il medico legale, si trattò di suicidio tramite impiccamento. Lascia la moglie Talinda Bentley e i cinque figli, Draven Sebastian, Tyler Lee, Isaiah, Lily e Lila. Il 27 ottobre dello stesso anno, i Linkin Park organizzano un concerto tributo a Los Angeles, "Linkin Park and Friends: Celebrate Life in Honor of Chester Bennington", al quale hanno preso parte diversi cantanti. Da Oliver Sykes dei Bring Me The Horizon, Johnathan Davis dei Korn fino a Steve Aoki.