L'Italia ha un nuovo record del quale non andare particolarmente fiera: con un'impronta idrica di 130 miliardi di metri cubi l'anno, è il paese più idrovoro d'Europa.
La quantità d'acqua che consumiamo ci mette al primo posto di questa speciale classifica davanti a Germania e Francia rispettivamente con 120 e 110 miliardi di metri cubi d'acqua dolce utilizzati per la produzione di beni e servizi. Una situazione allarmante che emerge dai dati presentati nel libro Bianco 2026 della Community Valore Acqua di TEHA. La crisi idrica, tenendo conto di siccità, alluvioni e mancato riciclo, ci costa 227 euro pro capite, complessivamente 13,4 miliardi all'anno, il doppio della media europea. La situazione non migliorerà, anzi. Secondo l'ultimo rapporto Onu dal 2026 è iniziata l'era della "bancarotta globale", un disastro che si verifica quando una percentuale di sistemi idrici supera il numero in cui potevano essere ripristinati ai livelli precedenti. La soglia è stata ormai sorpassata.
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La crisi dell’acqua in Italia nel 2025 ha visto più di 1.100 episodi di precipitazioni intense, con 139 allagamenti urbani. Nell’ultimo decennio la produzione agricola italiana si è ridotta del 7,8%, con picchi nelle coltivazioni più idrovore (solo nel 2024 i danni provocati dai cambiamenti climatici ci sono costati 8,5 miliardi di euro). Il 96% dei cittadini italiani tende a sottostimare i propri consumi idrici e forse non è un caso se l’Italia è il paese più idrovoro d’Europa. Il sistema acqua è cruciale per ogni economia, per quella italiana vale il 20% del Pil e si trova adesso ad affrontare, oltre alle sfide climatiche, anche il dopo Pnrr. Il rapporto punta a promuovere la digitalizzazione, il monitoraggio delle reti e la riduzione delle perdite, oltre a sensibilizzare le istituzioni affinché l'acqua diventi centrale nelle politiche pubbliche.