LE MOTIVAZIONI DELLA SENTENZA

Milano, i giudici: "Da corteo per Ramelli pericoli di ritorno del fascismo"

Condannati tredici militanti di estrema destra per i saluti romani nel 2018, al corteo in memoria dell'esponente del Fronte della Gioventù ucciso nel 1975

© Ansa

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Una "celebrazione" che "esalta e richiama i valori del partito fascista", utilizzando il "saluto romano" e la "chiamata del presente" in una "formazione numerosa e compatta" come una "struttura militare", organizzata da "gruppi che si ispirano a ideologie di estrema destra", è "in grado di realizzare" quel "pericolo di ricostituzione del partito fascista". Con "rischio concreto che la forza suggestiva possa impressionare l'esterno" e portare "ad emulare gesti e rituali", creando "adesione a idee e concezioni ripudiate" dalla Costituzione

Lo scrive la Corte d'Appello di Milano nelle motivazioni della sentenza con cui, accogliendo la richiesta della sostituta pg Olimpia Bossi, ha confermato 13 condanne a 4 mesi per militanti di estrema destra per manifestazione fascista per i saluti romani, il 29 aprile 2018, al corteo che si tiene ogni anno in memoria di Sergio Ramelli, esponente del Fronte della Gioventù ucciso da Avanguardia Operaia nel '75. 

La sostituta pg, sulla base della sentenza della Cassazione a Sezioni Unite del 2024 sui saluti romani, aveva spiegato che "queste manifestazioni con centinaia di persone, schierate come formazioni paramilitari, non sono meramente commemorative, ma rappresentano un pericolo per l'ordinamento costituzionale". Linea, in sostanza, accolta nelle 25 pagine di motivazioni. Per i giudici milanesi, infatti, la Cassazione ha "nettamente affermato" che l'intento commemorativo, come nel caso del corteo per Ramelli, "non esclude affatto la rilevanza penale delle condotte".

E ciò che dà rilevanza, invece, è "quel potere evocativo" che, in "presenza di specifiche caratteristiche", rappresenta "un pericolo concreto di ricostituzione del partito fascista". Caratteristiche che in questo caso ci sono, per la Corte, perché "la manifestazione appare immediatamente evocativa del regime fascista", con rimandi anche "alla Repubblica sociale".

Le "tre formazioni" si comportano "come strutture militari" e c'è il significato di quel gesto riconducibile al "rituale" fascista. Vanno considerati anche il "volume delle grida", il "numero delle persone", l'occupazione del "suolo pubblico". E il fatto che il "gruppo" sia "visivamente omogeneo", tutti vestiti di nero. La Corte evidenzia, poi, che quella manifestazione "ha visto una partecipazione crescente" negli anni e che viene commemorato quello stesso giorno Carlo Borsani, "esponente della Rsi", oltre a Enrico Pedenovi, "consigliere provinciale del Msi".

L'intento commemorativo, si legge ancora, si è "trasformato in manifestazione politica, con aumento del pericolo per l'ordine pubblico". Per i giudici, poi, non si può invocare il fatto che diversi processi per quella manifestazione hanno avuto "esiti diversi", perché la Cassazione del 2024 ha chiarito che "la valutazione del pericolo concreto deve essere calibrata sulla specifica condotta" e, in pratica, va valutato il "contesto" in cui si "collocano" quei saluti romani. I giudici hanno confermato anche i risarcimenti per l'Anpi, parte civile con l'avvocato Federico Sinicato, per i danni causati alla "salvaguardia dei valori della Resistenza, recepiti dalla Costituzione". I difensori degli imputati, tra cui gli avvocati Antonio Radaelli, Luca Procaccini e Mario Giancaspro, potranno ricorrere in Cassazione.

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