"Dimettermi? Non credo di doverlo fare. Sarebbe un atto inutile e deresponsabilizzante. Le eventuali responsabilità, penali e civili, sono personali e spetta alla magistratura individuarle sul piano giuridico. Sul piano gestionale e organizzativo, ho sempre ponderato le decisioni più opportune, cercando di bilanciare ogni atto tra la salvaguardia dei pazienti e l'interesse collettivo". Sono le parole di Anna Iervolino, direttrice generale dell'Azienda ospedaliera dei Colli che comprende gli ospedali Monaldi, Cto e Cotugno di Napoli, intervistata da Mattino, Repubblica e Corriere del Mezzogiorno. "Non ho la presunzione - aggiunge - di conoscere il dolore che prova una madre in momenti come questo. Posso solo immaginarlo e lo faccio ogni giorno. Ma resto qui. Sento il dovere di trovare le soluzioni affinché quello che è capitato a Domenico non si ripeta più".
La vicenda della fallita operazione al cuore e del decesso del piccolo Domenico Caliendo, spiega la dg, "l'ho dovuta mettere a fuoco progressivamente. I primi giorni, in base alle notizie ricevute, simili a tante altre relative a trapianti difficili ma che poi si risolvono nel migliore dei modi, ero preoccupata ma speranzosa. Poi ho avuto contezza della gravità dell'accaduto. Non ci ho dormito la notte per la partecipazione anche emotiva al dramma che si profilava per il piccolo e i suoi genitori. Ho la coscienza di aver fatto ogni scelta con responsabilità, ponderazione, attenzione massima e spirito di servizio, sia prima di questo dramma sia durante queste sofferte settimane". Di fronte alla notizia della nuova ispezione straordinaria disposta dalla Regione Campania, Iervolino assicura: "Continuerò a collaborare come ho fatto sin dal primo giorno, con i carabinieri, poi con gli ispettori regionali e ministeriali".
I primi dubbi dopo le dimissioni del cardiologo -
La direttrice generale ha ripercorso con ordine le tappe del dramma, che "mi ha segnata profondamente sul piano umano, come donna e come madre. Ma come direttore generale sento di aver fatto tutto ciò che dovevo". Alla domanda su come siano andate davvero le cose, spiega: "Una catena di errori. Non spetta a me trovare responsabilità penali, quello è compito della magistratura. Ma trovo inconcepibile che a Bolzano, in un ospedale che dovrebbe essere attrezzato, sia stato fornito a un’équipe medica il ghiaccio secco: lo sanno pure i bambini".
Tutto inizia il giorno dell'intervento: "Il 23 dicembre andai dai genitori di Domenico che aspettavano davanti alla camera operatoria in attesa del trapianto del figlio. Erano agitati, mi dissero: "abbiamo un brutto presentimento". Tentai di rassicurarli. La sera di quel giorno, alle 21.30, mi dicono dalla direzione medica di presidio che il cuore del bambino non è ripartito e che esce dalla sala operatoria in Ecmo. Una comunicazione che ho ricevuto molte altre volte anche per trapianti coronati poi da successo". Poi, i primi segnali di allarme: "Lunedì 29 scatta per me il primo vero allarme: apprendo che il dottore Giuseppe Limongelli, cardiologo che conosceva la famiglia, si dimette in quanto non avvertito dal team trapiantologico dell'accaduto. Da lì nascono i miei primi dubbi. Qualcosa non tornava e cercai di capire cosa".
La convocazione del primario di cardiochirurgia -
"Il 30 dicembre convoco dunque la responsabile del percorso trapianti Marisa De Feo e il primario della cardiochirurgia pediatrica Guido Oppido, che aveva effettuato l'intervento. Vengono nella mia stanza il giorno dopo insieme alla direttrice sanitaria". Le dicono "che il cuore trapiantato è giunto da Bolzano danneggiato dal ghiaccio secco, ma che gli atti chirurgici erano stati fatti bene". In particolare, "Oppido ci disse che c’era stato un problema provocato dal "ghiaccio non idoneo" che era stato fornito dall’ospedale di Bolzano, dove era avvenuto l’espianto. E che il cuore "non è partito". Ci concentrammo sul particolare del ghiaccio... poi comunque decidemmo di chiedere a Oppido e alla De Feo una relazione scritta, nero su bianco. Era il 31 dicembre".
Un documento che è arrivato "l’8 gennaio". Per quanto riguarda il tempo impiegato per redigerlo: "Bisogna tenere conto della accuratezza della relazione che avevamo chiesto, che comunque non giustifica il ritardo. Fino a quel momento però non avevo elementi, se avessi saputo della gravità della vicenda avrei sollecitato".
La scoperta del cuore congelato -
"L’8 gennaio, nella relazione scritta da Oppido e dalla dottoressa Gabriella Farina, che aveva effettuato l’espianto a Bolzano, scopriamo il particolare del cuore congelato". Gabriella Farina scrive che all’ospedale di Bolzano aveva chiesto del ghiaccio per coprire l’organo da trasportare: "Ma non era ghiaccio adatto" e quindi quando venne aperto il contenitore il cuore "era un blocco di ghiaccio". Tutto confermato da Oppido: "ghiaccio improprio", "il cuore era un blocco di ghiaccio". A sedici giorni di distanza dall’intervento. E' stato allora che la manager dell'Azienda Iervolino dice di essersi sentita "tradita" dal primario Guido Oppido, "anche perché è preciso dovere deontologico di un medico informare correttamente i familiari dei pazienti. Da quel che è emerso fino ad ora, questo dovere non è stato adempiuto e anche per questo è stata disposta la sospensione".
"Il 9 gennaio avviamo un audit nominando una commissione, oltre a due medici interni, direttore medico e risk manager, chiediamo al Centro regionale trapianti di designare un loro delegato. Ci sono due audizioni, una il 13 gennaio e un’altra il 28, e viene confermata la vicenda del ghiaccio secco invece di quello naturale, fornito da Bolzano". Alla domanda su come sia stato possibile che nessuno se ne sia accorto, la dg chiarisce: "La direzione sanitaria mi dice che il ghiaccio secco non dovrebbe proprio esistere in sala operatoria perché rovina i tessuti organici. Poi abbiamo appreso da servizi giornalistici televisivi che a Bolzano addirittura sono andati a prenderlo all’esterno, in un’officina dell’ospedale, pare".
L'esigenza di garantire la continuità dell’assistenza -
A quel punto, "sono di fronte a una situazione diffusissima e incredibile, ho bisogno di rapportarmi e il 29 gennaio vado in Regione per parlare con il direttore generale della Tutela della salute. Gli racconto tutto e gli chiedo come devo comportarmi. Mi risponde: “Ok, ne parlo e ti faccio sapere”. E io aspetto. Il 2 febbraio non so ancora nulla, sono di fronte all’esigenza di garantire la continuità dell’assistenza, tenere in sicurezza i pazienti ricoverati e individuare i giusti provvedimenti. Chiaramente non posso interrompere un servizio pubblico essenziale. Tra l’altro c’è Domenico che deve essere seguito. Non posso interrompere la continuità assistenziale. E non posso intervenire sulla cardiochirurgia pediatrica che è l’unica in tutta la regione. Incontro gli infermieri del reparto, quelli poi della lettera di denuncia. Sono scioccati per quanto accaduto. Io apprendo solo in quel momento della situazione così difficile in reparto. Si decide di sospendere il servizio di trapianto pediatrico, ma Domenico deve essere garantito. Rifacciamo tutta una organizzazione per lui, per assisterlo al meglio".
© Withub
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Il clima conflittuale in reparto -
Quanto al clima conflittuale descritto nelle lettere degli infermieri, precisa: "Le lettere sono successive al trapianto di Domenico. Sono al Monaldi dal luglio 2022. Ricordo un cardiochirurgo che è tornato a Roma. So di infermieri che hanno chiesto di essere trasferiti, non ho capito se per condizioni di lavoro pesanti o per incompatibilità con il primario. Solo ora leggo di situazioni difficili in anni in cui io lavoravo in un’altra azienda. Oppido è al Monaldi dal 2017, quando sono arrivata era già primario. Mi hanno sempre detto che era un medico validissimo, pur con un cattivo carattere".
La sospensione ufficiale -
Per quanto riguarda l’Ufficio tutela della salute della Regione, Iervolino racconta: "Il 3 febbraio faccio una telefonata per chiedere informazioni, invio anche dei messaggi. Il 4 febbraio comunico le mie intenzioni, chiedo il parere del Crt e insisto. Il Crt esprime parere favorevole". A proposito del fatto che la Regione fosse quindi a conoscenza dell'accaduto, aggiunge: "Nell’audit il linguaggio utilizzato era molto tecnico. Non sono un medico. Però ho informato del ghiaccio secco, del cuore diventato un blocco di ghiaccio". La sospensione arriva ufficialmente il 5 febbraio, come conferma Iervolino: "Dopo aver inviato una bozza del provvedimento di sospensione il 4 febbraio comunico al responsabile del Crt, e per conoscenza alla Regione, la delibera urgente di sospensione adottata nelle more di un nuovo modello organizzativo facendo riferimento all'evento di particolare gravità".
Per quanto riguarda i tempi, sottolinea: "Tutto è accaduto in una congiuntura difficile, con la giunta insediata da pochi giorni. Ma come dg non ho nascosto alcunché, anzi sono intervenuta in prima persona per far emergere quanto accaduto".
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Il contenitore usato per trasportare l'organo -
Quanto al contenitore usato per trasportare l’organo, sottolinea: "In ospedale abbiamo i Paragonix, celle ad alta tecnologia, già dal 2023. E sono stati fatti corsi per permettere al personale di utilizzarli. Quando ho chiesto al responsabile mi ha detto che il personale dei trapianti per gli adulti li aveva frequentati, quello del percorso pediatrico li aveva disertati. Per gli adulti abbiamo già utilizzato almeno trenta Paragonix".
La revoca degli incarichi e la convenzione col Bambino Gesù -
Dopo il parere favorevole del Centro regionale trapianti, la dg ha proceduto con la "revoca dagli incarichi del responsabile del programma di cardiochirurgia pediatrica e dei responsabili di tutte le fasi. Ma bisognava trovare chi subentrasse". Tenendo conto anche della "consapevolezza che quella del Monaldi è l'unica cardiochirurgia pediatrica del Centro Sud".
"Il 9 febbraio ho contattato il Bambino Gesù e ho chiesto al direttore sanitario se potevano darmi una copertura. È stato l’inizio di un discorso, non facile, portato a termine. Oggi quattro di loro sono qui da noi giorno e notte, si lavora all’integrazione con il nostro personale. La prossima settimana verrà effettuato il primo intervento. L’assistenza è garantita". Una convenzione che costa "circa 160mila euro e comunque non ci sono alternative".
Le mancate comunicazioni alla madre -
Quanto al fatto che la madre non sapesse nulla, "il dovere di informare spetta al curante o un suo delegato. I rapporti con i genitori sono un dovere deontologico del medico. La madre è stata sempre in reparto e mi ha colpito la sua compostezza. Chiesi alla dottoressa Farina se le aveva detto ciò che era successo e lei mi disse di sì. Da avvocato mi ero posta il problema di sporgere una denuncia ma il 20 gennaio, quando stava indagando la commissione del risk management sanitario interna con il Crt, sono arrivati in ospedale i carabinieri per il sequestro della cartella clinica, sulla scorta di una denuncia presentata dalla mamma del piccolo Domenico l'11 gennaio. Ho quindi dedotto che i genitori fossero stati informati". Per informare la Regione però è passato quasi un mese: "Tutta l'istruttoria del risk managament e del consiglio di disciplina hanno tempi non brevi". Alla domanda se abbia più sentito Oppido e Farina, ha risposto: "No, dopo i primi audit non più".
Il modello organizzativo -
Quanto alla possibilità che il modello organizzativo abbia pesato sulla tragedia, "ad agosto del 2022, quando ho assunto la direzione, ho trovato un responsabile di programma e un modello tripartito con tre responsabili chirurgici. A seguito di ispezione del Centro nazionale trapianti nel corso del 2023, fu suggerito maggiore coordinamento e sinergie, e un'unificazione del percorso minori perché non conforme alle linee guida. Sulla base del volume di attività di Oppido, il Centro nazionale valutò positivamente il prosieguo nonostante la bassa quota di trapianti effettuati", solo due dal 2021 compreso Domenico. "Da tecnico non avrei attivato l'attività trapianti pediatrici ma attivazione o soppressione del programma è competenza regionale".
L'ispezione al Monaldi annunciata da Fico -
Quanto all'ispezione straordinaria al Monaldi annunciata lunedì da Fico, Iervolino spiega: "Sono serena e tranquilla e ho piena fiducia nel lavoro degli ispettori. Ho accolto anche quelli del ministero. In questi giorni ho prodotto tante relazioni e le abbiamo inviate man mano agli uffici regionali". A proposito di un'eventuale fuga di pazienti dal Monaldi dopo la vicenda di Domenico, ha chiarito: "Assolutamente no, siamo un’azienda di alta specializzazione e i pazienti hanno fiducia in noi. La verità è che dopo Domenico si è alimentato un clima difficile di sospetti. Abbiamo letto anche del caso di un bimbo trapiantato nel 2021 ma deceduto poi nel 2023 per cause che al momento non sembrano correlate al trapianto". E ribadisce: "Ripeto, sono totalmente serena, ho fatto quello che dovevo fare. Ma il dolore per la morte di Domenico non va via".