La successione di sangue

Iran, chi sono i tre fratelli di Ali Larijani pronti a prendere il suo posto alla destra di Khamenei

Dal capo del sistema giudiziario al medico cacciato dal Canada, la catena che tiene al potere gli ayatollah non si spezza

È una catena continua, di padre in figlio o di fratello in fratello, la linfa vitale che permette al regime degli ayatollah di non vacillare sotto le bombe americane e israeliane. Ogni alto ufficiale e ogni politico sa di avere il bersaglio sulla schiena e la linea di successione è già tracciata. È stato così per Mojtaba Khamenei, nuova Guida suprema dell'Iran dopo aver raccolto la pesante eredità del padre Ali. E così sarà - probabilmente - anche per Ali Larijani, il segretario del Consiglio supremo di Sicurezza nazionale. 

Il tre fratelli e l'ambizione a Guida suprema -

 Per la poltrona dell'ormai ex uomo forte di Teheran sono pronti in tre, tutti legati dal lignaggio (alto) e dal sangue. Non si tratta di figli questa volta, bensì di fratelli. C'è Sadegh Amoli Larijani, il più giovane capo del sistema giudiziario iraniano. Indossa il turbante bianco da religioso che non può vantare nel suo albero genealogico ascendenze fino al profeta Maometto. È lui il favorito a prendere il posto del fratello, considerato per molto tempo il leader de facto di Teheran nascosto all'ombra di Khamenei, e a subentrare a Mojtaba nel ruolo di Guida suprema nel caso i raid israeliani lo prendessero nuovamente di mira. Ci sono poi gli altri due fratelli. Mohamed Javad Larijani, consigliere dell’ex Guida suprema e segretario dell'Alto consiglio per i diritti umani di Teheran, e Bagher Larijani, medico espulso dal Canada durante una conferenza di endocrinologia.

I volti in ascesa, tra negoziatori estremisti e generali dei pasdaran -

 Nel ruolo di Larijani al Comitato di difesa potrebbe invece subentrare Said Jalili, ex capo negoziatore sul delicato tema del nucleare e oltranzista della risoluzione del conflitto a bombe e missili piuttosto che a un tavolo negoziale. In ascesa, secondo il giornalista d'opposizione Faramand Alipour, ci sarebbero anche i generali Eskandar Momeni, attuale ministro dell’Interno, e Ahmadreza Radan. Non solo un successore, ma già un'intera squadra di papabili è pronta. La leadership è unita, o perlomeno insiste nel dare questa immagine. L'idea sopravvive agli uomini, e non ha altra scelta perché per Teheran ogni vuoto di potere è caos. E il caos lascia piccoli spiragli di luce che potrebbero permettere alla popolazione di rialzare la testa e infiammare nuovamente le strade della capitale contro gli ayatollah. Forse una volta per tutte. 

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