Le dimissioni del capo antiterrorismo

La moglie uccisa dall'Isis, le frequentazioni ambigue e le accuse a Israele: chi è Joe Kent

Ascesa e declino del volto Maga: da fedelissimo di Trump a "paria" dell'intelligence, allontanato dai briefing con l'accusa di essere una talpa

© Ansa

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Joe Kent, il direttore del National Counterterrorism Centerha rassegnato le dimissioni con una lettera pubblicata su X ma la porta gli era già stata indicata da tempo. Il veterano delle Forze Speciali, con 11 missioni e un passato nella Cia, ha dichiarato di non poter sostenere "in coscienza" la guerra in Iran; la mossa ha scosso l’amministrazione Trump, che ha però reagito isolando l'ex fedelissimo e accelerando la sua sostituzione. In primis è arrivato l'affondo del presidente: "È un debole".

Eppur un tempo "si erano tanto amati". Kent è stata una figura iconica per la base Maga di Donald Trump. Nominato nel febbraio 2025 e confermato a luglio con 52 voti, ha sempre difeso le teorie sulle elezioni rubate del 2020 e descritto i rivoltosi del 6 gennaio come "prigionieri politici". La sua rottura con la Casa Bianca è un punto di svolta: una frattura profonda nell'ala radicale del movimento, un tempo suo principale sostegno.

La moglie uccisa dall'Isis in una guerra "fabbricata da Israele" -

 La vita di Kent è segnata dalla tragedia della moglie Shannon, crittografa della Marina uccisa dall'Isis in Siria nel 2019. Il 16 gennaio 2019 si trovava a Manbij, nel nord della Siria, quando un attentatore suicida dell'Isis fece esplodere il suo giubbotto esplosivo fuori da un ristorante frequentato dal personale americano. Shannon morì insieme ad altri tre americani: fu la prima donna americana uccisa in combattimento in Siria dall'inizio delle operazioni contro l'Isis. Nella lettera di dimissioni, Kent scrive che sua moglie è morta in una guerra “fabbricata da Israele”.

Israele "trascinò" gli Usa nella guerra in Iraq -

 Nel documento, Kent accusa ancora Israele per aver trascinato gli USA nel conflitto in Iraq del 2003.  Una frase che replica una delle narrazioni antisemite più longeve del panorama cospirazionista americano. I fatti storici dicono l'opposto: la guerra in Iraq del 2003 fu decisa dall'amministrazione Bush sulla base di intelligence americana (rivelatasi falsa) sulle presunte armi di distruzione di massa di Saddam Hussein.

Giravolte e frequentazioni ambigue -

 Ambiguità, incongruenze e giravolte nel profilo di Kent. Se oggi loda il raid del 2020 contro il generale iraniano Soleimani come prova di forza; all'epoca dell'operazione l'aveva invece criticata apertamente, temendo un'escalation bellica. Un'ambiguità che ha minato la sua credibilità come consigliere strategico, portando molti colleghi a dubitare della coerenza della sua linea politica. Fino all'estromissione dalle "stanze dei bottoni". Anche le frequentazioni di Kent non sono impeccabili: dai contatti con l'antisemita Nick Fuentes al sostegno a membri dei Proud Boys. Queste posizioni lo avevano già messo in rotta con figure chiave come il direttore dell'FBI Kash Patel senza considerare il suo scetticismo sugli aiuti all'Ucraina, visti come provocazione alla Russia.

La verità dietro l'addio -

 Nonostante il gesto eclatante, fonti della Casa Bianca avevano già rivelato che Kent fosse un "leaker" sospettato di fughe di notizie. Da mesi era escluso dai briefing riservati e l'amministrazione ne aveva chiesto la rimozione già da tempo. Ecco perché le sue dimissioni appaiono a molti osservatori come lo sfogo di un funzionario ormai esautorato, piuttosto che un reale atto di dissenso politico.

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