La Corte d’Appello vaticana ha decretato la "nullità relativa" del primo grado del processo al cardinale Angelo Becciu, al broker Raffaele Mincione e a Cecilia Marogna per l'acquisto di un palazzo a Londra. Sono stati riconosciuti errori procedurali. La Corte "non dichiara la nullità complessiva dell'intero giudizio di primo grado: del dibattimento come della sentenza. Questi infatti mantengono i propri effetti tanto nei confronti degli imputati che delle parti civili e del giudice di secondo grado", scrivono i giudici della Corte di Appello della Santa Sede. "Analogamente, nel nuovo dibattimento (al via a giugno) non potrà essere messa in discussione la responsabilità degli imputati prosciolti". La questione riguarda, tra i vari rilievi, il mancato deposito integrale del fascicolo istruttorio da parte del Promotore di giustizia.
La vicenda -
Angelo Becciu era stato condannato in primo grado a cinque anni e sei mesi di reclusione per peculato e truffa aggravata nell'ambito del procedimento giudiziario sulla compravendita di un immobile a Londra e sulla gestione dei fondi della Segreteria di Stato.
© Withub
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Chiesti atti al Pg, riparte il dibattimento -
Le difese del cardinale Angelo Becciu come degli altri condannati in primo grado nel processo per la gestione dei fondi della Segreteria di Stato, avevano chiesto in appello - come si ricorda nell'ordinanza - di dichiarare il giudizio nullo perché il Promotore di Giustizia avrebbe effettuato un deposito incompleto di quanto era risultato dall'istruttoria; alcuni documenti erano poi stati riprodotti coperti da omissis e non nella loro versione integrale.
Le difese contestavano anche che non erano stati "pubblicati tempestivamente" i Rescripta di papa Francesco, con i quali aveva modificato le norme derogando al codice di procedura. L'ordinanza della Corte d'Appello fa notare che ci si trova di fronte a una situazione inedita perché "nelle pronunce dei giudici vaticani non si rinvengono precedenti che facciano riferimento al deposito parziale del fascicolo istruttorio o al deposito di documenti parzialmente coperti da omissis". Ma è evidente il mancato rispetto del "principio della piena conoscenza di tutti gli atti raccolti durante la fase istruttoria da parte dell'imputato e del suo difensore".
Di qui la decisione di "nullità relativa" perché è stato "viziato un atto fondamentale del giudizio, quale è la citazione" e ora "ha come effetto che la Corte d'appello debba ritenere il giudizio e ordinare la rinnovazione del dibattimento avanti a sé". Quindi al termine dell'ordinanza di 16 pagine la Corte d'Appello vaticana, richiamando l'articolo 495 del codice di procedura penale, "ordina la rinnovazione del dibattimento; ordina all'Ufficio del Promotore di Giustizia di depositare in cancelleria, entro il 30 aprile 2026, tutti gli atti del procedimento istruttorio svolto nella loro versione integrale; concede termine alle parti, fino al 15 giugno 2026, per esaminare atti e documenti nonché per preparare le prove a difesa; fissa l'udienza del 22 giugno 2026, ore 9, per la comparizione delle parti al solo fine di fissare il calendario delle prossime udienze".
La difesa di Angelo Becciu -
"Esprimiamo soddisfazione per l'ordinanza della Corte di Appello che ha accolto le nostre eccezioni. Dimostra che sin dal primo momento avevamo ragione a rilevare la violazione del diritto difesa e a richiedere il rispetto della legge per celebrare un processo giusto". Così in una nota Fabio Viglione e Maria Concetta Marzo, avvocati del cardinale Angelo Becciu.
Il 22 giugno, dunque, è in programma la prima udienza per stabilire il calendario delle udienze successive.