diritti civili

Referendum che hanno cambiato l'Italia: il voto sul nucleare del 1987

L'8 novembre gli italiani misero la parola fine all'energia atomica dopo il tragico incidente di Chernobyl

© Ansa

© Ansa

L’8 e il 9 novembre 1987 gli italiani furono chiamati alle urne per esprimersi sul futuro dell’energia nucleare nel Paese. Il referendum arrivò poco più di un anno dopo il disastro della centrale di Chernobyl, avvenuto il 26 aprile 1986 nell'attuale Ucraina, allora parte dell’Unione Sovietica, un evento che aveva profondamente scosso l’opinione pubblica europea e riaperto il dibattito sulla sicurezza degli impianti atomici.

In quegli anni l’Italia possedeva già alcune centrali nucleari e aveva avviato progetti per lo sviluppo di nuovi impianti. Tuttavia l’incidente di Chernobyl cambiò radicalmente il clima sociale, facendo crescere timori sulla sicurezza e sull’impatto ambientale della produzione di energia nucleare.

Tre quesiti sul nucleare -

 La consultazione non chiedeva direttamente se mantenere o abolire il nucleare, ma proponeva tre quesiti che riguardavano alcuni aspetti chiave della politica energetica. Il primo puntava a eliminare i contributi statali destinati ai comuni che accettavano la costruzione di centrali nucleari sul proprio territorio. Il secondo mirava a togliere al governo la possibilità di decidere unilateralmente la localizzazione degli impianti in caso di disaccordo con le amministrazioni locali. Il terzo riguardava la partecipazione dell’Enel alla costruzione o gestione di centrali nucleari all’estero.

Il confronto politico -

 La campagna referendaria fu segnata da un forte dibattito pubblico. I movimenti ambientalisti e diversi partiti della sinistra sostennero il voto favorevole ai quesiti, vedendo nel referendum l’occasione per fermare lo sviluppo del nucleare in Italia. Altri settori politici e industriali sottolineavano invece l’importanza dell’energia atomica per garantire autonomia energetica e ridurre la dipendenza dalle importazioni di petrolio.

I numeri del voto -

 Alle urne partecipò circa il 65% degli aventi diritto. Tutti e tre i quesiti furono approvati con una larga maggioranza di voti favorevoli, che superarono in ogni caso il 70%. Il risultato segnò una chiara indicazione dell’elettorato contro la prosecuzione del programma nucleare nazionale. Dopo il referendum il governo avviò progressivamente la chiusura delle centrali nucleari italiane e interruppe i progetti per nuovi impianti. Negli anni successivi i reattori ancora in funzione furono spenti e il Paese abbandonò la produzione di energia nucleare.

Ti potrebbe interessare