LE SFIDE DEL CLIMA

La Lombardia guarda al futuro

La Legge per il Clima della Regione Lombardia nasce proprio per affrontare le sfide del climate change, lavorando su due principi: neutralità carbonica, con l'impegno alla produzione delle rinnovabili, e resilienza dei territori

di Marco Vassallo
© E-Planet

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Temperature in aumento, fenomeni meteorologici imprevedibili. I dati nel mondo e in Italia ce lo confermano, il clima sta cambiando rapidamente. Giusto agire nella nostra quotidianità, ma c'è anche bisogno di interventi normativi per permettere all’economia e all’agricoltura di resistere impattando il meno possibile.

È da questi presupposti che in Lombardia è nata la Legge per il Clima, un provvedimento tra i primi in Europa a definire una cornice chiara ed organica per affrontare le sfide del climate change. Due i principi cardine della legge: neutralità carbonica, con l'impegno alla produzione delle rinnovabili, e resilienza dei territori.

Giorgio Maione, Assessore Ambiente e Clima Regione Lombardia:La scelta importante è quella di far sì che la nostra regione Lombardia nel 2050 sia una regione a totale emissione 0 di CO2. E questo lo vogliamo fare diversificando le fonti energetiche. Si parte sicuramente dalle energie rinnovabili più tradizionali come l'idroelettrico, essendo la nostra regione la più grande produttrice di energia elettrica del paese. Fino ad arrivare al biogas e al biometano, che diventa strategico per ridurre le emissioni nocive in atmosfera”.

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Quali sono le filiere locali che saranno protagoniste delle conseguenze di questa legge?

Un po' tutte, perché se pensiamo alle attività agricole sicuramente il cambiamento climatico entra pienamente in quella che è la gestione del bene acqua, oppure l'utilizzo di tecnologie che possano essere più resistenti a temperature più rigide o a ondate di calore”.

I boschi urbani sono e saranno le aree verdi delle città e le filiere di provincia si nutriranno sempre di più di energia pulita.

Siamo andati a conoscere da vicino un esempio virtuoso in Val Camonica. Qui gli scarti del legno vengono recuperati e diventano energia.

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Corrado Tomasi, Sindaco di Temù:Il riscaldamento che prima qui andava a gasolio, quasi dappertutto, l'abbiamo sostituito invece con un'energia prodotta da fonti rinnovabili. Produciamo più energia di quanta ne consumiamo in Alta Valle Camonica".

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"Da qui parte la filiera bosco-legno, inizia la lavorazione del legno buono, il legno nobile. Tutto lo scarto, invece, lo bruciamo nella nostra centrale. Abbiamo uno dei sistemi di riscaldamento più ampi dell'arco alpino e siamo contenti perché abbiamo trasformato la produzione di energia dal fossile al rinnovabile, in modo particolare grazie agli scarti del legno”.

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Federico Faustinelli, AD So.Sv.A.V.: “So.Sv.A.V. è la società del teleriscaldamento dei comuni di Ponte di Legno e dei comuni di Temù, e serve più o meno 1800 utenti. Una volta recuperati gli scarti, questi vengono portati nella caldaia, la caldaia genera acqua calda e l'energia elettrica da poter vendere sul mercato. Proprio perché abbiamo questi scarti, noi possiamo utilizzare un materiale di riuso per generare questo calore, mettendo gli utenti nelle condizioni di poter rimuovere tutti gli obsoleti impianti che vanno a gasolio”.

Emanciparsi dalle fonti fossili non è più una raccomandazione, ma una misura necessaria per il futuro.