A 96 anni

Berlino, è morto il filosofo tedesco Jürgen Habermas

Lo ha reso noto la sua casa editrice

© Afp

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È morto a 96 anni il filosofo e sociologo tedesco Jürgen Habermas a Starnberg, nei pressi di Monaco di Baviera. Lo ha reso noto la sua casa editrice, Suhrkamp. Le sue opere sulla comunicazione, la razionalità e la sociologia lo hanno reso uno dei filosofi più influenti al mondo e una figura intellettuale di spicco nella sua Germania natale. Habermas è intervenuto spesso su questioni politiche nel corso di diversi decenni. La sua ampia produzione letteraria ha superato i confini delle discipline accademiche e filosofiche, fornendo una visione della società moderna e dell'interazione sociale. Tra le sue opere più note figurano i due volumi della “Teoria dell'agire comunicativo”.
 

Habermas apparteneva alla seconda generazione della cosiddetta Scuola di Francoforte ed è stato professore di filosofia all'Università Goethe di Francoforte sul Meno. Nato a Dusseldorf il 18 giugno 1929, è stato uno dei principali esponenti della teoria critica e tra i pensatori più influenti del secondo dopoguerra europeo. Tra le sue opere più note figurano anche "Storia e critica dell'opinione pubblica" (1962) e "Conoscenza e interesse" (1968). Nel corso della carriera accademica ha insegnato anche a Heidelberg, Berkeley e Princeton, contribuendo allo sviluppo della teoria dell'etica del discorso e della democrazia deliberativa. Habermas è stato inoltre una figura centrale del dibattito pubblico in Germania, intervenendo su temi politici e storici, tra cui il confronto sulla memoria del nazismo negli anni Ottanta e le discussioni sul futuro dell'Europa.

L'intellettuale era nato con una fessura palatale che gli aveva richiesto ripetuti interventi chirurgici durante l'infanzia, un'esperienza che ha contribuito a plasmare il suo pensiero successivo sul linguaggio. Il filosofo ha affermato di aver sperimentato l’importanza del linguaggio parlato come "un livello di comunanza senza il quale noi, come individui, non possiamo esistere" e ha ricordato le difficoltà che ha avuto nel farsi capire. Ha anche parlato della "superiorità della parola scritta" e ha affermato che "la forma scritta nasconde i difetti di quella orale". Considerato uno dei filosofi e sociologi più influenti del XX e XXI secolo, ha continuato fino agli ultimi anni a intervenire nel dibattito politico e sociale internazionale.

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