LA TRUFFA

Roma, si finge agente segreto e promette incarichi di governo: arrestato il truffatore dei badge falsi

Le vittime della truffa avrebbero versato decine di migliaia di euro convinte di poter ottenere incarichi o facilitazioni per entrare nelle istituzioni

© Istockphoto

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Per mesi avrebbe costruito una messinscena degna di un film di spionaggio: auto con lampeggiante, distintivi istituzionali falsificati e incontri nei pressi dei palazzi del potere. All'inizio si presentava come prefetto o viceprefetto. Solo dopo aver conquistato la fiducia degli interlocutori rivelava di essere un agente dei servizi segreti. A quel punto arrivava la proposta che avrebbe convinto diverse persone a consegnargli ingenti somme di denaro: la possibilità di ottenere un lavoro alla Presidenza del Consiglio grazie alle sue conoscenze. Come racconta Il Messaggero, protagonista della vicenda è un 33enne, arrestato mentre si muoveva nel centro della Capitale spacciandosi per uomo delle istituzioni.

La truffa costruita nei dettagli -

 Il sistema era studiato per sembrare credibile. L'uomo si muoveva su vetture di grossa cilindrata dotate di lampeggiante e mostrava badge istituzionali apparentemente autentici. In questo modo riusciva a rafforzare l'illusione di avere accesso diretto ai palazzi della politica e dell'amministrazione pubblica. Secondo le prime ricostruzioni, alcune vittime avrebbero versato decine di migliaia di euro convinte di poter ottenere incarichi o facilitazioni per entrare nelle istituzioni. In totale, la cifra raccolta dal 33enne potrebbe arrivare a circa 150 mila euro.

L'arresto vicino a Palazzo Chigi -

 Il 10 marzo scorso l'uomo è stato fermato dalla polizia nei pressi di Largo Chigi, a pochi passi dalla sede del governo. Gli agenti avevano notato un'auto sospetta parcheggiata vicino a un bar. A bordo del veicolo, preso a noleggio, c'erano il presunto falso agente, il suo autista e due collaboratori. Durante il controllo sono saltati fuori badge e distintivi sospetti che hanno portato al trasferimento di tutti in questura. Il 33enne è stato arrestato in flagranza e deve rispondere di sostituzione di persona, truffa, contraffazione e utilizzo illecito di segni distintivi, oltre che di millantato credito.

Gli oggetti sequestrati -

 La perquisizione dell'auto ha restituito un vero e proprio kit per rendere credibile il personaggio: una paletta segnaletica, tre radio ricetrasmittenti, una pistola scacciacani e un'arma da collezione. Gli investigatori hanno inoltre trovato una stampante utilizzata per produrre i tesserini istituzionali falsi.

Collaboratori raggirati -

 Con lui c'erano tre persone, inizialmente denunciate per il possesso dei badge contraffatti. Tuttavia, secondo quanto emerso in questura, anche loro sarebbero rimaste vittime della messinscena. Uno dei tre aveva persino con sé una placca originale della polizia risultata rubata, circostanza che ha fatto scattare una denuncia per ricettazione. Uno dei truffati ha raccontato di aver conosciuto il 33enne perché vivevano nello stesso palazzo. Nel quartiere il l'uomo era conosciuto come viceprefetto e frequentava abitualmente il bar della zona. Proprio lì sarebbe nata la proposta di lavoro: l'uomo sosteneva di poter inserire nuovi collaboratori nei palazzi istituzionali, ma in cambio chiedeva denaro. A versare le somme non sarebbe stata solo la vittima, ma anche i suoi familiari, convinti di garantire al figlio un futuro professionale prestigioso.

I falsi incarichi nei palazzi istituzionali -

 In attesa di un posto ufficiale, il giovane sarebbe stato coinvolto nel presunto staff del finto agente. Insieme ad altri collaboratori lo accompagnava agli incontri che diceva di avere in città. Tra le destinazioni citate ci sarebbero stati anche la Cassazione e Palazzo Chigi. Il ragazzo ha raccontato agli investigatori di averlo visto entrare negli edifici mentre lui restava all’esterno ad aspettarlo. Solo una volta sarebbe stato fatto entrare in un ufficio a Largo Chigi, presentato come sede della Presidenza del Consiglio. Lì, secondo il suo racconto, sarebbe stato accolto da una segretaria e presentato a un presunto collega dell'indagato.

Indagini ancora aperte -

 Gli investigatori della Digos stanno ora cercando di capire fino a che punto la messinscena sia riuscita a spingersi dentro le istituzioni e se il 33enne sia davvero riuscito ad accedere ad alcuni uffici pubblici sfruttando i suoi falsi documenti. Un dettaglio che potrebbe chiarire quanto fosse estesa la truffa e quante persone siano cadute nella rete del sedicente agente segreto.