Aveva scelto di non diventare madre, ma è comunque rimasta incinta. La donna si era sottoposta all'intervento per la chiusura delle tube di Falloppio, un metodo contraccettivo chirurgico che prevede la legatura delle tube per evitare la fecondazione. Non fosse che, in sala operatoria, proprio questo passaggio è saltato: durante l'operazione, i sanitari non hanno legato le tube. E, peggio ancora, non hanno avvisato la paziente che, credendo di non essere più fertile, è rimasta incinta.
Il caso è finito in tribunale, dove i magistrati hanno stabilito la violazione del diritto all'autodeterminazione nelle scelte sulla procreazione e, per questo, hanno stabilito che l'azienda sanitaria dovesse pagare un risarcimento danni per la gravidanza indesiderata. Per il danno dubito da Asuit, l'Azienda sanitaria universitaria integrata del Trentino, sono stati citati in giudizio due medici.
La Procura della Corte dei Conti, inizialmente, aveva chiesto 225.376 euro. Uno dei due sanitari ha pagato subito, versando 47.329 euro, mentre l'altro si è rivolto alla giustizia. Dopo aver tentato la difesa in aula, però, i giudici ne hanno riconosciuto la responsabilità. In totale, i due hanno pagato 114.941 euro.