la vicenda di traversetolo (parma)

Neonati sepolti, chiesti 26 anni per Chiara Petrolini | La giovane in aula: "Non sono una madre assassina"

Per la procura la 22enne è responsabile di duplice omicidio premeditato e soppressione di cadaveri

Ventisei anni di carcere, è questa la condanna chiesta dalla procura di Parma per Chiara Petrolini, la 22enne che avrebbe partorito e ucciso due neonati in casa per poi seppellirli nel suo giardino. Secondo gli inquirenti, infatti, la giovane sarebbe da ritenere responsabile di tutti i reati a lei contestati: due omicidi premeditati e la soppressione dei corpicini dei neonati. Per Petrolini entrerebbero in gioco attenuanti generiche, quali la giovane età e l'immaturità di cui parla la perizia psichiatrica, che verrebbero controbilanciate dalle aggravanti. 

Il peso delle aggravanti: "Premeditato per mesi, sapeva cosa sarebbe successo" -

 Secondo il procuratore, le attenuanti non possono prevalere sulle aggravanti per la "gravità intrinseca del fatto" e per "l'assoluta mancanza di difesa" dei neonati uccisi. A cui si aggiunge una premeditazione dei delitti durata diversi mesi "prima di averla portata a compimento" e, nel caso del secondo omicidio avvenuto a un anno dal primo, "la consapevolezza di come sarebbe andata a finire". Il tutto mentre Chiara Petrolini - ha continuato il procuratore - "ha avuto la forza di nascondere la gravidanza a tutti, a partire dai genitori e il fidanzato" e si è comportata con "spregiudicatezza nell'interfacciarsi con l'autorità giudiziaria e con gli amici". Non passa in secondo piano nemmeno la condotta della 22enne dopo il delitto, quando Chiara andò in giro per bar e pizzerie, e dall'estetista. Come se non fosse accaduto nulla.

Le parole di Petrolini in aula: "Non sono assassina" -

 "Sono stata anche descritta come un'assassina, come una madre che uccide i suoi figli, ma non sono questo. Io non ho mai voluto fare del male ai miei bambini". Lo ha detto Chiara Petrolini nelle dichiarazioni spontanee davanti alla Corte di assise di Parma che la sta processando per l'omicidio premeditato e la soppressione dei cadaveri dei suoi due figli neonati, partoriti a maggio 2023 e agosto 2024. Con voce monocorde e una sola breve interruzione, l'imputata ha parlato per circa sette minuti, leggendo un foglio. "Quei bambini erano parte di me, non gli avrei mai fatto del male, è una sofferenza che distrugge dentro". Ha aggiunto anche di non sapere di essere incinta e ha riconosciuto di aver "sbagliato, ma in quel momento volevo tenere i bambini vicino a me".

"Non ero sicura di essere incinta" -

 "Molti qui fuori mi hanno descritto come una brava ragazza, con la famiglia, amici, un ragazzo, che lavorava e studiava, ma questa era solo apparenza. Dentro mi sentivo sola anche quando non lo ero davvero. Era uno spazio vuoto che nessuno riusciva a riempire. Un malessere che mi accompagnava in tutte le mie giornate, mi sentivo sbagliata e giudicata", ha aggiunto Chiara Petrolini, imputata per il duplice omicidio dei suoi figli neonati.

"Ho sempre dichiarato che sapevo di essere incinta - ha detto ancora - ma perché mi sembrava l'unica spiegazione possibile. Non ho mai fatto un test di gravidanza, non sono mai stata sicura di esserlo. C'erano momenti in cui ci pensavo di più, come quando facevo la doccia e vedevo questa pancia di cui nessuno si accorgeva. Allora facevo le ricerche, ma non ho mai messo in atto niente, non so perché lo facevo, ero stanca e confusa".

"Non pensavo di essere incinta, - ha continuato, - nella mia testa dicevo che era impossibile, altrimenti gli altri se ne sarebbero accorti. Per quello mettevo in atto comportamenti come fumare o bere. Non ho mai avuto una nausea, mai presi farmaci per anticipare il parto, mai sono stata preoccupata di partorire in aereo.

"Oggi nessuno meglio di me può dire chi sono" -

 "Ci tengo a partire raccontando chi sono veramente. Certamente molti hanno raccontato chi sono, che vita facevo, che ragazza ero, ma penso che nessuno meglio di me oggi può dire chi sono. Se mi aveste chiesto un anno fa chi ero, molto probabilmente mi sarei descritta con poche semplici parole, senza andare nel profondo; oggi, grazie soprattutto al percorso che sto facendo, sto imparando a conoscermi meglio e, soprattutto, ad ascoltarmi. In molti, qui e fuori, mi hanno descritto come la brava ragazza, che viene da una buona famiglia, ha buoni amici, un ragazzo, una ragazza che studiava. Certamente chiunque mi vedeva poteva descrivermi così, ma questa era solo apparenza". Le parole, durante la sua dichiarazione in aula, di Chiara Petrolini,

La giovane ha detto di essersi sentita sola anche quando non lo era: "Non era una solitudine fatta di assenza di persone, ma di assenza di connessione. È come se dentro di me ci fosse uno spazio vuoto che nessuno riusciva a riempire. Il malessere che provavo era qualcosa di costante, che mi accompagnava in tutte le giornate".

Petrolini ha poi affermato di aver cercato di sorridere, scherzare e stare in compagnia, ma che di quella solitudine non riusciva a parlarne con nessuno, "perché mi sentivo tanto giudicata": "Ero arrivata a un punto di non riuscire più a dire niente a nessuno riguardo tutto quello che provavo e che sentivo".

Dopo il parto, "fisicamente stavo bene, dentro ero distrutta. Nessuno può capire il dolore di perdere un figlio se non gli è mai successo e non vuol dire niente se il giorno dopo sono uscita, sono andata dall'estetista e ho visto i miei amici. Non vuol dire che io non sia stata male, che non ci sto male per aver perso i miei due bambini. Non importa se il bambino era appena nato, se era una cosa inaspettata, quel bambino era parte di me. E io non gli avrei mai fatto del male", ha assicurato.

"Il dolore che si prova è una sofferenza che è difficile da far capire. In molti hanno parlato di me e della mia situazione, ma nessuno ha mai pensato a quello che si prova quando perdi un bambino. Ogni giorno mi alzo con un vuoto che faccio fatica a colmare, mi immagino se fossi qui, oggi come sarebbe, che mamma sarei, mille domande a cui non potrò mai dare una risposta. Col tempo però si prova ad andare avanti con una ferita che però non si è ancora rimarginata, ma che continua a sanguinare ogni giorno", ha raccontato ancora la 22enne di Traversetolo, che dopo il secondo parto, nell'agosto 2024, partì per una vacanza negli Usa con la famiglia. 

"Ho sbagliato, sto iniziando a riconoscerlo" -

 "Anche se non mi aspettavo queste due gravidanze, io sapevo che avrei tenuto i bambini e li avrei voluti crescere.
Quello che ho fatto dopo è stata una scelta sicuramente sbagliata, presa senza ragionare, che oggi sto iniziando a riconoscere, ma in quel momento per me è stata la scelta più giusta da fare: tenerli vicino a me, per non allontanarmi più da loro". Così ha concluso le sue brevi dichiarazioni spontanee Chiara Petrolini, prima dell'inizio della requisitoria della Procura.

La pm chiama per nome i neonati sepolti: "Sono bimbi reali" -

 "Siamo qui per la morte di due bambini che non esistono solo sulla carta, sono realmente esistiti. Ecco perché vi mostro l'immagine che abbiamo di Angelo Federico, si trovava in questa posizione". Così la pm Francesca Arienti, che insieme al procuratore Alfonso D'Avino conduce l'accusa per la Procura di Parma nel processo a Chiara Petrolini, iniziando la sua requisitoria e proiettando la foto del neonato morto, disseppellito dal giardino della casa di Traversetolo, ad agosto 2024.

Mentre veniva mostrata l'immagine del corpo senza vita del secondo bambino partorito (il primo trovato), i genitori della giovane, presenti in aula, non hanno guardato la foto. Il padre di Petrolini ha mostrato particolare commozione, appoggiando la testa tra le braccia, mentre la madre ha voltato la testa dall'altra parte.

La pm, diversamente dalla giovane che nelle dichiarazioni spontanee non lo ha mai fatto, ha anche chiamato i due bimbi morti con i nomi dati dai genitori, Chiara e l'ex fidanzato, al momento del riconoscimento per il certificato di morte, mesi dopo i fatti: Angelo Federico e Domenico Matteo. Ricostruendo la vicenda e le indagini, la pm ha detto che in Chiara "emerge la scelta netta di fare della propria gravidanza una cosa propria, di non manifestarla a nessuno e di mantenere stile di vita incompatibile e dannoso per il nascituro. Inoltre "è emersa la tendenza sistematica e pervasiva a mentire" da parte della giovane.

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