Il 21 marzo 2026 gli elettori italiani sono chiamati a votare su alcuni referendum abrogativi che riguardano il funzionamento della giustizia. I quesiti puntano a modificare o cancellare parti di norme esistenti su temi come l’organizzazione della magistratura e la responsabilità dei magistrati. Nei referendum abrogativi i cittadini non approvano una nuova legge, ma decidono se eliminare norme già in vigore. L’affluenza stimata è del 57,3%, ma non sempre è stata così bassa: in passato i referendum hanno registrato partecipazioni molto più elevate, con milioni di italiani alle urne. Dai temi sociali come il divorzio e l’aborto fino a questioni economiche e politiche come la scala mobile e il finanziamento pubblico ai partiti, ci sono state consultazioni che hanno davvero mobilitato le masse.
1974 Il referendum sul divorzio -
Il testo referendario chiedeva agli italiani se cancellare la legge che aveva introdotto il divorzio in Italia nel 1970. La legge era stata promossa dal deputato socialista Loris Fortuna insieme al liberale Antonio Baslini. Una parte del mondo politico e cattolico voleva invece abolirla. Tra i protagonisti della campagna referendaria ci furono Amintore Fanfani, che sostenne l’abrogazione, e Marco Pannella, tra i principali difensori della legge. L’affluenza fu altissima: circa l’87,7% degli elettori. Vinse il No con il 59,3%, quindi la legge sul divorzio rimase in vigore. Fu il primo referendum abrogativo nella storia della Repubblica e fu anche la prima volta che la televisione italiana trasmise lunghi confronti politici sul tema, contribuendo a mobilitare milioni di elettori.
1978 Referendum su finanziamento pubblico ai partiti e ordine pubblico -
In quell'anno gli italiani votarono su due quesiti. Il primo riguardava il finanziamento pubblico ai partiti, introdotto pochi anni prima per sostenere economicamente le attività politiche. Il secondo chiedeva di abolire alcune parti della cosiddetta legge Reale sull’ordine pubblico, che dava maggiori poteri alle forze di polizia negli anni del terrorismo. Tra le figure politiche più attive nella campagna referendaria ci fu ancora Marco Pannella, che sosteneva l’abrogazione delle norme. Tra i principali difensori delle leggi in vigore c’erano esponenti dei partiti di governo, tra cui Giulio Andreotti. L’affluenza raggiunse circa l’81,2%, uno dei livelli più alti mai registrati per un referendum. Il voto si svolse nel pieno degli anni di piombo, un periodo buio segnato dal terrorismo politico.
1981 Il referendum sull’aborto -
A inizio anni Ottanta si tennero più referendum, ma quelli più importanti riguardavano la legge 194 del 1978, che regolava l’interruzione volontaria di gravidanza. Un quesito proponeva di limitare molto l’aborto, mentre un altro puntava quasi ad abolire completamente la legge. Tra le figure centrali della campagna ci furono Emma Bonino e Marco Pannella, che difendevano la legge esistente. Dall’altra parte si schierò il Movimento per la vita guidato da Carlo Casini. L’affluenza fu circa il 79,4%. La maggioranza degli elettori respinse entrambe le proposte di modifica e la legge 194 rimase in vigore.
1985 Il referendum sulla scala mobile -
Il quesito riguardò la scala mobile, il sistema che adeguava automaticamente i salari all’inflazione. Il governo guidato da Bettino Craxi aveva deciso di ridurre questo meccanismo per contenere l’aumento dei prezzi. Il referendum chiedeva agli elettori se cancellare quella decisione. Il principale sostenitore della riforma fu proprio Craxi, mentre tra gli oppositori ci furono il Partito Comunista e una parte del sindacato, guidata da figure come Luciano Lama. L’affluenza fu circa il 77,9%. Vinse il No, quindi il taglio alla scala mobile rimase in vigore.
1993 I referendum che cambiarono la politica italiana -
Nel 1993 si svolsero diversi referendum in un momento di grande crisi politica legata alle inchieste di Tangentopoli. Tra i quesiti più importanti c’era quello sul finanziamento pubblico ai partiti e quello sulla legge elettorale del Senato, che aprì la strada a un sistema più maggioritario. Tra i promotori principali ci fu Mario Segni, affiancato da Marco Pannella. Molti partiti tradizionali, tra cui quello guidato da Bettino Craxi, si trovarono invece in difficoltà in un clima di forte sfiducia dell’opinione pubblica. L’affluenza arrivò a circa il 77% e in molti quesiti prevalse il Sì, cioè l’abrogazione delle norme esistenti. Il risultato contribuì a trasformare profondamente il sistema politico italiano e a segnare il passaggio dalla Prima alla Seconda Repubblica. In quel periodo molti leader dei partiti tradizionali erano coinvolti nelle inchieste giudiziarie sulla corruzione.