La competizione per l’Oscar alla miglior attrice agli Academy Awards sembra avere già un esito scritto. Ancor prima della chiusura delle votazioni, avvenuta il 5 marzo, l’attenzione degli osservatori si è concentrata sulla favorita: Jessie Buckley, che grazie a "Hamnet" sta accumulando riconoscimenti da settimane.
Nella cinquina delle candidate figurano anche Emma Stone, già vincitrice di due Oscar, per "Bugonia", Renate Reinsve per "Sentimental Value" e Rose Byrne per "Se solo potessi ti prenderei a calci". Tra loro, c’è anche chi sembra già aver vinto qualcosa di più intimo e personale: Kate Hudson, candidata per "Song Sung Blue. Una melodia d’amore".
Per lei, la vera conquista non è la statuetta, ma una battaglia molto più lunga: quella combattuta contro le proprie paure.
Una carriera in sospeso -
Kate Hudson era già stata candidata agli Oscar nel 2001 come miglior attrice non protagonista grazie alla Penny Lane di "Quasi famosi" di Cameron Crowe. Figlia dell’attrice Goldie Hawn e del cantante Bill Hudson, ma cresciuta accanto a Kurt Russell, che le ha fatto da padre sin da quando aveva tre anni, l’attrice ha costruito negli anni una carriera solida.
Molto amata nelle commedie, ha lavorato anche con registi come Robert Altman, Rob Reiner, James Ivory, Garry Marshall e Barry Levinson. Eppure, accanto al successo nel cinema, esisteva un desiderio rimasto a lungo in sospeso: cantare.
La voce ritrovata -
In "Song Sung Blue. Una melodia d’amore", diretto da Craig Brewer e distribuito in Italia l’8 gennaio da Universal Pictures, Kate Hudson interpreta Claire Sardina, figura centrale della tribute band dedicata a Neil Diamond, i "Lightning & Thunder".
Accanto a lei c’è Hugh Jackman, nel ruolo di Mike. La band conquistò negli anni Ottanta e Novanta una certa notorietà nel circuito delle tribute band di Milwaukee, una storia raccontata anche nel documentario del 2008 di Greg Kohs, che seguiva la coppia tra festival locali e matrimoni.
Per Hudson, il ruolo ha significato qualcosa di più di una semplice interpretazione: è stato l’occasione per portare sullo schermo una parte di sé rimasta a lungo nascosta.
La paura e la svolta dopo la pandemia -
All’epoca di "Quasi famosi", racconta l’attrice, il desiderio di cantare era già presente, ma accompagnato da una forte esitazione. L’idea di incidere un disco le sembrava rischiosa: temeva che una scelta simile potesse compromettere la sua carriera da attrice.
Per molto tempo ha preferito non mettere in discussione un equilibrio che funzionava. Solo dopo la pandemia ha iniziato a interrogarsi su ciò che le mancava davvero. Pur felice della sua vita familiare — con tre figli avuti rispettivamente da Chris Robinson, Matthew Bellamy e dall’attuale compagno Danny Fujikawa — sentiva di non aver espresso completamente la propria creatività.
La scintilla è arrivata assistendo al concerto di Paul McCartney al Glastonbury Festival. Il giorno dopo, racconta, si è resa conto di non essere soltanto un’attrice: la musica aveva sempre fatto parte della sua vita. Così ha deciso di correre il rischio.
Dal primo album alla nomination -
Da quella decisione è nato "Glorious", il suo primo album. Tuttavia, rimaneva una paura difficile da superare: esibirsi dal vivo.
Kate Hudson ha iniziato allora a lavorare su se stessa, allenando — come dice lei — "nuovi muscoli" per affrontare il palco e accettare una maggiore vulnerabilità. In questo percorso il film è arrivato quasi come un dono inatteso.
Fu proprio Hugh Jackman a suggerire il suo nome al regista dopo averla ascoltata cantare alla CBS nel 2024, durante la promozione del disco. Hudson aveva già cantato sullo schermo, ad esempio nel karaoke di "Come farsi lasciare in 10 giorni" accanto a Matthew McConaughey, ma questa volta l’esperienza è stata diversa. Le performance musicali nel film hanno avuto un ruolo decisivo nella conquista della nomination.
Radici familiari -
Hudson non ha mai nascosto il proprio background familiare nel mondo dello spettacolo. Alla prima newyorkese del film ha riunito accanto a sé gran parte della famiglia: Goldie Hawn, Kurt Russell, il compagno, l’attore Danny Fujikawa, e il figlio maggiore Ryder Robinson.
Proprio la musica l’ha spinta a guardare più da vicino alle proprie radici. Il padre Bill faceva parte della band "The Hudson Brothers" insieme ai fratelli Brett e Mark, mentre nella famiglia paterna non mancavano altre figure legate alla musica, tra cui il nonno violinista e una bisnonna siciliana con lo stesso talento.
Hudson ricorda che da bambina amava sedersi al pianoforte per scrivere canzoni. Non era cresciuta in una famiglia di musicisti nel senso stretto, ma quella inclinazione era sempre stata lì, pronta a emergere. Oggi, dice, sa finalmente riconoscerla: è il suo lato Hudson. E anche se agli Oscar viene data come favorita Jessie Buckley, Kate ha già vinto la sua statuetta: ritrovare se stessa.
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