Tra i due litiganti, il terzo gode. Anche quando a essere conteso è il posto da uomo più ricco d'Italia. Per mesi e mesi la sfida è stata una questione privata tra Giovanni Ferrero (erede della Nutella di Alba) e Andrea Pignataro (il finanziere bolognese a capo del colosso Ion Group). Due mondi diversi, ma entrambi saldamente in cima alle classifiche di "Fortune" e "Forbes". Poi, in pochi giorni, è arrivato un terzo contendente a rimescolare le carte: Giancarlo Devasini, 62 anni e felpe con il cappuccio da vero nerd, noto per uscire quasi solo di sera e non rilasciare interviste. Che aveva rotto il velo di riservatezza solo quando era entrato nella proprietà della Juventus.
Secondo l’ultimo aggiornamento della classifica "Forbes", il suo patrimonio stimato ha raggiunto gli 89,3 miliardi di dollari, più del doppio di quello di Ferrero (fermo a 48,8 miliardi) e ben oltre Pignataro (42,6 miliardi). Devasini è ora il primo italiano nella lista dei super-ricchi globali (che ha confermato al vertice Elon Musk con un patrimonio di 839 miliardi di dollari, quasi un terzo del Pil italiano) e al di sopra persino di Warren Buffett. Mentre la maggior parte degli italiani non ha mai sentito il suo nome.
Dal bisturi al Bitcoin -
La storia di Devasini inizia a Torino, dove nasce nel 1964, ma presto si sposta a Casale Monferrato, dove frequenta il liceo "Palli". Da ragazzo ha già una passione doppia: l’informatica e il commercio. Si laurea però in Medicina a Milano nel 1990 (il padre era ginecologo) specializzandosi in chirurgia plastica. Una carriera che però dura appena due anni. "Tutto il mio lavoro mi sembrava un imbroglio, lo sfruttamento di un capriccio", avrebbe detto in una rarissima intervista. Un giorno sparisce dalla clinica. Il mese dopo è già a Hong Kong, "a cercare di fare due lire", come ricorda un amico d’infanzia.
Un percorso tutt'altro che lineare: negli anni Novanta si butta nel commercio di componenti hardware. Nel 1995 finisce in una controversia legale con Microsoft per la vendita di chip contraffatti, risolta con una transazione extragiudiziale. Risorge e approda nel mondo delle criptovalute. Nelle chat degli appassionati appare con il nickname "Merlin. Nel 2012 entra in Bitfinex, allora una piccola borsa fondata dal francese Raphaël Nicolle. Due anni dopo, nel 2014, contribuisce alla nascita di Tether, intuendo prima di chiunque altro la necessità del mercato di avere un "dollaro digitale" stabile. Non senza inciampi: la piattaforma rischia il crac, l’ex socio Nicolle scompare dalla circolazione, Devasini sopravvive e rilancia.
Cos’è Tether e perché vale così tanto -
Per capire la ricchezza di Devasini bisogna capire Tether. Fondata nel 2014, Tether è la società che emette USDT, la stablecoin più scambiata al mondo: una valuta digitale ancorata al dollaro americano, progettata per offrire stabilità in un mercato, quello delle criptovalute, notoriamente volatile e poco regolamentato. Oggi in circolazione ci sono 184 miliardi di USDT. Ogni unità dovrebbe essere garantita da riserve reali: prevalentemente titoli di Stato americani a breve termine (oltre l’80% del totale), ma anche oro fisico e bitcoin.
Il modello di business è geniale nella sua semplicità: Tether raccoglie dollari veri dagli utenti, li investe in Treasury Bill americani che rendono interessi, ma non riconosce quasi nulla ai possessori di USDT. Il margine che rimane in casa è enorme: secondo i dati resi noti dalla società, nel 2024 Tether avrebbe generato circa 13,7 miliardi di dollari di utile netto con un organico di soli 300 dipendenti. Per fare un confronto, Stellantis (che produce milioni di auto ogni anno con oltre 200mila dipendenti) ha dichiarato utili simili nello stesso periodo. Il margine di Tether, secondo la stessa azienda, sfiorerebbe il 99%.
Miliardario in dieci giorni -
Tether è una società privata con sede legale in El Salvador, e come tale non ha un prezzo di mercato ufficiale. Ma gli scambi sui mercati secondari, dove le quote societarie vengono comprate e vendute tra investitori istituzionali, offrono un termometro. E il termometro, tra fine febbraio e i giorni successivi, ha segnato temperature altissime: la forchetta di valutazione della società è salita fino a 350-375 miliardi di dollari, secondo fonti del settore citate da "Forbes". Su questa base, la quota di Devasini (stimata tra il 44% e il 45%) varrebbe tra 89 e 156 miliardi.
Un anno fa, la stessa quota veniva valutata attorno ai 22 miliardi. Il rialzo in pochi giorni è stato di quattro volte. Come è possibile? In parte è l’effetto dei tassi di interesse elevati, che gonfiano i rendimenti delle riserve di Tether. In parte è il clima di euforia attorno alle criptovalute. In parte è la trattativa in corso per una possibile raccolta di capitali istituzionali, che avrebbe portato alla ribalta nomi come SoftBank e Ark Invest (anche se fonti vicine alla vicenda hanno poi smentito il coinvolgimento di SoftBank).
Un portafoglio insolito -
Tether non è solo una macchina per stablecoin. Il bilancio della società include 23 miliardi in oro fisico e 6,4 miliardi in bitcoin, il che la rende uno dei più grandi detentori privati di metallo giallo al mondo: a fine settembre 2025 risultavano 116 tonnellate, un livello paragonabile alle riserve di paesi come Corea del Sud, Ungheria o Grecia. In un solo trimestre, gli acquisti del gruppo avrebbero rappresentato quasi il 2% della domanda globale di oro e il 12% degli acquisti delle banche centrali nel periodo.
C’è poi il portafoglio di venture capital: oltre 120 società in cui Tether ha investito, per un valore superiore ai 10 miliardi di dollari. Tra queste, 200 milioni nel marketplace Whop.com e 775 milioni sulla piattaforma video Rumble. E poi, inaspettatamente, la Juventus. Devasini e l’amministratore delegato Paolo Ardoino, l’altro volto pubblico di Tether, sono tifosi bianconeri dichiarati. Con l‘11,7% del capitale, dopo il recente aumento, sono diventati il secondo azionista del club, alle spalle soltanto della Exor di John Elkann.
Il business man, ma non solo -
Chi è, concretamente, Giancarlo Devasini? La risposta è complicata, perché fa di tutto per non farsi trovare. Per anni il suo indirizzo era Lugano, zona Besso: un condominio anonimo, dove si diceva uscisse quasi solo a tarda sera, cappuccio in testa. Più di recente risulta residente a Roquebrune-Cap-Martin, in Francia, a due passi da Monaco, con buona pace della Svizzera che pure lo aveva coccolato come promotore del "Plan B" per l’adozione delle criptovalute. Il 22° uomo più ricco del pianeta ha donato alla città di Lugano una statua di Satoshi Nakamoto, il mitico e anonimo inventore del Bitcoin, opera della sua compagna, l’artista Valentina Picozzi.
I rischi di un impero digitale -
Dietro ai numeri da record, restano alcune fragilità strutturali. Il modello di ricchezza realizzato dipende dai tassi alti: se la Fed dovesse tagliare, i margini si ridurrebbero di conseguenza. Sul fronte normativo, il Genius Act ha aperto la strada a una supervisione più stringente sugli emittenti esteri di stablecoin, Tether inclusa. La concorrenza si fa più agguerrita, con Circle, Stripe e persino Meta pronti a contendere quote di mercato. E rimane aperta la questione della trasparenza: i conti della società non sono certificati da alcuna grande società di revisione, un’anomalia difficile da ignorare in un settore già nel mirino delle autorità di mezzo mondo.