Nomina frettolosa?

Caso Epstein: Londra pubblica i primi documenti su Mandelson, l'ex ambasciatore inglese negli Usa che mette in imbarazzo il premier Starmer

Secondo i documenti, i funzionari temevano che la nomina ad ambasciatore negli Stati Uniti comportasse un "rischio reputazionale"

Lo scandalo Epstein continua a scuotere il Regno Unito: la prima serie di documenti relativi alla controversa nomina di Peter Mandelson ad ambasciatore britannico negli Stati Uniti è già destinata a sollevare polemiche. Il materiale disponibile che l'esecutivo laburista è stato costretto a pubblicare - in cui ci sono gli scambi di messaggi e di rapporti transitati per Downing Street al tempo della designazione - è divenuto di interesse nazionale dopo le rivelazioni del Dipartimento di Giustizia statunitense che hanno dimostrato come Mandelson abbia continuato la sua corrispondenza con l'ex finanziere condannato per pedofilia e traffico sessuale, Jeffrey Espstein, (morto suicida in carcere nel 2019) per diversi anni dopo la sua condanna. Nell'occhio del ciclone, anche il premier in carica Keir Starmer, che sembra fosse stato avvertito sui "rischi" legati alla nomina dell'ex ambasciatore per i suoi stretti rapporti con il defunto faccendiere. 

Stando a quanto si legge nei documenti, i funzionari ritenevano che la nomina di Peter Mandelson ad ambasciatore inglese negli Usa comportasse un "rischio reputazionale" proprio a causa della sua relazione con Epstein. Le preoccupazioni erano state portate all'attenzione di Starmer già nel dicembre 2024, in un documento inviato al premier prima della nomina, considerata fondamentale per stabilire un buon rapporto con la seconda amministrazione Trump. Il documento di 147 pagine è stato pubblicato mercoledì sul sito web del governo. Mentre Starmer sta affrontando una tempesta politica per la sua decisione di affidargli l'incarico a Washington, la speranza dell'esecutivo è che i documenti dimostrino che Mandelson possa avere ingannato i funzionari sulla portata della relazione. 

Peter Mandelson, 72 anni, ex ministro del governo, ambasciatore e anziano statista del partito laburista al governo, è stato arrestato il 23 febbraio nella sua casa di Londra con l'accusa di cattiva condotta nell'esercizio delle sue funzioni pubbliche. È poi stato rilasciato senza condizioni di cauzione, ma le indagini della polizia sono ancora in corso. Mandelson ha negato qualsiasi illecito, non è stato incriminato e non è accusato di cattiva condotta sessuale.

Nelle carte diffuse dal governo, si citano inoltre le conclusioni di un'inchiesta della banca d'affari JP Morgan risalente al 2009 in cui si sottolineava "la relazione particolarmente vicina" mantenuta dal futuro ambasciatore con Epstein anche dopo la prima condanna di questi negli Usa per istigazione alla prostituzione di minorenni. Non solo: si faceva riferimento a un documento custodito nei National Archives britannici in grado di certificare almeno un incontro avvenuto fra Tony Blair, allora primo ministro, e lo stesso faccendiere americano "facilitato a suo tempo da Mandelson" in prima persona. Indicazioni che sembrano contrastare con l'autodifesa di Starmer, trinceratosi in Parlamento dietro una presunta consapevolezza non piena sugli scheletri nell'armadio di Mandelson e delle "bugie" che questi gli aveva detto. E su cui è scattata immediatamente la polemica delle opposizioni alla Camera dei Comuni nel dibattito seguito allo statement difensivo affidato dal governo al ministro Darren Jones subito dopo la pubblicazione dei primi documenti.

La pubblicazione, che riguarda solo una parte del materiale destinato a essere divulgato, porta alla luce carte che mettono in difficoltà il governo pure sulla mega buonuscita che Mandelson ha potuto reclamare all'atto del siluramento: pari a ben 547mila sterline (633mila euro) dopo appena 9 mesi di mandato. Cifra ridotta poi a 75mila sterline, versategli dal Tesoro nel pieno dello scandalo in seguito a una transazione negoziata.

La nomina ha fatto storcere il naso anche all'interno della cerchia del primo ministro: secondo gli appunti di una telefonata interna di Jonathan Powell, consigliere per la sicurezza nazionale di Keir Starmer, sarebbe stata "stranamente affrettata". Nel resoconto di una conversazione con Mike Ostheimer, il consulente legale di Downing Street, Powell affermava di aver trovato "insolito" il processo di nomina e di non ricordare incontri specifici sull'argomento. Il documento aggiunge che Powell aveva espresso preoccupazioni sull'individuo e sulla reputazione a Morgan McSweeney, allora capo di gabinetto di Starmer, che avrebbe risposto che "tali questioni erano state affrontate". Powell riteneva inoltre che il premier potesse aver avuto "un paio di conversazioni politiche" sul tema, senza però coinvolgerlo. Il resoconto segnala anche che Phillip Barton, allora massimo funzionario del ministero degli Esteri, aveva riserve sulla nomina di Mandelson.

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