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Juve-Inter, numeri e veleni

Torino tabù storico per i nerazzurri

Infortuni e tradizione negativa. La sfida del Delle Alpi contro la Juve, match fondamentale in chiave scudetto, rappresenta per l'Inter la vera prova di maturità: assenze permettendo, gli uomini di Cuper sono chiamati a sfatare un tabù che perdura ormai da decenni. Dal dopoguerra a oggi lo score dei nerazzurri a Torino è stato puntualmente negativo: 40 sconfitte, 9 pareggi, solo 7 successi, l'ultimo nel 1992/93, 102 reti subite, solo 46 fatte.

Mai un partita come le altre. Impensabile. Meglio, impossibile. Nel bene come nel male. Juve-Inter, il derby d'Italia, lo scontro  tra le due sole squadre mai retrocesse. Mondi e stili contrapposti, rivalità in campo e fuori. Forse, se possibile, addirittura qualcosa di più. Veleni, polemiche, liti furenti. Appuntamenti mai banali, spesso al limite. Dopo la beffa del cinque maggio 2002, del sorpasso in extremis, del 26° scudetto bianconero e dell'ennesima delusione nerazzurra, l'Inter arriva a Torino colpita da infortuni e assenze. La Juve, invece, l'attende ancor frastornata dalla batosta subita contro il Manchester. Premesse per un match tutto nervi e tensione.

Delle Alpi campo stregato per i milanesi. La sola vittoria dei nerazzurri risale infatti al 1992/93: un 2-0 targato Sosa-Shalimov. Dal 1994, invece, solo delusioni, inframmezzate da poche boccate d'aria: sei sconfitte, due pareggi, nove gol incassati, solo uno siglato. L'anno passato fu 0-0: partita strana, brutta, etremamente tattica, probabilmente troppo. Stranamente tranquilla, senza il solito contorno di veleni. Prima, invece, una lunga scia di polemiche. Inutile rivangare il passato remoto, sufficiente fermarsi agli ultimi anni. Dimenticare Ceccarini? Impossibile. Scordare Simoni che corre in campo, Simeone che si butta come un forsennato contro l'arbitro, Ronaldo attonito prima e infuriato poi negli spogliatoi? Altrettanto improponibile. Era il 1998, l'anno dello scudetto più contestato della storia del nostro calcio, dei gol non visti, dei rigori retroattivi (Juventus-Lazio), delle interrogazioni parlamentari. Poi, fu la volta dell'Inter di Lippi, di Zamorano atterrato al limite dell'area da Van Der Sar, di Moggi e Moratti che litigano. Insomma un destino senza pace, forse storicamente segnato da quel 9-1 del 1960-61 che, calcisticamente parlando, diede il via alla madre di tutte le battaglie.
Settimana, quest'ultima, stranamente tranquilla. Sì, perchè Juve-Inter si è sempre giocata prima fuori dal campo. Poi, ma soltanto dopo, sul rettangolo verde. Appelli, dichiarazioni all'insegna del buonismo, immancabilmente seguite da affondi ben poco cavallereschi. Dal "mi auguro sia una partita finalmente corretta" di Massimo Moratti al sardonico "pesa ancora, eccome, lo smacco del cinque maggio" di Marcello Lippi alla vigilia del match di andata indirizzato al collega Cuper. Allora, a San Siro, finì con un salomonico 1-1, frutto di un gol stile touch-down di Vieri al 93° che pareggiò la rete di Del Piero. Stranamente poche e contenute le polemiche. Forse, soprattutto, grazie alla saggezza degli stessi bianconeri. Ora l'ennesimo scontro di una saga senza sosta. I tabù sono fatti per essere sfatati. Lo dice la cosiddetta legge dei grandi numeri, lo sperano i tifosi interisti, un po' meno quelli bianconeri. L'Inter, quest'anno, ha già violato il Tardini (2-1 ai danni del Parma): a Milano qualcuno si augura possa essere di buon auspicio.