Luca, di professione bancario, da un anno vive a Manama, in Bahrein, il Paese che è al centro della risposta missilistica iraniana dopo l'attacco congiunto a Teheran di Israele e Stati Uniti. Proprio quando negli ultimi giorni i raid missilistici contro obiettivi militari hanno iniziato a intensificarsi e i danni collaterali si sono fatti più importanti, con la moglie ha deciso di cercare di rientrare in Italia. Il rimpatrio è vicino ma non smette di pensare a quello che ha lasciato "in un Paese che per me resta uno dei più sicuri al mondo - precisa a Tgcom24 mentre dal Cairo sta tornado a Milano. - L'organizzazione della crisi è stata ed è ottima nella comunicazione, la vita procede normalmente, ma l'ansia stava diventando troppa". "Torniamo in Italia - confessa - ma la speranza è di tornare presto alla nostra routine e ai nostri gatti che non abbiamo potuto portare con noi".
Mi descrive la situazione attuale?
"Io e mia moglie abbiamo lasciato Manama tra il 2 e il 3 marzo, quando la situazione si è messa un po' peggio. Più o meno in concomitanza all'attacco che c'è stato ad Alba, la società di alluminio Aluminium Bahrain, abbiamo deciso che era meglio tornare in Italia, ma comunque con la speranza di poter tornare lì presto".
Ha avuto paura?
"Abbiamo provato a resistere nei primi giorni di guerra, perché fortunatamente casa nostra è in un'area abbastanza tranquilla, lontana dagli obiettivi militari. Non che adesso non sia così, però sicuramente l'escalation si è allargata. Ci siamo mossi per tappe. Abbiamo prima raggiunto Riad, ora siamo al Cairo in attesa del volo per Milano".
Come è andato il viaggio?
"L'attraversamento in realtà è andato benissimo, non c'era traffico, né in dogana, né niente. Siamo passati molto velocemente: in circa 4 ore siamo arrivati a Riad, dove abbiamo trovato una situazione oggettivamente molto diversa, molto più tranquilla. Siamo stati là un paio di notti, ma dopo l'attacco all'ambasciata Usa abbiamo deciso di andare al Cairo per poter rientrare in Italia".
Com'è stata la decisione?
"Non abbiamo vissuto e neanche visto o sentito chissà che pericolo, perché, come dicevo, eravamo in un'area abbastanza isolata. Dei nostri amici, invece, si erano dovuti spostare a casa nostra, perché un missile intercettato è esploso a pochissimi metri di distanza dalla loro residenza. Loro, prima di noi, hanno fatto rientro in Italia. Per noi, certo, era un po' diverso, ma il problema è che, arrivati a un certo punto, vivere in un posto dove ogni due per tre suonano le notifiche sul cellulare per l'allarme sicurezza ti mette ansia. La decisione non è stata facilissima da prendere, perché abbiamo dovuto lasciare i nostri due gatti in un gattile con la speranza di andarli a prendere presto per poter tornare alle nostre vite. Dal gattile riceviamo foto e video e li vediamo sereni, ma davvero non vediamo l'ora di andare a riprenderli".
Mi parlava di ansia e di paura, è rimasto anche sorpreso da quanto è avvenuto in questi giorni?
"In realtà, quando si parla di Barhein, di Arabia Saudita o di Qatar e Emirati Arabi, si parla di alcuni degli Stati più sicuri al mondo e, secondo me, questa è una cosa che rimane vera. Perché la gestione della crisi in Barhein è stata ottima; c'è stata comunque comunicazione; c'è stato subito spiegato il protocollo di sicurezza: non dovevamo occupare inutilmente le strade, sono stati comunque garantiti tutti i servizi di consegna proprio per evitare di andare ad assaltare i supermercati. E' chiaro che l'area sotto attacco si è allargata. Però, da lì a dover andare via da questi Paesi, che hanno una politica estera basata sulla pace e sulla collaborazione con tutti gli altri Stati per continuare a far prosperare le loro economie, è stata una brutta sorpresa. L'Iran bombarda obiettivi militari Usa presenti in Paesi dirimpettai che ospitano presenza di militare di Stati terzi perché lo Stretto di Hormuz è di un interesse globale, rifornisce gran parte del petrolio a Russia e Cina ed è fondamentale garantire la stabilità dell'approvvigionamento".
Continua a ricevere notizie dal Bahrein?
"So che tutto procede regolarmente in un Paese che rappresenta un importante hub finanziario e commerciale. Ci sono aziende che non hanno nemmeno avviato al 100% il protocollo del lavoro da remoto, anche per una questione prettamente culturale. Non è come in Europa dove la gente lavora a casa con una certa flessibilità. La vita procede, abbiamo la conferma che tutti i servizi di delivery che avevamo attivati sono ancora presenti. Ieri, per esempio, mi hanno contattato perché mi stavano consegnando l'acqua e ho dovuto dire che non siamo nel Paese. La vita, insomma, sta andando avanti, seppure con una certa accortezza nel senso che il governo continua a raccomandare di non spostarsi se non per urgenze, di evitare di occupare le strade anche per permettere a qualsiasi mezzo di attraversare il Paese, che già è piccolo, molto rapidamente".
Dai colleghi rimasti che notizie ha?
"Paradossalmente mi dicono che la situazione va migliorando, ma poi leggo le notizie di una frequenza maggiore di attacchi e intercettazioni e nella capitale sono stati colpiti anche hotel e palazzi residenziali cercando di centrare obiettivi militari. Però, la vita, lo ribadisco, va avanti; si lavora regolarmente. Chiaramente c'è ansia, però non è catastrofica la situazione. Fortunatamente".
Quanto alla comunità italiana in Barhein?
"Non è una comunità numerosa, ma su un milione e mezzo di abitanti siamo circa 500-600 italiani. E' una comunità abbastanza attiva, ci si conosce bene o male tutti e in tanti siamo riuniti in un gruppo Whatsapp. Anche l'ambasciata lì organizza diversi eventi, tra noi nascono amicizie".
E qual è il sentimento che trapela dal gruppo Whatsapp?
"Diciamo che si scrive tanto e purtroppo ovviamente il panico e a volte anche i social nella comunicazione non aiutano. Perché girano tantissime informazioni false. Più di una volta, per esempio, anche all'interno di quel gruppo come in generale su Instagram, è circolata la notizia di attacchi al ponte che collega il Bahrein all'Arabia Saudita, cosa che non è mai successa. E all'interno del gruppo ciò si smentisce. Poi c'è chi comunica di sentire esplosioni e si precisa in che punto ci si trova. E anche altri stanno lasciando il Paese con i bus organizzati dalla Farnesina per Riad e da lì favorire il rientro in Italia. Non in tanti possono farlo, perché, come dicevo, non tutti hanno la possibilità di lavorare da remoto".
L'annuncio della cancellazione del Gran Premio di Formula Uno come è stato preso, per esempio?
"Verrà annullata anche la tappa di Jedda, non solo quella del Bahrein, e questo avrà un enorme impatto economico, perché la Formula 1 in questi Paesi è un introito, prima che un evento, porta tantissimo turismo. La stessa McLaren è di proprietà del fondo sovrano del Bahrein".
Per il suo volo di rientro a Milano dal Cairo ha avuto particolari difficoltà nell'acquisto del biglietto?
"Fortunatamente no, perché abbiamo trovato posto con facilità, ma i prezzi dei voli aumentano in maniera assurda già mentre si sta prenotando nella fase di checkout. C'è sicuramente un dinamismo dei prezzi diverso rispetto alle situazioni normali. Ora come ora non si fa neanche in tempo a cliccare che è già cambiato il prezzo del biglietto".