"ACCUSE INFAMANTI"

Cassazione: "Silvio Berlusconi offese i giudici"

Le motivazioni del rifiuto di trasferire i processi Ruby e Mediaset a Brescia come richiesto dai legali del leader Pdl

© Ansa

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Silvio Berlusconi offese i magistrati milanesi ipotizzando l'esistenza di "contesti deliberatamente persecutori o complottistici" nei suoi confronti. Lo scrivono i giudici della Cassazione, spiegando perché, il 6 maggio, dissero no al trasferimento dei processi Ruby e Mediaset a Brescia come richiesto dai suoi legali. Per la Suprema Corte si tratta di "una accusa infamante perché intacca il dovere di imparzialità e l'indipendenza di giudizio".

"Da Berlusconi mere illazioni irrilevanti" - I giudici ritengono poi "mere illazioni" e "sospetti personali irrilevanti", "non espressi da fatti oggettivi" e dimostrabili, quelli di Silvio Berlusconi nei confronti dei giudici e dei pm di Milano. Per il leader del Pdl nel tribunale meneghino ci sarebbe un clima a lui sfavorevole che vizierebbe le sentenze dei processi che lo vedono imputato.

"Dileggiò le donne-giudice che trattarono la sua separazione dalla moglie" - Secondo la Cassazione, poi, le donne-giudice del tribunale civile di Milano che hanno deciso sull'assegno mensile di separazione a favore dell'ex moglie, Veronica Lario, sono state "superficialmente dileggiate" da Silvio Berlusconi. Nelle motivazioni si ricorda anche che Berlusconi in tv le aveva definite "giudicesse femministe e comuniste".

"Persecutori? I pm fanno solo il loro mestiere" - Riferendosi poi alle accuse di "aggressività" mosse da Silvio Berlusconi a Ilda Boccassini e Fabio De Pasquale, per la Cassazione "i pm fanno il loro mestiere" con un atteggiamento che non oltrepassa mai "la normale dialettica processuale".

"Richiesta trasferimento per strumentali esigenze dilatorie" - I giudici ritengono poi che la richiesta di Berlusconi di trasferire i processi Mediaset e Ruby da Milano a Brescia, "piuttosto che da reali e profonde ragioni di giustizia, sia stata ispirata da strumentali esigenze latamente dilatorie".

"Visite fiscali? Nessuna anomalia" - Secondo i giudici, poi, le visite fiscali chieste dai pm milanesi ed effettuate su Silvio Berlusconi, ricoverato al S.Raffaele per uveite, erano del tutto lecito. In esse non c'era "nessuna vistosa anomalia o pervicace grave lesione dei diritti di difesa dell' imputato", ma solo l'esigenza di accertare "il concreto impedimento a comparire dell'imputato" da parte di "un normale collegio giudicante".

La difesa: "Motivazioni Cassazione non condivisibili, le impugneremo" - I legali di Berlusconi, in una nota, giudicano la motivazione della corte di cassazione "in alcun modo condivisibile e i successivi accadimenti, in particolare la decisione assunta dalla corte di appello di Milano, dimostrano la fondatezza delle ragioni del presidente Berlusconi". Gli avvocati Niccolò Ghedini e Piero Longo ritengono poi le argomentazioni della sentenza della corte di appello di Milano sul processo Mediaset "del tutto erronee e sconnesse" dalla realtà dei fatti e del processo. I legali annunciano che la sentenza sarà impugnata, dicendosi certi che ad un nuovo grado di giudizio sarà presa una ben diversa decisione " che riconoscerà l'insussistenza del fatto e l'estraneità del presidente Berlusconi".