"Si desidera un corpo perfetto, mentre si sogna di fuggire dal proprio corpo concreto e dai suoi limiti". A lanciare l'allarme è la Commissione teologica internazionale, in un documento approvato da Papa Leone XIV, che mette in guardia dall'uso di farmaci e chirurgia con fini puramente estetici. Il proprio corpo, si legge, non va ridotto "a materiale biologico da rimodellare a piacere" per nascondere i segni del tempo o qualche piccolo difetto. Ma il culto per la bellezza, per la perfezione del corpo e la "ricerca spasmodica di una figura perfetta, che si mantenga sempre in forma, giovane e bella" troppo spesso diventano una vera e propria ossessione, che arriva a incidere sul rapporto di ognuno di noi con sé stesso, con la realtà e con gli altri. Con un costo: non solo economico, ma anche - e, forse, soprattutto - psicologico e sociale.
I costi psicologici e sociali -
Nella società attuale, la bellezza è un obiettivo estremamente idealizzato e perlopiù irraggiungibile per la maggior parte degli uomini e delle donne. Nessun sacrificio, sforzo o impegno può trasformarci nelle donne o negli uomini che si vedono nelle riviste o sui social: corpi irrealisticamente perfetti. Ma l'idea che anche la perfezione possa essere raggiunta, magari con l'aiuto di diete, palestra e skin-care - se non proprio con farmaci e chirurgia estetica - non fa che portare le persone a concentrarsi eccessivamente sull’aspetto fisico e sull'obiettivo di raggiungere una perfezione impossibile. E, di conseguenza, a sentirsi sempre insoddisfatti.
A giocare un ruolo preponderante nella percezione di noi stessi sono soprattutto i social, che funzionano come le vetrine dei negozi di lusso: corpi perfetti esposti in bella vista, davanti a un pubblico che farebbe - e fa - di tutto per poterli ottenere, ma che resta insoddisfatto nella consapevolezza che quella bellezza è irraggiungibile. "Negli ultimi anni i social sono diventati dei luoghi dove i corpi non sono più dei semplici corpi, ma dei progetti, dei prodotti e delle immagini perfezionate e questo cambia radicalmente il modo in cui noi ci guardiamo", afferma la psicologa Elisabetta Carbone a Medicitalia. Di fronte alle immagini deformanti dei social, a livello psicologico accadono due cose: "il confronto sociale automatico" e "la normalizzazione dell'ideale: più vediamo un corpo perfetto, più pensiamo che sia la norma". Questo provoca una divisione netta tra chi si è e chi si pensa di dover essere, "e quel divario lo riempiamo con autocritica, vergogna e frustrazione". La standardizzazione, spiega Carbone, "porta a ideali irrealistici": insoddisfazione costante, senso di inadeguatezza e comportamenti rigidi su cibo e allenamento ne sono le naturali conseguenze.
L'enfasi sociale sull’aspetto fisico ha contribuito anche alla comparsa di disturbi che riguardano l’immagine corporea e le pratiche messe in atto nel tentativo di modificarla (in un modo che può arrivare a essere pericoloso e compulsivo). Ne possono nascere problemi come quello della vigoressia: un disturbo caratterizzato da una percezione distorta del proprio corpo che si traduce in una vera e propria ossessione per lo sviluppo muscolare, che spesso viene confusa con un più genuino amore per il fitness. Ansia, depressione e disturbi del comportamento alimentare (dca) sono gli altri effetti dannosi della ricerca della perfezione. D'altronde, la bellezza è una caratteristica che la società privilegia, anche lì dove non dovrebbe avere nessuna influenza: è il caso, ad esempio, del mondo del lavoro, dove non mancano episodi di "grassofobia": secondo alcuni studi, le persone magre (soprattutto le donne) fanno carriera più facilmente rispetto a quelle in sovrappeso. Uno dei tanti aspetti dello "skinny" o "thin privilege", il privilegio di essere magri (e magre).
In rete proliferano articoli di giornale, paper di riviste scientifiche o reel e post social sulla "body image issues", i problemi con la propria immagine corporea, a testimonianza del fatto che è un tema tanto sentito quanto difficile da affrontare. Quante volte abbiamo letto proposte - pubblicitarie e non - per ottenere una "silhouette perfetta"? Negli ultimi anni, proprio per contrastare questa narrazione, è nato il movimento sociale della body positivity, che promuove l'accettazione e l'amore per tutti i corpi, indipendentemente da taglia, forma, colore, genere o abilità.
I costi economici -
Oltre all'impatto sociale e psicologico, la spasmodica ricerca della perfezione estetica ha anche dei costi economici. Da alcuni anni spopolano i farmaci dimagranti, che vanno dai 150 ai 400 euro al mese, come l'Ozempic. Medicinali nati per la cura di malattie come il diabete e impropriamente utilizzato per la perdita di peso, con tutti gli effetti collaterali che ne derivano. Anche la chirurgia estetica è sempre più diffusa: se prima erano appannaggio delle élite e del ceto medio-alto (con un costo che varia dai 2 ai 20mila euro in base all'intervento), adesso rinoplastiche e mastoplastiche regalano nasi e seni "perfetti" anche ai meno abbienti, grazie alle cliniche low cost. La comunità scientifica, però, mette in guardia da queste pratiche: non sono mancanti i casi di deformazioni e decessi legati alla chirurgia estetica di basso livello (e prezzo), praticata spesso da cliniche non autorizzate. Anche quando, invece, il miglioramento di sé passa per pratiche naturali, i costi non sono irrisori: nutrizionisti, palestre, integratori, proteine, creme, estetiste, parrucchieri, make-up e tutto quello che si fa per il tentativo esasperato di abbellirsi - e non per necessità o per mantenersi salute - fanno parte della quotidianità di molti e costituiscono una voce di spesa non indifferente.
Il commento della Chiesa -
"In questa dinamica - ribadisce il documento dei teologi - non è più necessario accettare il proprio corpo per realizzare la propria identità. Lo si può trasformare in base ai gusti del momento. Si crea una curiosa situazione: il corpo ideale è esaltato, cercato e coltivato, mentre il corpo reale non è veramente amato, essendo fonte di limiti, fatiche, invecchiamento". Soprattutto in Occidente - si legge nel documento Quo vadis, humanitas? Pensare l'antropologia cristiana di fronte ad alcuni scenari sul futuro dell'umano - "i progressi della chirurgia estetica, unita alla farmacologia (cure ormonali, sostanze che potenziano le emozioni o la concentrazione) offrono strumenti che cambiano molto il rapporto con la propria corporeità e quindi con la realtà e con gli altri. Ne deriva un diffuso 'culto del corpo', che tende alla ricerca spasmodica di una figura perfetta, che si mantenga sempre in forma, giovane e bella".
I teologi, quindi, sottolineano l'importanza dello sviluppo e del progresso, ma lanciano un monito contro l'idealizzazione e il culto della perfezione e della bellezza: "Vanno apprezzati gli evidenti guadagni per la salute e il benessere di tante fasce di popolazione" avvenuti grazie allo sviluppo delle biotecnologie, delle neuroscienze e la mappatura del dna, unite ai progressi dell'ambito farmacologico e della robotica (cyborg)", quali ad esempio le "campagne di prevenzione, diagnosi precoci, calcolo dei rischi di varie terapie o degli effetti collaterali dei farmaci sugli organismi hanno migliorato molto le possibilità di intervento della medicina e quindi la salute pubblica", sottolinea il documento. Ma non si può ridurre il corpo a "materiale biologico da potenziare, trasformare, rimodellare a piacere, col sogno di raggiungere condizioni di esistenza capaci di evitare il dolore, l'invecchiamento e la morte".