Arrivano notizie confortanti dal cuore dell’Amazzonia dove una protesta lunga 33 giorni ha impedito la privatizzazione di tre fiumi tentata da una multinazionale statunitense. Lo scopo della Cargill era quello di servirsi di lunghi tratti dei fiumi Tapajos, Madeira e Tocantins (migliaia di chilometri nella foresta amazzonica), dragarli e utilizzarli per incrementare l’agroindustria della soia.
Un decreto governativo aveva, in un primo momento, concesso l’utilizzo dei fiumi per le operazioni della multinazionale ma quei corsi d’acqua per le popolazioni locali non sono soltanto fonti di vita e sostentamento ma hanno anche un valore culturale e identitario. Rappresentanti di circa 14 etnie diverse hanno occupato gli impianti della Cargill a Santarém, denunciando il rischio che dragaggi e concessioni aprissero la strada a quella che hanno definito la “privatizzazione del fiume Tapajos” ed esprimendo le loro preoccupazioni per l’impatto ambientale e sociale delle opere.
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Dopo oltre un mese di occupazione del porto a Santarém, il Governo ha deciso di abrogare il decreto anche in conformità agli impegni assunti durante la COP30 secondo i quali ogni progetto legato all’idrovia di Tapajos avrebbe dovuti essere preceduto da una consultazione libera.
Per le comunità indigene è un segnale importante: la difesa dei fiumi amazzonici non è solo una battaglia ambientale, ma una questione di diritti, autodeterminazione e futuro.