C’è un nuovo fronte della rappresaglia iraniana dopo l’operazione Ruggito del Leone sferrata da Israele e Stati Uniti. Il fronte si chiama Dubai, città cosmopolita e uno dei sette emirati che compongono gli Emirati Arabi Uniti. E fino a ieri considerata una fortezza inviolabile.
Di guerre a Dubai non c’è traccia nell’epoca moderna se non di quelle di tipo commerciale. Comprensibile l’incredulità occidentale davanti alle immagini di fumo e boati sullo skyline di un agglomerato famoso per turismo e business. Eppure uno dei posti più sicuri sulla faccia della Terra è sotto attacco.
Cosa è successo a Dubai -
"Tra i residenti, da qualche giorno si parlava di un attacco anche a Dubai dove élite sia iraniane che israeliane che americane hanno fortissimi interessi economici: anche per questo nessuno si aspettava che sarebbe davvero successa una cosa del genere, su scala così grande". A parlare domenica mattina (ora italiana) è Benedetta Pasero, giornalista italiana che vive a Dubai da 14 anni.
L’impensabile è accaduto sabato all’ora di pranzo. Benedetta lo racconta davanti al telefono mentre altri boati scuotono l’aria emiratina. "Stavamo preparando la jeep per andare a festeggiare il compleanno di nostro figlio nel deserto, un barbecue con i suoi amici. Quando si è sentito il primo boato abbiamo pensato a jet da combattimento. Invece erano missili che un attimo dopo sono stati fatti esplodere in aria. A quel boato ne sono seguiti altri. Porte e finestre hanno tremato, il rumore è stato fortissimo".
Cosa avete pensato subito dopo quei botti in aria?
"Razionalmente sapevamo, e sappiamo, che non siamo noi il bersaglio di questi attacchi, non è la popolazione civile. Gli obiettivi sono militari e punti sensibili, come porti, aeroporto, basi dell’esercito. Quindi cerchiamo di mantenere la calma e tranquillizzare i bambini. Dall’altro canto comprendiamo che quei missili e quei droni abbattuti in aria da qualche parte devono pur cadere".
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Ha idea di dove siano finiti quei rottami di missili e droni?
"Ne sono già caduti sulla Palma, al Fairmont Hotel, al Burj Arab (la famosa “vela”), nei quartieri di City Walk e Damac Hills. Lì, sarà un caso, si trova il campo da golf di Trump".
Domenica si sono sentiti altri boati?
"Sono andati avanti fino all’una e mezza di notte di sabato, questa mattina li abbiamo sentiti fino alle 10.10. Tutto sommato sono comunque più serena qui che non se mi trovassi a Teheran".
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Come è stata la reazione? Pensa di tornare a casa appena possibile?
"Le reazioni sono le più svariate: c'è chi si è fatto prendere dal panico e si è rifugiato nei parcheggi sotterranei degli edifici e chi vive come se nulla fosse. Diverse centinaia di persone si sono riversate al confine con l'Oman, ma è notizia recente che è stato colpito anche il porto di Duqm. Noi siamo relativamente tranquilli, pur restando a casa ed essendo molto prudenti. Quando la situazione si calmerà festeggeremo e riprenderemo la nostra vita normalmente. Non ho fretta di scappare in Italia".
Da quello che traspare sembra che lei si senta al sicuro.
"Onestamente mi fido molto del governo emiratino, che ci aggiorna attraverso messaggi di allerta (in diverse lingue) e ha sempre dimostrato di saper gestire la sicurezza nazionale in modo impeccabile. La contraerea è eccezionale. E se posso aggiungere, trovo esagerati e a tratti vergognosi alcuni dei commenti letti in queste ore su certa stampa. Mi riferisco a 'I nostri figli abbandonati a Dubai dalle autorità italiane' o ai pianti di certi vip: ognuno reagisce allo spavento a modo suo, ci mancherebbe. Ma siamo tutti il più possibile al sicuro, in edifici sicuri, con il governo emiratino che manda aggiornamenti costanti e messaggi di allerta quando serve. Lo spazio aereo è chiuso per la sicurezza di tutti. Cosa si aspettano che faccia la Farnesina? Che li vada a prendere in barca?".
Cosa non dimenticherà mai di queste ore?
"Guardi, ieri sera dopo l'ennesimo boato, mio figlio di 12 anni si è preso uno spavento tale da scoppiare a piangere sconsolato e da non voler lasciare il corridoio. Mentre lo abbracciavo e lo rassicuravo, seduta per terra con lui, pensavo a tutte quelle madri che sono sotto le bombe vere, che non possono nemmeno dire 'tranquillo amore, il bersaglio non siamo noi civili, vedrai che andrà tutto bene'. E a quelle madri che i figli non possono proprio stringerli più. Mi si è gelato il sangue".