"Non va... Zero... È una pietra". Sono le 16.06 dello scorso 23 dicembre, da quasi cinque ore l'equipe chirurgica del dottor Oppido ha impiantato un nuovo cuoricino a Domenico Caliendo, il bimbo di 2 anni e 3 mesi deceduto all'ospedale Monaldi di Napoli il 21 febbraio. L'organo non batte, è fermo immobile. Nella sala operatoria è il panico, come bene riesce a catturare l'icastico messaggio della caposala a un'infermiera proprio durante quei momenti concitati. E quest'ultima, già uscita dalla sala operatoria, di rimando: "Mamma mia, se lo portano sulla coscienza".
Il cuore ghiacciato e la decisione di Oppido: "Pazzo, lo sta mettendo" -
Non è l'unica chat di WhatsApp finita nel fascicolo investigativo. E non è nemmeno il primo scambio di messaggi tra due infermiere. Poco prima, infatti, l'operatrice sanitaria uscita dal Monaldi aveva contattato un'altra collega: "A che state?", aveva scritto chiedendo aggiornamenti. "Hanno portato il cuore nel ghiaccio secco. Si è congelato, forse non lo può impiantare. È un casino", è la risposta in cui emerge il dramma di quei momenti. Un cuore, teoricamente da conservare in ipotermia tra gli 0 e i 4 gradi, arrivato da Bolzano in un cubo di ghiaccio a -80 gradi. Dopo un quarto d'ora l'infermiera torna a chiedere informazioni: "Avete risolto? Ma lui ha fatto il pazzo?", chiede riferendosi al primario Oppido, che compare tra gli indagati. La collega risponde: "Per scongelarlo l'abbiamo messo nell'acqua calda. Se riparte è un miracolo". "Ma lo sta mettendo?", chiede ancora l'infermiera. "Pazzo. E che te lo dico a fare? Sì, lo sta mettendo".
Le accuse del primario Oppido ai colleghi: "Hai visto con che gente ho a che fare?" -
Proprio sul dottor Oppido, e sul suo carattere particolarmente difficile, si è concentrata la deposizione resa davanti ai pm da una tecnica perfusionista del Monaldi, che il 23 dicembre era presente nella sala oratoria. "Il clima nel nostro reparto non era dei migliori. Negli ultimi anni sono andati via circa una cinquantina di persone a causa del clima di conflittualità ingenerato dal carattere del dottor Oppido". La professionista ha raccontato di essere stata convocata dal primario nel suo studio lo scorso 10 febbraio: "Mi disse in tono minaccioso e con la cartella clinica davanti: "Come è possibile che io ho clampato (chiudere un tubicino con una pinza, ndr) alle 14.18 quando il cuore era fuori dall'ospedale?". Poi, guardando la sua equipe, diede un calcio al termosifone esclamando: "Hai visto con che gente di m... ho a che fare?". Andai via molto amareggiata". Anche una collega sarebbe stata accusata dallo stesso Oppido "di non aver compreso quale vaso era stato clampato". Qualche giorno dopo, il 16 febbraio, Oppido avrebbe convocato tutta l'equipe chirurgica nella sua stanza: "Ci disse che quello che era successo non era colpa nostra e dovevamo stare tranquilli in vista dell'interrogatorio della magistratura".
Famiglia Caliendo chiede ricusazione di un perito: "Ha lavorato con uno degli indagati" -
Intanto la famiglia di Domenico Caliendo ha annunciato di voler chiedere la ricusazione di uno dei tre periti scelti dal gip di Napoli per l'incidente probatorio. Si tratta, secondo il legale della famiglia Francesco Petruzzi, del cardiochirurgo Mauro Rinaldi: "Da da una semplice ricerca fatta sul web risulta che Rinaldi, professore ordinario di cardiochirurgia dell'Università di Torino, abbia espresso una indebita manifestazione ante-incarico sui fatti in oggetto l'accertamento e che, inoltre, sia coautore di una pubblicazione scientifica di uno di medici indagati. In virtù di ciò riteniamo sussistere un difetto delle garanzie di imparzialità, necessario all'espletamento dell'incarico peritale".