Ali Khamenei è alla guida della Repubblica islamica dell'Iran dal 1989. È la massima autorità politica e religiosa del Paese. In Iran il presidente governa, ma è la Guida suprema a decidere le linee strategiche. Controlla le forze armate e nomina i vertici della magistratura. Da quando è stato nominato non ha più lasciato il Paese. Il suo potere è rimasto saldo per quasi quattro decenni.
Nel pomeriggio era previsto un suo intervento ma un alto funzionario israeliano ha dichiarato a Channel 1 che Khamenei sarebbe morto sotto i bombardamenti di Stati Uniti e Israele.
Il leader -
Ali Khamenei nasce nel 1939 a Mashhad, uno dei luoghi più sacri per lo sciismo. È il secondo di otto fratelli. L’infanzia scorre in una famiglia umile, segnata da ristrettezze economiche e da una religiosità intensa. La madre è una presenza centrale: guida i figli nello studio del Corano e ne plasma l’educazione spirituale.
Da ragazzo sceglie la via degli studi religiosi e negli anni Cinquanta inizia a studiare a Qom, cuore del pensiero sciita. Qui segue le lezioni di autorevoli maestri del clero, tra cui l’ayatollah Borudjerdi e l’ayatollah Ruhollah Khomeini. Negli anni della monarchia fu arrestato più volte per la sua opposizione al regime dello scià. Con la rivoluzione del 1979 si schierò al fianco di Ruhollah Khomeini, diventandone un fedele collaboratore. Nel 1981 fu eletto presidente della Repubblica. Restò in carica per due mandati, in anni segnati dalla guerra con l’Iraq e dal consolidamento del nuovo sistema islamico.
Nomina inattesa -
Negli anni successivi assume incarichi sempre più rilevanti fino a diventare, nel 1989, Guida suprema. Da quel momento il suo ruolo supera ogni altra carica istituzionale. È comandante delle forze armate, supervisiona i servizi di sicurezza, esercita un’influenza determinante sulla magistratura e sui principali centri di potere religioso. La sua scelta come successore sorprese molti osservatori. Non era il religioso di grado più elevato. Fu necessaria una modifica costituzionale per consentirne la nomina. Successore del leader più carismatico del mondo islamico iraniano, Khamenei ha costruito la sua autorità con pazienza e dedizione intrecciando alleanze con i conservatori e con i pasdaran.
Potere e repressione -
Sotto la sua guida le Guardie rivoluzionarie (ndr. pasdaran) hanno ampliato il proprio peso politico ed economico. L’Iran ha rafforzato la sua influenza regionale, sostenendo alleati e milizie in Libano, Siria, Iraq e Yemen. La linea verso Stati Uniti e Israele è rimasta di aperta ostilità. All’interno, le proteste sono state represse con durezza. Dal Movimento verde del 2009 (ndr. milioni di cittadini scesero in piazza per protestare contro i brogli elettorali) alle manifestazioni più recenti, migliaia di arresti e centinaia di vittime hanno segnato gli anni del suo potere. Le organizzazioni internazionali hanno denunciato più volte gravi violazioni dei diritti umani.
L’uomo privato -
Sulla sua persona aleggia il mistero. Colpito da un attentato nel 1981, porta da allora i segni di una paralisi al braccio destro. Nel 2014 fu operato per un tumore alla prostata. È sposato con Mansoureh Khojasteh Bagherzadeh e ha sei figli. Il nome del secondogenito, Mojtaba, circola da tempo come possibile erede politico.
Il dopo -
Se la morte fosse confermata, si aprirebbe una fase incerta. La Costituzione prevede che l’Assemblea degli esperti scelga il nuovo leader. Ma in piena crisi militare la successione potrebbe diventare un terreno di scontro interno.