Atavicamente abbiamo imparato quattro possibili modi di reagire a uno stress, ovvero a una minaccia che si manifesta, o che potrebbe verificarsi, intorno a noi: la più conosciuta è la reazione “combatti o fuggi”, ma ne esistono anche altre. Per la precisione sono quattro in tutto, spesso chiamate “le quattro F” perché in lingua inglese sono indicate da altrettante parole che iniziano tutte con la lettera F: Fight (combatti), Flight (fuggi), Freeze (congelati, resta immobile) e Fawn, che potremmo tradurre con "sottomettiti" o "fai l'adulatore". Ciascuna di queste risposte è istintiva e non soggetta al ragionamento: per questo riesce a raccontare molto del soggetto che la mette in pratica per sentirsi al sicuro.
IL MODELLO DELLE “QUATTRO F “- Il modello descrive le quattro diverse reazioni automatiche del nostro sistema nervoso quando percepiamo una minaccia (reale o immaginaria).
- FIGHT: combatti! - Passare al contrattacco è la risposta di autodifesa aggressiva, tipica di chi valuta di poter sconfiggere il “nemico”, e subito mobilita le energie per lottare e combattere. È tipicamente il comportamento di chi è incline alla violenza e alla rabbia, ma anche di chi tende a discutere e polemizzare, con esplosioni di ira e tentativi di imporre il controllo. È questo anche l’atteggiamento tipico del bullismo.
- FLIGHT: fuggi! - È la risposta di chi non esita a darsela a gambe piuttosto che affrontare uno scontro. Chi reagisce in questo modo, di solito è un perfezionista, un soggetto che cura ogni dettaglio pur di evitare le critiche, è incline al panico e fa di tutto per allontanarsi, fisicamente ed emotivamente, dalle situazioni difficili.
- FREEZE: congelamento - È la risposta di immobilizzazione: si attiva quando l'attacco o la fuga non sembrano possibili, come fa ad esempio un animale che si finge morto per sfuggire al nemico. Ricorre a questo tipo di reazione anche chi continua a rimandare all’infinito un compito sgradevole o impegnativo, chi resta “bloccato” e non riesce a prendere decisioni, si rifugia in una sorta di “nebbia mentale” e, al limite, si isola socialmente.
- FAWN: sottomissione e adulazione - È la risposta più complessa ma che si incontra spesso in ambito sociale: consiste nel compiacere l'altro per allontanare da sé la minaccia e ristabilire un senso di sicurezza: si continua a provare un senso di tensione e di paura, ma si riesce a mascherarla con il sorriso e con un atteggiamento servile. Come dire: se non puoi vincere il tuo nemico, fai amicizia con lui. Chi reagisce così alla minaccia, avrà difficoltà a dire “no", sarà sempre eccessivamente preoccupato per i desideri altrui a discapito dei propri, tenderà a scusarsi continuamente.
CHE COSA RIVELANO DEL NOSTRO CARATTERE - Nessuna di queste risposte è “giusta” o "sbagliata"; si tratta di meccanismi di sopravvivenza che il nostro cervello ha appreso nell’arco di millenni e che si attivano nell’arco di pochi millisecondi. Possono diventare un problema se restiamo imprigionati in uno di essi anche quando non ci troviamo in condizioni di reale pericolo, ma ne facciamo un modello di comportamento abituale che caratterizza anche le nostre relazioni sociali. In ogni caso, non si tratta di scelte consapevoli e non sono tratti della personalità: sono piuttosto delle strategie automatiche di sopravvivenza che abbiamo adottato, spesso durante gli anni dell'infanzia, per sentirci al sicuro. La stessa persona anche può adottare strategia di difesa diverse a seconda del tipo di contesto: può, magari mostrarsi adulatore e sottomesso in un ambiente lavorativo e diventare aggressivo quando si trova a casa propria.
Fight: chi davanti a una situazione minacciosa tende a rispondere con la lotta, diventerà polemico, alzerà la voce, mostrerà rabbia e si metterà istintivamente sul chi vive. La sfida, per chi si riconosce in questo tipo di comportamenti, è riconoscere quali sono le situazioni che richiedono effettivamente una risposta energica e in quali occorre invece dosare la propria forza.
Chi ha la fuga come risposta istintiva potrebbe annullare i suoi impegni, ignorare le persone, mantenersi “'troppo impegnato” per affrontare conversazioni e situazioni difficili: L’unica soluzione, per uscire da questa impasse è imparare ad accettare le proprie responsabilità.
La reazione di Freeze porta a congelarsi, ovvero a chiudersi in se stessi, sentendo la mente vuota e immobilizzandosi anche fisicamente. Una reazione di questo genere dipende probabilmente da stress subiti durante l’infanzia, quando la minaccia veniva dagli adulti a cui erano affidate mansioni di cura; è comune anche nelle persone che sono state punite per aver mostrato emozioni o che hanno scoperto che le loro reazioni peggioravano la situazione. Davanti a questo tipo di soggetti occorre assumere comportamenti empatici, pazienti e non minacciosi, incoraggiando piccoli movimenti e offrendo rassicurazioni.
Anche il Fawn, ovvero l’adulazione/sottomissione, ha le sue radici in traumi infantili e può essere così radicata che la persona spesso ha difficoltà a riconoscerla e ad ammetterla. Anche in questo caso, la migliore soluzione è migliorare l’autostima e creare un ambiente protetto e rassicurante in cui sperimentare che dire “no” e stabilire un limite alle richieste altrui non significa perdere la stima e il supporto degli altri.