guerra ai furbetti

Prova Invalsi, via alle misure anti copioni

In un’intervista, Roberto Ricci, responsabile nazionale dell’Invalsi, ha parlato dell’esistenza di misure che permetterebbero di capire se uno studente ha copiato durante la prova o meno

© LaPresse

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Si è molto parlato negli ultimi giorni delle misure anti-imbroglio messe in campo quest’anno dall’Invalsi per rendere la vita più difficile ai copioni durante le Prove Nazionali, la cui somministrazione terminerà il 16 maggio con gli studenti della seconda superiore. Ma quanti sono davvero? Lo rivela Roberto Ricci, responsabile nazionale Prove Invalsi, in un’intervista rilasciata a Skuola.net.

PUGLIA E CAMPANIA, LE REGIONI IN CUI SI COPIA DI PIÙ
Infatti l’Invalsi ha messo a punto un sistema di analisi dati che, tra le altre cose, permette di comprendere se in una classe si sono verificate irregolarità rilevanti tali da falsare il risultato della prova. “Non è che copiare una domanda sia la stessa cosa che farlo per l’intera prova – precisa Roberto Ricci – i fenomeni di irregolarità rilevanti sono inferiori al 10% dei casi”. Con alcune precise connotazioni territoriali, infatti “Puglia e Campania, pur non essendo le sole, sono le regioni in cui si presentano maggiormente questi problemi e sulle quali abbiamo comunque rilevato un calo rispetto al passato”. Tuttavia “Non bisogna fare di ogni erba un fascio, non tutte le regioni del Mezzogiorno hanno di questi problemi – sottolinea Ricci - in Sardegna e Basilicata, ad esempio, la rilevanza è stata del tutto trascurabile e pari a quanto riscontrato nelle regioni tradizionalmente più virtuose del Nord-Est”. Inoltre, di anno in anno, le classi che si sono distinte per questi meriti, vengono segnalate dall’Istituto alle scuole di appartenenza, così da poter intervenire sul senso civico dei ragazzi.

QUESTIONARIO DELLO STUDENTE: NON LEDE LA PRIVACY E NON È OBBLIGATORIO
L’Invalsi inoltre tranquillizza tutti sul tanto contestato Questionario dello Studente, accusato di minacciare la privacy ponendo domande personali che servono a comprendere la condizione socio-culturale della famiglia di appartenenza. Ricci sottolinea che “il Questionario è realizzato basandosi sulle indicazioni della legge sulla Privacy, inoltre l’Istituto conserva questi dati in maniera anonima. Se proprio uno studente ritiene di non dover dare una risposta, può tranquillamente non fornirla”. Per maggiore trasparenza, l’Invalsi ha già pubblicato sul proprio sito il testo del Questionario dello Studente che verrà proposto agli studenti: rispetto allo scorso anno, è diminuito il numero di quesiti.

INVALSI ANONIMA, MA SE IL PROF METTE IL VOTO?
Infine sui professori che utilizzano la Prova, che appunto dovrebbe essere anonima, per dare agli studenti una valutazione in Italiano o Matematica come se fosse un compito in classe: “Noi non ne consigliamo l’utilizzo per questi fini, tuttavia non ci sentiamo di condannarli, perché probabilmente questo serve a spronare gli studenti alla serietà nello svolgimento”. E su questo forse gli studenti dovrebbero recitare il mea culpa: lo scorso anno, senza la pressione di dover essere valutati, molti di loro si sono divertiti a pubblicare sui social newtork le immagini dei loro svolgimenti, corredati di disegni e ironiche battute.