Una notte di trattative per chiudere l’intesa sulla nuova legge elettorale. Il centrodestra ha trovato l’accordo su un testo che è stato depositato in Parlamento dopo le ultime limature tecniche. L’obiettivo dichiarato è garantire stabilità in vista delle politiche del 2027, con un sistema che tenga insieme governabilità e rappresentatività.
Il sistema designato -
Il nuovo impianto supera i collegi uninominali previsti dal Rosatellum e introduce un proporzionale corretto da un premio di governabilità. Il premio scatterà per la lista o la coalizione che avrà ottenuto il maggior numero di voti validi e superato la soglia del 40%. Alla Camera il tetto massimo dei seggi assegnabili con il premio non potrà superare il 15% del totale, con un limite fissato a 230 deputati. Al Senato il limite sarà di 114 seggi e la distribuzione avverrà su base regionale. È prevista anche un’ipotesi di ballottaggio, definita residuale, nel caso in cui le prime due coalizioni si fermassero tra il 35% e il 40%. Restano invariate le soglie di sbarramento: 3% per i partiti che si presentano da soli, 10% per le coalizioni. Non dovrebbero esserci preferenze, mentre rimangono le pluricandidature e l’obbligo di equilibrio di genere nelle liste.
Il nome del premier -
Tra le novità, l’indicazione nel programma di coalizione del candidato premier "da proporre al presidente della Repubblica". Il nome non comparirà sulla scheda elettorale, che resterà simile all’attuale, ma sarà inserito formalmente nel programma depositato dalle forze politiche. Nella premessa del testo si richiama la necessità di dare seguito alle indicazioni della Corte costituzionale, puntando a un sistema proporzionale con correttivo "predeterminato" per assicurare stabilità senza comprimere il pluralismo politico.
Oppizione all'attacco -
Immediata la reazione delle opposizioni. "All'opposizione non è stata fatta alcuna proposta, non c'è stato alcun confronto e non abbiamo visto alcun testo. Sembra che nella ridefinizione di una legge fondamentale come quella elettorale siano intenzionati ad agire come hanno fatto sulla riforma della giustizia: unilateralmente e con arroganza politica. La Costituzione, così come le regole che strutturano la democrazia, non sono nella disponibilità di alcuna maggioranza e nessuno dovrebbe pretendere di riscriverle unilateralmente", ha dichiarato Andrea Giorgis.
La critica dei dem -
Duri anche Francesco Boccia, Chiara Braga e Nicola Zingaretti: "In un paese normale, un paese attraversato da tante emergenze economiche e sociali, ci saremmo aspettati, da un governo e una maggioranza seri, un vertice notturno per reperire più risorse per Niscemi, per approvare magari il salario minimo, per affrontare la questione del congedo paritario dopo che la ministra Calderone ha affermato, in una intervista, di volerlo e che invece Giorgia Meloni ha affossato. Invece no, la loro priorità oggi, la loro unica preoccupazione, è solo quella di garantire se stessi, cambiando la legge elettorale in modo irricevibile".