UNIVERSITÀ DI PALERMO

Le microplastiche affogano il Mar Mediterraneo

Un nuovo progetto cercherà di prevederne i movimenti per bloccarle

di Redazione E-Planet
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Il Mar Mediterraneo è uno dei mari più inquinati al mondo con concentrazioni record di microplastiche e oltre 100.000 tonnellate di plastica che vi finiscono dentro ogni anno. Essendo un bacino quasi chiuso, fatica ad espellere i residui che si accumulano lungo le coste e sui fondali. I tempi di degradazione sono lunghissimi e provocano danni agli organismi marini e, indirettamente, alla salute umana. Le microplastiche rilasciano, infatti, additivi tossici e trasportano inquinanti e patogeni: una volta ingeriti dalla fauna marina e dall'uomo che se ne ciba, sono eliminabili con grande difficoltà.

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Il Mediterraneo contiene il 7% delle microplastiche globali pur rappresentando solo l'1% delle acque marine totali. La plastica costituisce il 95% dei rifiuti spiaggiati e accumulati. Oggi, grazie a un nuovo progetto ideato e coordinato dall'Università di Palermo, sarà possibile prevedere i movimenti delle microplastiche, identificare le aree più vulnerabili  e studiare i loro effetti sulla biodiversità e sulla salute umana. Verranno monitorati 8 Km di coste della Sicilia sud-orientale e 9 Km di coste maltesi e raccolti dati con strumenti ad alta tecnologia e metodologie di calcolo evolute. In uno dei siti maltesi un sistema di monitoraggio con telecamere ad alta risoluzione studierà l'arrivo e l'accumulo dei rifiuti plastici dopo le mareggiate. Capire le dinamiche di accumulo delle microplastiche è fondamentale per cercare di fermarle per tentare di impedire che entrino definitivamente nella nostra catena alimentare.