COME IN GIAPPONE

Decoro scolastico, circolare del MIM per responsabilizzare gli studenti

Il Ministro Valditara ha inviato alle scuole un documento per responsabilizzare gli alunni: le aule dovranno essere riordinate a fine lezione. Una versione "light" del metodo giapponese, resasi necessaria alla luce dei comportamenti di molti studenti. I dati di Skuola.net parlano chiaro: metà dei ragazzi maltratta gli arredi

© IPA

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Dimenticate (forse) i banchi trasformati in tele per graffiti e le aule lasciate a soqquadro al suono della campanella. La scuola italiana prova a cambiare marcia sul fronte del rispetto della cosa pubblica e lo fa chiamando in causa i diretti interessati: gli studenti.

Con una recente nota ministeriale dal titolo più che eloquente - "Cura e decoro degli ambienti scolastici" - il Ministro dell'Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, ha invitato i dirigenti scolastici a introdurre nuove e rigide regole di comportamento. L'obiettivo è semplice ma ambizioso: responsabilizzare gli alunni alla pulizia e al decoro degli ambienti che vivono ogni giorno.

Il documento suggerisce, infatti, l'introduzione di pratiche quotidiane condivise, come ad esempio: al termine delle lezioni, dovranno essere gli studenti stessi a sistemare l'aula, gli arredi e il materiale didattico, oltre a riordinare i laboratori o gli attrezzi delle palestre una volta usati.

Queste regole, raccomanda il Ministero, dovranno essere inserite in modo formale nel Regolamento d'Istituto e nel Patto educativo di corresponsabilità, coinvolgendo attivamente anche le famiglie.

Il “modello Giappone” sbarca (in versione light) in Italia

Come fa notare il portale Skuola.net, questa nuova impostazione ha subito ricordato un celebre approccio educativo orientale. In Giappone, ad esempio, il rispetto per la scuola si insegna sul campo: ogni giorno gli alunni, armati di scope e stracci, dedicano del tempo a pulire le proprie aule, i corridoi e persino i bagni (una pratica nota come o-soji).

Nessuna punizione, ma un momento educativo fondamentale per far capire fin da piccoli che la scuola è una "seconda casa" e, come tale, va rispettata e mantenuta in ordine da chi la abita.

Ora l’Italia, seppur in versione decisamente più "light" e senza richiedere veri e propri turni di pulizia, punta allo stesso traguardo: combattere la noncuranza strisciante.

I dati di Skuola.net: perché questa regola serve come il pane

Ma c'era davvero bisogno di una circolare ministeriale per dire ai ragazzi di rispettare le proprie aule? La risposta è assolutamente sì. 
A confermare l'urgenza di questa iniziativa sono i dati di una recente indagine condotta dalla stessa Skuola.net, basata sulle risposte di 1.500 studenti delle scuole medie e superiori.

Numeri alla mano, il luogo di "lavoro" dei nostri ragazzi versa, infatti, troppo spesso in condizioni critiche, e non solo per colpa di un'edilizia scolastica a volte vetusta, ma per la pura e semplice mancanza di cura da parte degli studenti.

L'emergenza banchi: writers in classe

Ad esempio, il banco è visto da molti ragazzi come una specie di "diario": tra gli alunni intervistati quasi 9 su 10 (l’88%) ammettono che nella propria classe l'abitudine di scrivere, disegnare o prendere appunti sulla superficie dei banchi è pratica diffusa. 

Anche per questo, per oltre 4 studenti su 10 (il 43%) il livello di "imbrattamento" della propria classe è da considerarsi "elevato" o "altissimo". E i servizi di pulizia ufficiali non aiutano: nel 25% dei casi viene riportato che i banchi restano disegnati "a vita", accumulando scritte anno dopo anno.

Senza contare i brutti incontri che si fanno passando la mano sotto la scrivania: ben l'85% dei ragazzi dichiara di trovare attaccate "eredità" dei colleghi del passato, come gomme da masticare o altri ricordi.

Arredi maltrattati e il “buco nero” dei bagni

Allargando lo sguardo fuori dall'aula, la situazione non migliora. Alla domanda su come si comporti la platea studentesca nei confronti degli arredi generali - porte, finestre, armadi, maniglie - quasi la metà del campione (47%) non ha dubbi: il rispetto è basso o nullo e c'è la tendenza a maltrattare o persino a rompere i beni comuni.

Il vero tallone d'Achille restano, però, i servizi igienici: per circa 6 studenti su 10 (il 59%) lo stato di conservazione dei bagni è drammatico: il 45% segnala guasti frequenti e sporcizia diffusa, mentre il 14% ammette che sono spesso e volentieri del tutto "impraticabili".

Scritte offensive: quando il vandalo non viene punito

C'è, infine, un limite che viene superato con preoccupante facilità: quello del rispetto altrui. Ben 2 studenti su 3 (il 67%) affermano di essersi imbattuto in scritte offensive o inappropriate sui banchi (19%), nei corridoi (4%) o, molto più frequentemente, sulle porte dei bagni (44%).

Ma ciò che lascia interdetti è la reazione delle scuole di fronte a questi sfregi: secondo gli studenti, in oltre la metà dei casi (55%) le scritte restano lì a lungo prima che qualcuno si prenda la briga di cancellarle o riverniciare la superficie.

Ecco spiegato perché la nuova direttiva ministeriale non sembra un semplice esercizio di burocrazia, ma una mossa necessaria.