MFW.

Jo Squillo: Martino Midali, la collezione FW 26-27

La moda come gesto d’ascolto per trasformare l’abito in uno spazio da vivere.

Martino Midali ha presentato la collezione Fall / Winter 26/27 in un luogo simbolico della città di Milano, ma prima ancora che lo sguardo si posasse sulla passerella è stato nel giardino storico di Palazzo Bovara che il tempo ha cambiato ritmo. 

All’ingresso, una panchina rossa ha invitato a fermarsi: non è stata scenografia, ma un gesto, uno spazio di sosta capace di parlare di memoria e responsabilità collettiva, interrompendo il flusso dell’evento per aprire un tempo di ascolto.

Questo gesto ha introdotto il senso di I N S O S P E N S I O N E, una collezione nata da una pausa consapevole. Una sospensione che non è stata immobilità, ma equilibrio tra forma e materia, tra interno ed esterno. La moda ha smesso di affermare per iniziare ad ascoltare, diventando spazio abitabile, non imposizione estetica.

La sfilata è nata in collaborazione con Stati Generali delle Donne, rete impegnata nella promozione della parità di genere e del valore del lavoro femminile. In questo contesto la panchina rossa è diventata parte di un percorso culturale più ampio che ha chiamato alla responsabilità collettiva. I numeri non possono essere ignorati: 113 donne sono state uccise nel 2024 (94 in ambito familiare); nel 2025, secondo dati provvisori, le vittime sono state circa 95–100, in larga parte in ambito familiare. Una donna ogni tre giorni. Oltre l’80% per mano di persone conosciute. 6,8 milioni hanno subito violenza nel corso della vita. In questo scenario la moda ha scelto di farsi presenza e consapevolezza.

La collezione Martino Midali Fall/Winter 26/27 si costruisce come un inverno da abitare, un tempo sospeso in cui le silhouette verticali e allungate accompagnano il corpo senza costringerlo. Spalle morbide, lunghezze sotto il ginocchio e volumi continui disegnano una figura urbana e composta, mentre i cappotti in lana con colli ampi e chiusure decentrate rileggono la tradizione sartoriale in chiave fluida. Il gessato soft, i jacquard geometrici e le gonne diritte introducono un ritmo grafico e silenzioso.

La materia è centrale: lane mélange, superfici spigate e maglie compatte creano una profondità tattile che si muove in una palette di naturali luminosi, grigi minerali, bruni caldi, nero e blu notturno. A queste texture si affiancano tessuti tecnici croccanti, leggeri e opachi, che attraverso parka sfoderati e volumi regolabili portano una vibrazione contemporanea e dinamica, in equilibrio tra morbidezza e struttura.

La maglieria tono su tono e i volumi protettivi del faux fur completano una costruzione morbida e respirante, fatta di sovrapposizioni misurate e forme aperte. Ne emerge un’eleganza discreta e consapevole che non definisce il corpo ma lo accompagna, trasformando l’abito in uno spazio da vivere.

Accanto alle modelle, sono tornate a sfilare donne reali. Non come simboli, ma come presenze.

Ludmilla Voronkina Bozzetti — La consapevolezza Ha attraversato l’immagine senza diventarne prigioniera. Rigore e sensibilità, disciplina e verità.
La bellezza, in lei, è esperienza.

Ida Di Filippo — La competenza È diventata volto televisivo restando una professionista vera. Porta in passerella la forza della competenza: una femminilità indipendente, costruita sull’esperienza e sulla credibilità.

Lorella Flego — La coerenza Da anni racconta la moda con misura e profondità. Elegante senza eccesso, contemporanea senza inseguire il tempo. La sua identità è la sua firma.

Martina Pascutti — La rinascita Presentatrice per un importante canale televisivo di shopping, imprenditrice e madre indipendente. Cresce suo figlio con forza e leggerezza, raccontando una maternità autentica. La disciplina del corpo rivela la sua determinazione. In passerella porta la consapevolezza di chi ha scelto sé stessa.

Paola Ran — La materia Artista del movimento e del segno. Stratifica superfici, costruisce spazi, fa dialogare arte e moda. La sua è una femminilità in continua creazione.

Chiara Tagliaferri — Il pensiero Scrittice, dà voce alle storie delle donne e le rende patrimonio comune. Cultura, libertà, molteplicità. La sua presenza è coscienza.

Non hanno sfilato per rappresentare un ideale. Hanno sfilato per essere sé stesse.

I N S O S P E N S I O N E è diventato così uno spazio condiviso in cui la moda si fa ascolto e la bellezza diventa presenza, un inverno di quiete urbana e profondità materica dove il tempo si dilata, la forma respira e l’eleganza rimane.