l'analisi dei dati inps 2025

Stipendi, pensioni, carriere: ecco perché le donne guadagnano sempre meno degli uomini

Il terzo rendiconto di genere del Civ Inps fotografa un'Italia in cui le disparità tra uomini e donne sono ancora profonde e trasversali

© Istockphoto

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Una non notizia, in un certo senso. Perché il divario retributivo di genere - il cosiddetto gender pay gap - è qualcosa che milioni di donne italiane conoscono purtroppo sulla propria pelle, ogni mese, ogni giorno dell'anno. Ma letti tutti insieme e di fila quelli pubblicati dal Consiglio di indirizzo e vigilanza (Civ) dell'Inps sono numeri che fanno un certo effetto. Il terzo Rendiconto di genere, presentato a Roma, racconta uno squilibrio strutturale che riguarda lavoro, salari, pensioni vita familiare. Un gap che si accende al momento della prima assunzione e poi si allarga via via nel tempo, fino ad arrivare all'età della pensione.

Chi lavora e chi no -

  Su una popolazione di quasi 58,9 milioni di abitanti, di cui il 51,1% donne, il tasso di occupazione femminile nel 2024 si è fermato al 53,3%, contro il 71,1% degli uomini. Quasi 18 punti percentuali di differenza. Le donne rappresentano solo il 42,2% delle nuove assunzioni totali, e la situazione peggiora se si guarda ai contratti stabili: tra le assunzioni a tempo indeterminato, solo il 36,7% riguarda lavoratrici.

Il lavoro a tempo parziale è un altro specchio delle disuguaglianze. Le donne costituiscono il 67,2% di tutti i lavoratori part time, ma la quota più significativa è quella del part time involontario: il 13,7% delle lavoratrici si trova in questa condizione, contro il 4,6% degli uomini. Lavorare meno ore, spesso, non è una preferenza ma una necessità dettata dalla mancanza di alternative.

Stipendi più bassi, in ogni settore -

 Il divario retributivo supera i 25 punti percentuali a svantaggio delle donne. Non c'è un settore in cui il gap non esista: nelle attività finanziarie e assicurative raggiunge il 31,7%, nel commercio il 23,6%, nelle manifatturiere il 19,7%. Anche nelle posizioni di responsabilità le donne restano ai margini: solo il 21,8% dei ruoli dirigenziali è occupato da una donna, il 33,1% tra i quadri. Eppure, sul fronte dell'istruzione, le donne fanno meglio degli uomini: sono il 52,6% dei diplomati e il 59,4% dei laureati. Il problema non è la preparazione ma quello che succede dopo.

Perché le donne guadagnano meno? -

  Le ragioni del divario retributivo sono molteplici e si intrecciano tra loro. Secondo il Parlamento europeo, una parte rilevante dello squilibrio dipende dalla concentrazione delle lavoratrici in settori tradizionalmente a bassa retribuzione: istruzione, sanità, assistenza sociale. Circa tre donne su dieci nell'Ue lavorano in questi ambiti, contro l'8% degli uomini. Al contrario, quasi un terzo degli uomini è impiegato in settori tecnico-scientifici, storicamente meglio pagati.

C'è poi il capitolo delle interruzioni di carriera e quindi della discontinuità nei curricula: nel 2018, un terzo delle lavoratrici europee aveva sospeso l'attività per occuparsi dei figli, contro l'1,3% degli uomini. Ogni pausa pesa sul percorso professionale, rallenta gli avanzamenti e riduce l'anzianità contributiva. A questo si aggiunge il già citato ricorso massiccio al part time, spesso non scelto. Il risultato è un effetto a catena: meno ore lavorate, meno progressioni di carriera, meno accesso ai ruoli dirigenziali, stipendi più bassi. E alla fine, pensioni più basse. 

Il peso del lavoro di cura -

 Nel 2024, le giornate di congedo parentale utilizzate dalle madri sono state 15,4 milioni. Quelle dei padri: 2,8 milioni. Un rapporto di quasi sei a uno che spiega, meglio di molte analisi, perché le carriere femminili si interrompono o rallentano. A questo si aggiunge una rete di asili nido ancora insufficiente: solo Umbria, Emilia-Romagna e Valle d'Aosta si avvicinano al target di 45 posti ogni 100 bambini sotto i tre anni.

Pensioni più basse -

 Le pensionate sono più numerose dei pensionati — circa 7,99 milioni contro 7,37 milioni — ma percepiscono assegni significativamente più bassi. Nel lavoro dipendente privato, le pensioni di vecchiaia delle donne sono inferiori del 44,2% rispetto a quelle degli uomini. Le pensioni di anzianità e anticipate mostrano un divario del 25,1%, quelle di invalidità del 31,5%. Le donne, inoltre, raggiungono con più difficoltà i requisiti contributivi per la pensione anticipata: solo il 34,2% di chi la percepisce è donna, a causa delle carriere discontinue che le caratterizzano.

Violenza e reddito di libertà -

  Le denunce per violenza di genere sono in aumento, segnale di una piaga ancora diffusa ma anche di una maggiore consapevolezza nel denunciare. Il Reddito di libertà, la misura Inps a sostegno delle donne vittime di violenza familiare, nel 2021 aveva raggiunto 2.418 donne. Poi i fondi erano venuti meno, limitando il sostegno alle sole Emilia-Romagna e Friuli-Venezia Giulia. Nel 2025 nuove risorse sbloccate hanno permesso di accogliere 3.711 domande.