A "È sempre Cartabianca"

Pusher ucciso a Rogoredo, la testimonianza: "Cinturrino mi metteva la droga in tasca e mi portava in Questura"

A "È Sempre Cartabianca" il ragazzo spiega il modo di agire dell’agente: “Mi ha fatto arrestare due volte così”

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Emergono nuovi dettagli sul caso di Carmelo Cinturrino, il poliziotto della squadra investigativa della squadra di Milano attualmente in stato di fermo con l'accusa di omicidio volontario, depistaggio e omissione di soccorso del 28enne Abderrahim Mansouri.

La versione del poliziotto è quella della legittima difesa ma il legale della famiglia Mansour, Marco Romagnoli, a "È sempre Cartabianca" spiega che l'autopsia smentirebbe questa tesi: "Il proiettile è entrato nel lato destro della testa di Mansouri quindi in posizione laterale". 

Fa discutere l'operato dell'agente durante la sua carriera, tanto da essere ribattezzato nell'ambiente con il soprannome di "Thor". Due anni fa, Cinturrino venne accusato di aver fatto arrestare un ragazzo tunisino per aver nascosto della droga in un alimentare. Dopo essere stato arrestato in flagranza, il giovane fu assolto, perché secondo la sentenza Cinturrino non avrebbe potuto vedere nella vetrina del negozio.

Al programma di Rete 4 un altro ragazzo racconta quale sarebbe stato negli ultimi anni il modus operandi di Cinturrino: "Aveva sempre droga - spiega - entrava sempre nel bosco di Rogoredo. I ragazzi scappano e lasciano cadere a terra la droga. Lui la recuperava e quando prendeva qualcuno qua in zona gli mette sei, dieci grammi in tasca. Tante volte mi ha rubato dei soldi".