I risultati della relazione

Famiglia nel bosco, bocciata l'istruzione dei figli: si valuta l'asilo per i più piccoli

La più grande, invece, dovrebbe andare in seconda elementare. Buone le competenze logico-matematiche, ma ci sono evidenti difficoltà in campo linguistico

La preparazione scolastica dei bambini della famiglia nel bosco non è al livello dei loro coetanei. Lo ha stabilito la loro maestra, la docente in pensione Lidia Vallarolo, che ha redatto le prime pagelle dei tre figli di Nathan e Catherine. Da questi documenti, inseriti nell'ultima relazione di aggiornamento allegata al fascicolo giudiziario, si vede chiaramente la fotografia del loro stato attuale degli apprendimenti: i piccoli hanno evidenti difficoltà linguistiche e dovrebbero andare in una scuola pubblica, ma non sarebbero all'altezza delle classi composte da bambini della loro età.

Le capacità logico-matematiche, come si vede dalle pagelle, sono buone: i bambini mostrano una spiccata propensione allo svolgimento di questo tipo di attività e ritmi rapidi. Le difficoltà, invece, arrivano con la parte linguistica, complice la madrelingua inglese. In questo ambito, i tre hanno difficoltà espressive e di comprensione verbale, con un lessico limitato. Secondo il parere della maestra - riportate da Il Messaggero - i bambini dovrebbero quindi essere inseriti nella scuola pubblica, ma anche questa opzione comporta diverse criticità. 

I due gemelli di sei anni, scrive Vallarolo, dovrebbero andare alla scuola dell'infanzia anziché alla primaria, per garantire loro "un accompagnamento graduale attraverso un lavoro individualizzato, preferibilmente in contesti con classi poco numerose e con il supporto costante di adulti di riferimento". La bambina di otto anni, invece, ha delle competenze da prima elementare, ma la sua età la vorrebbe già in terza. Per questo, la proposta è di optare per una vita di mezzo, ovvero l'inserimento in una classe seconda. Se andare in terza potrebbe causarle "frustrazione o demotivazione in presenza di un divario tra le competenze richieste e quelle attualmente possedute", infatti, la prima classe la esporrebbe invece al rischio di "percepirsi troppo grande rispetto ai compagni".

Per la tutrice dei bimbi, Maria Luisa Palladino, l'ingresso dei minori in un contesto scolastico ordinario sarebbe "un'opportunità fondamentale per favorire la socializzazione con il gruppo dei pari e promuovere un percorso di inclusione esterna". 

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