DELITTO MEREDITH

Amanda Knox: "Potrei tornare in Italia"

La giovane americana a USA Today: "Non sono obbligata a tornare per il nuovo processo. Ma ci sto pensando. L'idea mi terrorizza, ma questa vicenda non deve restare un fatto lontano per me"

© Ansa

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Amanda Knox potrebbe tornare in Italia per il nuovo processo sull'omicidio di Meredith Kercher. Lo ha dichiarato la stessa giovane americana al quotidiano USA Today, in un'intervista in occasione dell'uscita del suo libro autobiografico. "Non sono obbligata a tornare per il nuovo processo. Ma ci sto pensando. L'idea mi terrorizza, ma questa vicenda non deve restare un fatto lontano da me", afferma la giovane accusata della morte della coinquilina.

"Non sono obbligata ma ci sto pensando" -Nonostante gli analisti giuridici si aspettassero che la Knox fosse giudicata in contumacia nel nuovo processo per la morte della studentessa inglese, avvenuto a Perugia nella notte tra il 1° e il 2 novembre 2007, Amanda ha spiazzato tutti. "I miei avvocati mi hanno spiegato che non sono obbligata e che non è necessario tornare. E onestamente, ci sto ancora pensando". La 25enne si dice terrorizzata dall'idea di tornare in Italia, ma "se dovrò andare, andrò".

La riapertura del processo - Amanda deve sottoporsi di nuovo alla giustizia italiana dopo che la Corte di cassazione ha annullato la sentenza d'Appello che nell'ottobre 2011 la scagionata totalmente. In primo grado, la ex studentessa e l'allora fidanzato Raffaele Sollecito, erano stati condannati rispettivamente a 26 e 25 anni di carcere. Dopo il rilascio, la ragazza era tornata nella sua città natale, Seattle.

La sua autobiografia - In questi giorni Amanda sta promuovendo il suo libro autobiografico "Waiting to be heard" (Aspettando di essere ascoltata) sulla vicenda. La giovane spera che la famiglia di Meredith lo legga, per capire la sua verità.

"Vorrei essere ri-considerata una persona" - In un'altra intervista televisiva, alla Abc con la star Diane Sawyer, Amanda ha espresso il desiderio di "essere riconsiderata una persona: tutto quello che mi è accaduto è stato surreale, ma sarebbe potuto capitare a chiunque". "Ero nell'Aula del Tribunale quando mi hanno chiamata 'diavolo'. Una cosa è leggere certe cose sui media, un'altra sedere davanti alla Corte, mentre combatti per salvarti la vita e la gente ti chiama 'diavolo'. A tutti gli effetti - continua Amanda - a prescindere se fosse vero o no, io ero un'assassina. E ho dovuto convivere con l'idea che questa sarebbe stata la mia vita futura".