Avrebbero rubato catenine, ori e anelli ai cadaveri di cui si dovevano occupare, per poi rivendere tutto nei Compro Oro: per questo la Procura di Milano ha chiesto il rinvio a giudizio per sette dipendenti del Comune, tra i 31 e i 60 anni. Gli episodi risalgono al periodo tra il 2024 e il 2025, quando gli imputati lavoravano al Cimitero Maggiore: in alcune occasioni, avrebbero anche rubato contanti durante le operazioni nelle case dei defunti, approfittando dell'assenza dei familiari. Il processo inizierà con l'udienza preliminare, fissata per martedì 24 febbraio.
I lavoratori dei servizi funebri e cimiteriali, di cui uno, il più anziano del gruppo, ancora in servizio, uno dimesso e gli altri cinque trasferiti ad altri uffici amministrativi, sono accusati di furto e ricettazione. In due casi, anche di favoreggiamento, per aver tentato di sviare le indagini, avvisando i complici del controllo sui telefoni e della presenza di dispositivi per le intercettazioni sui furgoni in uso all’obitorio.
Il clima di reticenza e omertà -
Dagli atti emerge la difficoltà per gli investigatori della polizia locale a ricostruire la vicenda a causa del "clima di reticenza e omertà, che regna tra i dipendenti dell’obitorio civico": il gruppo appare "coeso nel non collaborare con l’autorità". L'atteggiamento dei lavoratori è "motivato dall’esigenza di proteggere i propri interessi, ma anche dalla paura di rappresaglie ed esclusione dall’ambiente lavorativo".
Come spiega al Corriere della Sera un operaio non coinvolto nelle accuse, sentito in primavera come persona informata sui fatti: "Siamo in 28 là dentro, ma non tutti onesti". E su alcuni colleghi commenta: "Loro sono i peggiori, con chi si aggrega si spartiscono le cose. Sono brutte persone, abbiamo paura di ritorsioni. Una volta ho visto un ragazzo nuovo intascare un orologio in un appartamento, era stato notato e lo ha rimesso giù. I nuovi arrivati sono bravi ragazzi, la situazione è migliorata. Onesti direi che siamo meno della metà".
La svolta con la confessione -
La svolta nell'aprile 2025, quando uno degli indagati, l'unico a essersi dimesso, ha confessato davanti agli investigatori della Squadra Interventi, spiegando la dinamica dei furti: "Quando entri negli appartamenti, dici ai parenti di andare nell’altra stanza, perché la movimentazione della salma è brutta da vedere". A quel punto, "si aprono armadi e cassetti".
E racconta alcuni episodi: "In una casa eravamo in tre, i due colleghi con me hanno aperto un portagioie e hanno preso due anelli", e ancora un'altra volta "quando io non c’ero, sono tornati con il portafoglio gonfio di soldi, caduti togliendo la salma dal materasso": sono spuntati "3.300 euro", e "hanno fatto 1.100 euro a testa. Anche se ci sono i carabinieri, spesso ci lasciano soli perché l’odore è devastante".
Ma i fatti sarebbero avvenuti anche nelle stanze dell’obitorio "quando arrivavano le salme da altri comuni a disposizione dell’autorità giudiziaria: se non c’erano scritti oggetti personali nei verbali, venivano spogliate di tutto. Una volta a una ho tolto una collana che ho venduto a un Compro Oro dove non chiedevano il documento".