Hezbollah ha confermato la morte di otto suoi membri in seguito ai bombardamenti israeliani in Libano, nella regione orientale della Bekaa. Il movimento sciita filo-iraniano parla di "attacco perfido" e annuncia che le vittime sono cadute "martiri, sacrificandosi per il Libano e il suo popolo". I raid, avvenuti nella notte tra venerdì 20 e sabato 21 febbraio, hanno colpito diverse aree della valle. Secondo fonti dei media locali, il bilancio complessivo sarebbe di almeno dieci morti e oltre cinquanta feriti. Hezbollah ha diffuso i nomi degli otto militanti uccisi, tra loro anche Hussein Yaghi, figlio di uno dei fondatori del partito, accompagnando ogni annuncio con un ritratto e un breve comunicato ufficiale.
Pronta la risposta di Hezbollah -
Durante un sit-in a Beirut, il vicepresidente dell’ufficio politico del partito, Mahmoud Comati, ha rivendicato la linea dura. "Quale altra opzione abbiamo per difenderci, per difendere la nostra terra e per difendere la nostra patria? Quale altra opzione abbiamo se non la resistenza? Non ne abbiamo un'altra", ha dichiarato. Comati ha poi aggiunto: "I nostri prigionieri non resteranno in prigione e l'occupazione delle nostre terre non continuerà". Il riferimento è ai circa venti detenuti libanesi ancora nelle carceri israeliane e alle sei postazioni che, secondo Hezbollah, restano sotto controllo delle forze armate di Israele in territorio libanese. Nel suo intervento, il dirigente sciita ha messo in dubbio anche l’efficacia della via diplomatica: "Lo Stato si è convinto ora che la diplomazia e le relazioni internazionali non abbiano alcun valore?".