STORIA E AMBIENTE

Il mare più acido minaccia i reperti archeologici

Il cambiamento climatico ha serie conseguenze anche sulla memoria storica dell’umanità

di Redazione E-Planet

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I mari sono sempre più acidi, è una delle conseguenze della crisi climatica, e questo non rappresenta una minaccia solo per habitat e specie marine ma anche per i numerosi reperti archeologici che popolano i fondali.

L’allarme arriva da uno studio inedito, “Wateriskult. Climate change risk to underwater cultural heritage in stone”, finanziato dalla Commissione Europea che propone una valutazione del rischio per i siti culturali subacquei in relazione al cambiamento climatico. Particolarmente vulnerabili alla variazione del pH delle acque, a causa del processo di acidificazione in atto, sono i materiali delle lapidi. “Abbiamo potuto ricostruire – dice Luigi Germinario, il coordinatore della ricerca assieme all’università di Padova - come il degrado dei materiali lapidei sia stato minimo in epoca preindustriale e nelle condizioni attuali mentre un aumento delle emissioni potrebbe portare ad un incremento esponenziale della vulnerabilità, e quindi ad un’accelerazione di processi di degrado. Processi che sarebbero irreversibili nei prossimi decenni e secoli, influenzati dalle proprietà dei materiali e dal cambiamento delle dinamiche di bio-colonizzazione”. 

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Elementi scultorei, incisioni, mosaici e ad altre superfici decorate sono a rischio perché anche un degrado della superficie apparentemente limitato può tradursi in una perdita irreversibile di informazioni.

Secondo i ricercatori l’acidificazione degli oceani metterà a dura prova la protezione del patrimonio culturale subacqueo: occorrono politiche di conservazione e adattamento da approvare immediatamente.