Le indagini

Bimbo trapiantato con cuore danneggiato, il numero degli indagati potrebbe salire

In Alto Adige focus sulla fornitura di ghiaccio secco al posto di quello tradizionale. Intanto nel capoluogo campano prosegue la missione degli ispettori del ministro

Mentre la mamma del bambino di Napoli al quale è stato trapiantato un cuore danneggiato, resta accanto al suo piccolo, le indagini vanno avanti. Il caso, che da giorni sta sollevando profonda indignazione, vede attualmente il coinvolgimento di due procure, quella di Bolzano e quella partenopea e un totale di sei indagati.

Ma la lista potrebbe allargarsi. Secondo quanto apprende l'agenzia Ansa, a breve nel capoluogo campano arriveranno gli atti dell'inchiesta aperta a Bolzano dopo la denuncia presentata da Federconsumatori Napoli, in cui si ipotizza la responsabilità colposa per morte o lesioni personali in ambito sanitario, al momento contro ignoti e non è escluso che gli inquirenti possano iscrivere nel registro degli indagati anche sanitari altoaltesini. L'attenzione si concentra sulla fornitura di ghiaccio.

La questione del contenitore e del ghiaccio secco -

 Secondo quanto riportato dall'Agenzia Ansa, pure dall'inchiesta interna del Monaldi, a Bolzano il contenitore destinato al trasporto del cuore espiantato sarebbe stato rabboccato con del ghiaccio secco invece che con quello tradizionale, causando il congelamento e il danneggiamento dell'organo. Al momento, come detto, sono sei gli indagati a Napoli, tra medici e paramedici, ma dopo le valutazioni che verranno effettuate in base al materiale investigativo racconto nel capoluogo partenopeo e anche in Alto Adige, il numero potrebbe aumentare. I due uffici, che si stanno avvalendo rispettivamente del Nas di Napoli e di Trento, già da diverso tempo, infatti, si stanno coordinando per fare piena luce sulla vicenda del piccolo.

Sul fronte delle indagini il punto focale resta il danneggiamento avvenuto durante il trasporto del cuore da Bolzano a Napoli, in particolare chi e perché all'ospedale di Bolzano, dove si era recata l'equipe del Monaldi composta da due medici, ha utilizzato il ghiaccio secco per la copertura completa del contenitore all'interno del quale era stato inserito il cuore appena espiantato. Altro aspetto emerso è il deficit comunicativo che all'ospedale Monaldi ha portato all'espianto del cuore malato del bimbo prima che ci si rendesse conto che l'organo appena giunto dal Bolzano era ormai inutilizzabile. L'organo è stato comunque impiantato ma non è ripartito, portando così alla scelta inevitabile di attaccarlo all'Ecmo, macchinario salvavita che supporta l'attività cardiaca e respiratoria.

"L'operazione inizia quando l'organo deve ancora arrivare - spiega l'avvocato della famiglia del bambino, Francesco Petruzzi - ma c'è un no way point, un punto di non ritorno, che non si dovrebbe superare prima di espiantare il cuore del paziente. Certo chi ha operato, chirurgo di riconosciuta esperienza, non si aspettava di trovarsi tra le mani un cuore ormai bruciato. Non si fosse superato il no way point, il bambino sarebbe tornato a casa con solo una cicatrice in più".

La missione degli ispettori -

 Intanto prosegue la missione a Napoli degli ispettori inviati dal ministro della Salute Orazio Schillaci all'ospedale Monaldi, con l'obiettivo di fare chiarezza sul caso del bambino di 2 anni. Nelle scorse ore è arrivato il "no" degli specialisti dell'Heart team a un nuovo trapianto per il piccolo, ricoverato in Ecmo dal 23 dicembre scorso. Dopo la tappa napoletana, gli ispettori andranno anche a Bolzano per ricostruire in un rapporto per il ministro i vari passaggi della vicenda.

La famiglia attende la documentazione -

 L'intera documentazione medica relativa alle condizioni del bimbo e il verbale della riunione dell'Heart Team allargato ad alcuni tra i maggiori specialisti italiani in campo pediatrico svolta sono stati richiesti dalla famiglia di Domenico, attraverso gli avvocati Petruzzi e Angelo Riccio. Dopo il "no" all'operabilità pronunciato dagli specialisti italiani, l'ultima flebile speranza, ha spiegato l'avvocato Petruzzi, è rappresentata dalla disponibilità ricevuta da associazioni in Italia e all'estero, che si sono messe in contatto con la famiglia, per ottenere nuovi pareri da altri specialisti "e capire se c'è ancora una possibilità clinica per poter far rientrare il bambino nelle condizioni di poter essere trapiantato".

Per fare questo però, sottolinea il legale, "serve la documentazione medica sulla quale produrremo anche noi una posizione, visto che al momento l'unico dato documentale che abbiamo potuto apprezzare è la relazione del Bambino Gesù. Del Monaldi abbiamo letto solo i bollettini medici". 

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