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Quando il buio notturno è meglio della luce

L’inquinamento luminoso è nocivo per diverse specie e habitat. I casi di Cile e Belgio

di Redazione E-Planet

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Cos’hanno in comune una zona del deserto di Atacama nel nord del Cile e la campagna della Vallonia nel sud del Belgio? Entrambe preferiscono il buio, l’elemento che l’umanità ha sempre cercato di eliminare, almeno attenuare, illuminando tutto quello che era possibile. La luce è vita, modernità, permette di svolgere attività altrimenti impossibili ma, contemporaneamente, l’inquinamento luminoso ha effetti seri, in alcuni casi devastanti.

Ed ecco, allora, la marcia indietro e, quasi controcorrente, la ricerca del buio. In Belgio, uno dei paesi più illuminati al mondo, dove è quasi impossibile scorgere la Via Lattea, nel comune di Viroinval, in Vallonia, nei prossimi mesi saranno spente diverse lampade fino alla rimozione definitiva di 75 lampioni considerati inutili. Un progetto nato nel 2021 quando si stimò che il 6% degli 8.000 lampioni nel parco nazionale Entre-Sambre-et-Meuse fossero inutili perché si trovavano a più di 50 metri dall’edificio più vicino e a meno di 50 da un sito Natura2000, aree di grande valore naturale. Il parco nazionale, ricco di foreste, fiumi, zone umide abitate da diverse specie animali, ha stanziato 308.000 euro per ripristinare l’oscurità notturna considerata importante e benefica per la tutela dell’habitat e degli animali che lo popolano. Negli ultimi anni, diverse ricerche hanno dimostrato che illuminare i cieli notturni è dannoso per un’ampia gamma di specie perché compromette la loro alimentazione, la riproduzione e complica la navigazione.

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Nel deserto di Atacama, nel nord del Cile, le luci avrebbero reso difficoltose, se non impossibili, le osservazioni astronomiche dell’ESO che ha costruito buona parte dei suoi osservatori sul Cerro Paranal, una montagna di 2.600 metri a una decina di chilometri dalla costa cilena sull’Oceano Pacifico. In una grande area a pochi chilometri di distanza dal Very Large Telescope, uno dei principali osservatori dell’ESO, la società energetica AES Andes voleva costruire una grande area industriale, comprensiva di centrali eoliche e solari. In quella zona non solo non c’è praticamente nessun’altra installazione umana e quindi pochissimo inquinamento luminoso, ma sono ideali anche le condizioni climatiche. È infatti una delle aree più secche al mondo e con un clima relativamente stabile tutto l’anno: il cielo terso rende possibili le osservazioni astronomiche con minime interferenze dovute all’atmosfera terrestre.

È per queste particolari e favorevoli ambientali che l’ESO aveva costruito i suoi osservatori in quell’area che il progetto di AES avrebbe completamente minato. La decisa presa di posizione di ESO e un’accurata campagna di sensibilizzazione ha spinto l’azienda a cambiare programmi e a preservare il buio di cui gli studiosi avevano bisogno.