Morì nella nave da crociera in cui lavorava al largo di Porto Rico. L'avvocato della famiglia di Gessica Disertone si oppone all'archiviazione chiesta dalla procura di Bari che sostiene si sia trattato di un suicidio. "Presenza rilevante di fentanyl nel sangue", spiega il legale. Adesso la decisione spetta al giudice per le udienze preliminare che si è riservato sulla decisione: accogliere l'archiviazione o chiedere un supplemento di indagini.
Trovata impiccata -
La giovane fu trovata morta impiccata nella sua stanza dalla ragazza con cui condivideva l'alloggio. Le telecamere di videosorveglianza non inquadravano la stanza della giovane ma soltanto i corridoi circostanti. E da quanto rilevato, nessuno si sarebbe recato in quella stanza tra 2.21, quando Gessica usò il badge, e le 5.35 quando la collega la ritrovò in stanza.
La Procura: "È un suicidio" -
Per la Procura non ci sono dubbi. Si è trattato di un suicidio. Come messo anche nero su bianco dal procuratore di Bari Roberto Rossi che tramite una rogatoria internazionale ha chiesto e ottenuto gli atti dell'inchiesta svolta a Porto Rico. Secondo gli investigatori, Gessica avrebbe deciso di togliersi la vita dopo il tradimento del suo ragazzo. Un sottufficiale in servizio nella stessa nave.
L'avvocato: "Fentanyl nel sangue" -
Secondo l’avvocato della famiglia ci sarebbero infatti "gravi criticità tecnico-scientifiche e investigative". In particolare sul "dato tossicologico emerso dall’autopsia eseguita a Porto Rico" emergerebbe la presenza rilevante di fentanyl nel sangue. La sostanza avrebbe determinato nella 27enne uno stato di "sedazione profonda, perdita di coscienza e grave compromissione motoria", impedendole quindi di impiccarsi dato l’effetto immediato della droga. Nell’autopsia svolta a Bari, invece, il fentanyl "non risulta valutato". E non finisce qui: secondo la famiglia mancherebbe anche la documentazione fotografica completa della scena, i video delle telecamere e l'assenza di valutazioni su alcune contusioni, "non tipiche dell'impiccamento".